Mostre Genova Palazzo Ducale Giovedì 24 settembre 2015

Dagli Impressionisti a Picasso a Palazzo Ducale

Claude Monet Gladioli, 1876 circa Olio su tela, 55,9 x 82,6 cm Detroit Institute of Arts, City of Detroit Purchase (21.71)
© Video di Andrea Carozzi
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Genova - Dagli Impressionisti a Picasso, una mostra efficace e eloquente che con 52 opere di pittori come Van Gogh, Cézanne, Monet, Matisse e Picasso racconta la storia dell'arte a cavallo tra Ottocento e Novecento, dall'impressionismo all'espressionismo per arrivare alle avanguardie. Un vero e proprio museo nel museo con il Detroit Institute of Arts in trasferta a Palazzo Ducale presso l'Appartamento del Doge. Il cuore pulsante delle attività culturali cittadine con 200 giorni di apertura per 6 mesi di esposizione (da venerdì 25 settembre a domenica 16 aprile) propone a genovesi e turisti una summa delle tele più celebri ospitate nel museo statunitense. Non solo. La mostra vuole esser anche una storia del collezionismo americano, fatto di filantropia, donazioni e senso civico, qualità che hanno permesso la creazione di istituzioni collettive ricche di capolavori.

Curata da Stefano Zuffi e dal neodirettore del Detroit Institute of Arts, Salvador Salort-Pons, che si è dichiarato soddisfatto di aver portato i dipinti a Genova: «Opere che ho visto migliaia di volte a Detroit, ma che ho capito fino in fondo solo vedendole a Palazzo Ducale», la mostra si snoda in un percorso storico artistico che è: «una sorta di sintesi perfetta di quello che è stato l'Impressionismo, il suo tramonto e l'approdo alle avanguardie» come spiega Stefano Zuffi, illustrando l'esposizione.

La scelta dei quadri, nonché l'allestimento, ben si prestano ad attività scolastiche, didascaliche e visite guidate, anche se non manca un secondo livello di lettura per chi vuole analizzare tematiche singole sui diversi autori o sui loro parallelismi e differenti modi di rappresentare una stessa realtà. Dal confronto tra Autoritratti come quello di Van Gogh, Gauguin, Otto Dix e Max Beckmann, alla Donna in poltrona di Renoir della prima sala che dialoga con la Donna in poltrona di Picasso quasi a chiusura dell'esposizione, passando per la Bagnante di Courbet e quelle di Cézanne, fino al Pierrot di Renoir e all'Arlecchino di Picasso. «Sono tantissime le tematiche di confronto - aggiunge Zuffi - per una mostra che può essere fruita con chiavi più semplici anche dai bambini».

Se nelle sale più grandi si creano dialoghi e accostamenti tra le opere collettive dei diversi momenti pittorici di fine Ottocento e inizio Novecento, le sale più piccole sono dedicate a monografie dei singoli artisti, da Degas con cinque tele in cui sono sviluppati tutti i temi fondamentali del pittore parigino (il ritratto, i cavalli, le celebri ballerine) a Cézanne, tra cui spicca una delle ultime versioni della Montagna di Sainte Victoire. E ancora Picasso con ben sei tele, in un viaggio che attraversa l'intera arte del Novecento e il suo percorso artistico, dalla Testa di Arlecchino: «tra il periodo azzurro e il periodo rosa» al Ritratto di Manuel Pallares in cui si intravede l'inizio della scomposizione cubista, dalla natura morta con oggetti disposti liberamente nello spazio, La bottiglia di Anìs del Mono a La ragazza che legge, che porta i visitatori nel clima stilistico di Guernica.

Perle della mostra sono alcuni capolavori come i Gladioli di Monet del 1876 che nella loro istantaneità danno il senso autentico di quello che è stato l'impressionismo: «In questo dipinto Monet è riuscito a captare un'impressione, l'istante dell'arrivo della primavera» spiega Zuffi, tanto che sulla parete è riportata una frase di Cézanne, dedicata proprio al pittore francese: «Monet non è che un occhio. Ma buon Dio, che occhio!».

Nella sala centrale, oltre al già citato autoritratto di Van Gogh (ispiratore anche del film hollywoodiano), si può ammirare anche Sponda dell'Oise ad Auvers, opera che appartiene all'ultimo periodo del pittore olandese. Un paesaggio rappresentato con tratti zigzaganti, da cui emerge tutta la sua ansietà: «ma che è già preambolo di quello che sarà l'espressionismo» prosegue Zuffi. Da segnalare sempre nella sala centrale l'unica opera realizzata da mano femminile, l'Anziana contadina di Paula Modersohn Becker, in cui si ravvisano i tratti tipici dell'espressionismo.

Uno dei protagonisti della mostra è Matisse, presente con tre opere tra cui Finestra del 1916, in cui un interno borghese viene scomposto in una serie di forme, tra la penombra e la piena luce. Particolare è il dialogo che si crea con i tre ritratti di Amedeo Modigliani, in un gioco di rimandi e interconnessioni tra potenza del colore e espressività della linea.

Tra le opere mostra anche lo Studio per quadro con forma bianca di Vassily Kandinsky, due vedute di Oskar Kokoschka e i paesaggi elettrezzati di Enrst Kirchner, in un cerchio che si chiude idealmente con Picasso e la forza della scomposizione.

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