Genova Venerdì 23 ottobre 2015

In bici a Genova: «una follia non andarci tutti!»

Laura Guglielmi a Oslo sul waterfront. Un'installazione in onore delle biciclette
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Genova - Ho ancora i segni sulle ginocchia di tutte le botte che ho preso in bici da bambina. Una volta mi sono lanciata giù da una discesa ripida nei giardinetti di Ospedaletti, e mi sono piantata contro una palma. Non vi dico il dolore a estrarre le punte delle foglie di quel bell’alberello che non era certo lì perché io gli piombassi addosso.

La bicicletta poi l’ho dimenticata nel cassetto della memoria, passando alla Vespa a 14 anni e all’auto a 18. A 22 anni ho deciso che non volevo più inquinare il mondo e sono andata a piedi, fino a che ho ricomprato un'automobile a metano, sei anni fa, che uso rigorosamente nei fine settimana, per raggiungere l'Appennino Ligure, o per i viaggi lunghi, mai in città. Però da quattro anni ho aperto quel cassetto, che è sempre stato socchiuso, e ho inforcato di nuovo la bici. Non solo durante le vacanze, ma anche nella città dove vivo principalmente: Genova.

In bici a Genova? Una follia, mi dicono spesso. Una follia non andarci tutti, rispondo. Quest’estate con il caldo che ha fatto le centraline cittadine sono state quasi sempre sopra il livello della norma. Chi è rimasto a Genova, a giugno, luglio e agosto non ha certo respirato una bella aria. Con la mia bici elettrica, senza emettere un grammo di ossido di carbonio, arrivo in dieci minuti da dove lavoro, Palazzo Ducale, in circonvallazione, superando un dislivello di 150 metri. La mia bici è a pedalata assistita. Si ricarica con l’elettricità, va bene qualunque presa di corrente. E quanto sono felice di cavalcarla, faccio movimento, non impesto l’aria, e mi sento felice come quando ero bambina. E poi non cado più e tanto meno vado a sbattere contro le palme.

Tutto così facile? No. In discesa non ho mai nessun problema, perché la bici va veloce, ma in salita è una via crucis. Le moto mi possono superare, tante auto ce la fanno anche, ma i Suv no. Lo sapete che mi mandano al diavolo? Un simpatico signore qualche giorno fa mi ha pure urlato con la testa paonazza fuori dal finestrino: «Levati! Ti devi levare, capito?».Io che cerco sempre di mettermi più di lato possibile, mi sono messa in mezzo e ho rallentato. «Ti leviiiiiiiiiiiiiiii?». Io imperterrita, non ho risposto, ma ho proseguito sempre più lenta, certa del concetto che chi compra un'automobile, non si compra anche la strada. Che non c’è scritto da nessuna parte che le auto hanno più diritto di circolare delle bici. Lo sapete quanti metri è lungo quel tratto stretto, che percorro tutte le sere con il fiatone? Ebbene, cento metri. Cento stupidi metri. Ma dove corrono tutti quanti? E poi vi pare il caso di comprare Suv se abitate in una città ligure, con tutte queste strade tortuose in salita, che se si respira in due, manca l’aria? E se lo fate, con che diritto maltrattate i ciclisti?

Ora è da un po’ che non succede, ma spesso sono anche le donne, magari mie coetanee, a strombazzarmi dietro allegramente. Per loro basta vedere una bicicletta e già ti percepiscono come un impiccio. Non si rendono neanche conto che, con la pedalata assistita, sono a volte più veloce di loro, perché, quando c’è coda, riesco a sorpassare tutti. E che vado in bicicletta per permettere un futuro ai loro figli.

Sogno una città piena di biciclette, che silenziose girano per le strade non inquinate, sogno persone contente di vedere circolare per le strade delle loro città biciclette di tutte le taglie, consapevoli del fatto che rendono l’aria meno inquinata, i rumori meno assordanti, la qualità della vita migliore.

Quest'estate, quando ero in vacanza, la mia città mi ha fatto un regalo, una pista ciclabile pur striminzita, nella via principale. Anni fa avevo pubblicato una fotogallery, dove annaspavo pedalando su da via XX Settembre e facendo un faticoso quanto paradossale slalom tra gli autobus puzzolenti. Alcuni ciclisti dicono che la nuova ciclabile è inconsistente, troppo corta, mentre altri cittadini, che non comprendono quanto sia utile alla salute di tutti andare in bici, si sono scagliati contro a quest'inutile restringimento di un metro della carreggiata, pagata a caro prezzo.

Ebbene, la prima volta che ho percorso in bici la piccola corsia tutta dedicata a me e ai ciclisti in via XX Settembre, mi sono sentita una cittadina europea, ero orgogliosa di essere italiana, mi sembrava di pedalare per le vie di Copenaghen, o Berlino. Quasi tutti gli autobus se ne stavano al di fuori della ciclabile, meno uno, e gliel'ho fatto notare, con un cenno imperioso. Anche se lo spazio per passare c'era lo stesso. Ma con tutti i colpi di clacson che mi devo sorbire quando pedalo in salita, nelle strade strette, appena un mezzo invade uno spazio tutto mio, non ho il diritto di vendicarmi gentilmente? Non devo scaricare in qualche modo tutta questa aggressività, che subisco tutte le volte che monto in sella?

Poi è incredibile lo spazio che occupano sulla strada venti ciclisti o venti persone che prendono l'autobus. O venti automobilisti: scioccante. Potete vedere, cliccando nel boxino: per saperne di più. Esiste anche un movimento che si chiama Critical Mass, composto da ciclisti che si mettono d'accordo per pedalare assieme. E di fronte alla “massa critica” le auto se ne fanno una ragione. Siamo in un Paese che vuole sempre averla vinta chi fa la voce grossa.

Vogliamo parlare delle rastrelliere per parcheggiare la bici, poi? Giusto la scorsa settimana mi hanno chiamato per una lezione all'università. Non vi dico la fatica per trovare un posto per lasciarla. Ho chiesto gentilmente se potevo portarla dentro e il portiere impaurito dall'incombente dirigente, me l'ha fatta nascondere in un angolo clandestino. Poverino è stato in ansia tutto il tempo. Ma scherziamo? Un posto pieno di giovani e di futuro, dove non si può neanche lasciare la bici? Per quanto ne so, ci sono solo quattro parcheggi per le bici ad economia. Che spesso sono occupati. E allora tocca legarle ai pali e alle inferriate, ma così si disturbano i pedoni, soprattutto i non-vedenti che usano i pali come punto di riferimento. Il problema è che, se la bici non la si lega bene, te la rubano. Che fare?

Però devo dirne una anche contro i ciclisti: non attraversate con il rosso, è pericoloso, è contro il codice della strada, e poi ci facciamo odiare, che già ce l'hanno in tanti con noi. Un'altra cosa da sapere, che potrà stupirvi, in tanti Paesi europei le bici possono, per legge, anche andare contromano, per non dover seguire gli stessi percorsi delle auto e perché sembra più sicuro.

Però, però, però quanto è bello andar lenti, guardarsi intorno, sentire gli odori e i profumi, soffermarsi sulla bellezza dei tanti angoli delle nostre magnifiche città. E poi: perché rinchiudersi in palestra, quando muovendosi con la bici, si fa quel benedetto movimento di cui tutti vanno parlando? Tra trekking e pedalate, ecco che il nostro corpo è felice, dopo giornate passate davanti al computer. Sei incazzata-o? Prova a fare un giro in bici e guarda come ti passa.

Forse non tutti sanno quanto ha guadagnato in termini di turismo Sanremo, con l'apertura della ciclabile: lunga più di 20 chilometri, che costeggia il mare. Non voglio pensare a quanto sarebbe bello, se riuscissimo a portare avanti a Genova il progetto Blueprint di Renzo Piano, con una pista per le bici che parta da Boccadasse e arrivi alla Lanterna. Un sogno, forse, ma chi vive di sogni è già con i piedi in un futuro migliore.

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