Concerti Genova Giglio Bagnara - Concept Store Lux Sabato 3 ottobre 2015

Gino Paoli tra vecchia Genova e futuro. A tempo di rock

Gino Paoli
© Francesca Baroncelli
Altre foto

Genova - Genova è come una gatta: con quegli occhi che ti guardano di taglio, con quel suo modo di avvicinarsi, di farti le fusa e poi di scivolarti fra le dita. Mai afferrabile completamente. La Genova che ha sentito molte lingue e la Genova di poche parole.

Quelle parole che Gino Paoli forse non ama dire, ma di cui ha riempito tutte le sue canzoni. Eppure si racconta. L'occasione è quella dell'incontro di venerdì 2 ottobre presso il Lux Giglio Bagnara, in via XX Settembre. Una serata dedicata a Genova in Blu, il progetto Fuori salone per promuovere la città in occasione del Salone Nautico di Genova. Una manifestazione che guarda al futuro, non dimenticandone però la tradizione legata a quel mare che ha portato i genovesi a incontrare volti e culture.

Un intreccio che si sente anche nelle parole di Paoli che ricorda gli inizi. A suon di rock. «Con amici come Bruno Lauzi, Gianfranco Reverberi, Luigi Tenco abbiamo iniziato con il rock'n'roll, racconta Paoli. Un giorno entrammo in un cinema e vedemmo I semi della violenza. Ad un tratto sentimmo Rock Around the Clock e ne rimanemmo fulminati: era il linguaggio che ci mancava». Paoli continua, sottolineando come quella musica e quel tipo di cinema raccontassero quello che «tutti noi giovani eravamo in quel periodo». E il sorriso di Paoli si allarga inanellando parole che sembrano confondersi in un unico grande bagaglio di gioventù.

Poi la nomina di Reverberi a direttore artistico della casa discografica Ricordi, la trasferta a Milano e la vita a macinare chilometri e esperienze. Di quei ragazzi che hanno saputo raccontare la storia di tutti noi, dall'amore che quando sei qui con me questa stanza non ha più pareti, ma alberi alla malinconica speranza di un futuro che vedrai, vedrai, vedrai che cambierà. Con la semplicità di un linguaggio universale che ti si infrange dentro, perché il tuo dentro è fatto di quelle stesse emozioni.

Artisti diversi - come sottolinea Gino Paoli - ognuno con le sue tematiche, ma forse accomunati da quell'urgenza di doversi esprimere di cui parla il cantautore che ricorda di quando chiese a Lester Young come si facesse a suonare in quel modo. «Suonare jazz è come pisciare, mi rispose. Voleva dire che deve essere un bisogno naturale, fisiologico».

Dai giovani Lauzi, Tenco, Bindi il pensiero corre anche ai giovani di oggi. «Ai ragazzi che vogliono fare questo mestiere direi di non farlo, di fare qualcosa altro, perché la musica, insieme alla cultura, è uno dei campi più massacrati. Spesso si sente dire che con la cultura non si mangia, invece, con la cultura si mangia, si migliora».

Una cultura che non solo si dice a parole, ma si deve trasmettere per usare una parola cara all'altro protagonista della serata: Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, l’associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo. «Trasmettere è qualcosa che può avvenire anche solo con la vicinanza, è qualcosa che tu doni di te stesso. Quando mi chiedono che lavoro fai - afferma Spera - rispondo che coltivo emozioni perché siano il più possibile socializzabili, coltivo i miei sogni perché vedo che si possono realizzare». E parlando di Paoli afferma: «Gino è molto più nel futuro di tanti di noi».

Gino Paoli e Vincenzo Spera a cui è stato consegnato il Premio Giglio Bagnara - «un ricordo più per noi, per tutto quello che avete fatto», afferma Enrico Montolivo, amministratore delegato di Giglio Bagnara. Un'opera dell'artista Flavio Costantini, una nave che solca un mare dal blu intenso. Quel mare che porta lontano, come il futuro che Chiara Bacci, Giulia Ottonello e Tiziana Parodi, giovani cantanti genovesi ospiti della serata, rappresentano, ma anche che, forse, riporta a Genova. A quelle origini da cui tutto ha inizio.

In un'intervista firmata da Laura Guglielmi e Fabrizio Casalino Gino Paoli aveva paragonato Genova a una donna araba dietro ad un velo, difficile da scoprire. Oggi per il cantautore è ancora così: «Genova ha due facce, quella aperta che ha fatto i conti con la globalizzazione e quella della città vecchia. È come una donna coperta da tanti strati che devi togliere per arrivare a toccarne il corpo».

Quella Genova racchiusa - anche fisicamente - nei suoi caruggi, arterie dove si sentono ancora risuonare i versi di Fabrizio De André e dello stesso Paoli, versi che chi respira Genova, come se fosse vita, sente ancora battere sotto la pelle.
«Vorrei che i valori di quella vecchia Genova, quella delle persone che una volta si dicevano serie, che bastava una stretta di mano e la parola era quella, fossero portati nel futuro».

A quella vegia Zena voglio credere. Vorrò sempre credere. Nonostante tutto.

Guarda la fotogallery

Potrebbe interessarti anche: , Un Concerto per Genova: biglietti, orari e ospiti per aiutare la Valpolcevera , Genova: «Il Museo del Jazz non esiste più», la lettera di Dado Moroni , Note dal Cuore: una serata di musica e tango al Carlo Felice, a favore di Gaslini Onlus , Da Cornigliano il gruppo Braccio 16100: Genova scopre la musica trap , La Voce e il Tempo: Lo splendore dei Gonzaga con l'Ensemble Biscantores

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.