Concerti Genova Teatro Carlo Felice Mercoledì 7 ottobre 2015

Ashot Tigranyan and CCC Orchestra al Carlo Felice

Ashot Tigranyan mentre suona il violino
© CCC Orchestra, USA (cccorchestra.com)

Genova - Ashot Tigranyan è un violinista solista di fama mondiale e, con la sua Classical Concert Chamber Orchestra, in questi giorni è per la seconda volta in tournée in Italia, con tappa iniziale a Genova, per proseguire poi fino al 17 ottobre a Torino, Milano, Asti, Siena, Mantova e Pesaro.

Nella nostra città, sabato 3 ha tenuto un bel concerto al Teatro Carlo Felice. Vorrei scrivere che ha lasciato un segno, ma l’ha lasciato piccolo, perché c’era (troppa) poca gente.

Mi chiedo sempre, in questi casi, cosa ci sia nella macchina teatrale in senso lato, o in quella della comunicazione, che non funzioni. Un concerto di questo livello, con un programma musicale che promette pezzi di Vivaldi, Mozart e Paganini, si può considerare comprensibile e godibile da un pubblico molto esteso e non necessariamente specialistico, per cui dovrebbe richiamare moltissima gente. Quella stessa gente potrebbe avvicinarsi alla musica classica, abituarsi gradualmente a frequentare il tempio della lirica e costituire, poi, il pubblico di domani.

Comunque, Ashot Tigranyan, pur abituato alle standing ovation, ha fatto buon viso a cattiva sorte e davanti a una sparuta platea non ha perso il suo humor, nella presentazione di se stesso e dei suoi concertisti. Vestito rigorosamente di scuro, impugnando il violino con estrema naturalezza, come un oggetto di uso quotidiano, ha detto di avere 60 anni: ogni volta che va in scena si chiede se sarà l’ultima, ma poi non resiste, perché gli piace troppo suonare, e così continua.

Tigranyan, di origine armena, ha rivelato la sua sensibilità e passione per la musica fin dall’età di tre anni. Si è formato nel Conservatorio di Mosca, dove ha studiato con il famoso violinista russo Leonid Kogan, e si è poi trasferito negli Stati Uniti, dove nel 2006 ha fondato in California la Classical Concert Chamber Orchestra.

Questo è un ensemble compatto e versatile, costituito da trentacinque virtuosi provenienti da diversi paesi, dall’America all’Europa. Vi suona anche un italiano, che quando viene presentato riceve la sua dose di celebrità e di applausi.

L’orchestra ha ottenuto nel tempo riscontri crescenti e, dal 2012, dopo essersi esibita nelle città statunitensi, ha programmato tour europei, che l’hanno portata a suonare nei teatri e negli auditorium di Spagna, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Italia, Francia e Regno Unito.

Quello che Ashot Tigranyan desidera ricreare con i professionisti che suonano con lui è l’ambiente intimo che caratterizzerebbe proprio la musica tradizionale da camera di epoca barocca.

Così tutti eseguono i pezzi senza un direttore d’orchestra esterno, ma guidati dallo stesso violinista, attraverso il suono del suo strumento. Talvolta Tigranyan agita nell’aria il suo archetto, che diventa protesi della mano, per coordinare gruppi di strumenti.

La prima parte dei “Capolavori per violino” presentati al Carlo Felice include il Concerto per violino in Sol minore (Allegro, Largo, Allegro) di Antonio Vivaldi e il Concerto per violino n° 4 in Re maggiore (Allegro, Andante cantabile, Rondeau: Andante grazioso) di Wolfgang A. Mozart.

Nella seconda parte, sempre intervallata da qualche battuta del Maestro, prendono piena voce Le quattro stagioni di Vivaldi: il Concerto n° 1 in Mi maggiore, Op. 8, RV 269, La primavera; il Concerto n° 2 in Sol minore, Op. 8, RV 315, L’estate; il Concerto n° 3 in Fa maggiore, Op. 8, RV 293, L’autunno; il Concerto n° 4 in Fa minore, Op. 8, RV 297, L’inverno.

Qui gli animi di tutti sono ormai scaldati e il suono pulito e pieno dell’orchestra, quello disinvolto e sicuro del solista e la loro intesa reciproca, spontanea e senza forzature rendono giustizia a tanta musica, meritatamente applaudita. A seguire dovrebbe esserci “una selezione di brani del compositore e violinista italiano Niccolò Paganini”, ma Tigranyan cambia programma, spiazzando persino i suoi virtuosi.

L’orchestra esegue, in successione, il Nocturne di Edward Baghdasaryan, un compositore armeno contemporaneo; la Romanza andaluza del violinista e compositore spagnolo Pablo de Sarasate, e l’Ave Maria di Franz Schubert.

Gli applausi finali scrosciano per minuti, ma il pubblico non ottiene alcun bis. Tigranyan ha comunque saputo creare una relazione umana con gli spettatori, raccontando brevi aneddoti, snocciolando qualche dato biografico, presentando alcuni dei suoi orchestrali. Nell’offrire un’opportunità ai giovani internazionali che si esibiscono con lui, cerca anche di aiutare nuovi talenti della musica, nel comune desiderio di diffonderla al di là di tutti i confini geografici.

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