Genova Belmond Hotel Splendido and Belmond Splendido Mare Mercoledì 23 settembre 2015

Sushi a Portofino, in un angolo di Liguria che urla bellezza

Sushi
© Laura Guglielmi
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Genova - Sono stata più volte invitata a mangiare all'Hotel Splendido di Portofino, con alcuni colleghi giornalisti, magari in occasione della cena a base di ricette veneziane oppure quando proponevano il buffet napoletano, piatti sopraffini, commentati in diretta dagli chef. Ma, anche se mentelocale ha parlato più volte delle iniziative da loro promosse, io un vero articolo non l'ho mai scritto. Perché? Semplicemente, perché credo nelle cose semplici, il lusso non mi interessa. Consideratemi quindi un'inviata speciale, che è qui a descrivervi le sue emozioni, contrastanti tra loro.

Sto per raccontarvi, quindi, una serata al chiaro di luna piena, con un menu sushi, trascorsa in compagnia del mio compagno, un mercoledì di fine agosto. Vi avverto subito che si potrebbe spendere intorno ai cento euro a testa, ma noi siamo stati ospiti. Una cena spartana, secondo i criteri dell'ottima organizzazione interna, a bordo piscina, con il castello di Portofino che sorride contento sul promontorio di fronte. Se mai ci andrete una sera della prossima estate, cercate di aspettare il momento in cui la luna è tonda come un cocomero.

Ci consegnano il menù solerti, e i prezzi sono scritti solo in quello per gli uomini. Ne chiedo spiegazione al direttore di sala e mi dice che solo qualche donna si è lamentata da quando ha avuto questa bella idea: «Mi hanno detto che pagavano loro e volevano sapere il prezzo!». Le straniere che vengono in questi luoghi sono donne decise, si sa.
Nel frattempo, una brava musicista sta suonando Debussy al flauto. Mi volto e vedo il direttore dell'albergo, anche lui a mangiare qui, invece che nel ristorante convenzionale al piano di sopra. Siamo nel posto giusto, penso, circondati da russi, brasiliani, statunitensi.

Gli americani sono tornati dopo anni di assenza. Ora che l'economia del Paese va meglio, i benestanti non si sentono più in colpa di frequentare i posti di lusso, mi dice un addetto ai lavori: «Alcuni arrivano allo Splendido, volando su jet privati». Mi raccontano di una signora che per il suo cane pretende solo acqua Evian. E che la bestiola se ne accorge immediatamente se gli si propina quella del rubinetto.

Arriva in tavola il sushi, tutto pesce di giornata, forse non il salmone, il gusto è delicato e poco invadente (50 euro) e poi la tempura, con totani e gamberi dal gusto perfetto (45 euro). Sto sbirciando nel menù del mio compagno i prezzi, altrimenti come potrei riferirveli.
Parlano tutti a voce bassa, nessuno schiamazzo. Un corto circuito essere qui a picco sopra la baia di Portofino, a mangiare sushi, con tutti questi bisbigli in lingue di tutto il mondo.
Nel tavolo vicino a noi, è appena arrivata una coppia di trentenni danesi. Potresti essere a New York come a New Delhi, Oslo o Londra, e invece sei a quattro passi da casa, in un universo parallelo. Un mondo a parte, Portofino, lo capisci bene raggiungendolo in macchina: code a tratti fino a Rapallo, poi ingorgo fuori dal casello, rallentamenti fino a Santa Margherita e, dopo, pochissime auto verso Portofino. Sembra di entrare in un luogo stregato. O incantato, scegliete voi l'aggettivo che più vi si confà.

Ora Cesare ed io ci mettiamo a parlare di Villa Altachiara: cosa ne sanno gli altri commensali della contessa Vacca Agusta? La Storia scorre e tutto si dimentica, soprattutto ora che è stata appena comprata da Eduard Khudaynatov, amministratore delegato della società Rosneft, la più grande azienda petrolifera russa.

La cena si conclude con un gelato con la frutta (15 euro) e un bicchierino di Aleatico, una specie di moscato nero. Abbiamo iniziato con un bicchiere di champagne, e abbiamo bevuto qualche bicchiere di vino (prezzi non pervenuti). Tutto ottimo.

Mi alzo e vado a parlare con lo chef Ayumi Ikemoto di Tokyo: 32 anni, vive nei vicoli di Genova da 7. Prima è stato a Capri. Ha lavorato al Porto Antico nel capoluogo ligure, per diverso tempo. «Il mio piatto preferito della cucina italiana è la pasta al pomodoro e basilico o quella con aglio, olio e peperoncino»: sono nella mia dimensione, ma si sa che i giapponesi amano le cose semplici. Tra le ricette del menu di questa sera da lui ideato, Ayumi preferisce il Tataki Mix, tonno, salmone e scorfano (40 euro). Ha imparato il suo mestiere nell'Impero del Sol Levante, e ha cominciato a lavorare lì in un ristorante italiano. «Non è facile vivere in Italia, poi per fortuna ho trovato lavoro qui, un miracolo», ­ racconta: «ho nostalgia del Giappone, mi manca la vita della grande metropoli».

Asciutto di parole, come tutti i giapponesi, torna alla sua postazione e io vado a spiare come prepara il sushi, una magnifica danza con le mani, non perdetevi il video, in apertura di questo articolo. E nemmeno la fotogallery.

Cesare ora mi sta raccontando del libro che sta leggendo proprio in questi giorni: Underground dello scrittore giapponese Murakami, un saggio sull'attentato alla metropolitana di Tokyo nel 1995, da parte di una setta di fanatici. Troppe cose sono successe dopo e stanno succedendo ora, che quasi ce ne siamo dimenticati tutti di quel tragico evento.

Finita la cena, passeggiamo per il parco. Angoli che urlano #bellezza, affacciati sulle terrazze, probabilmente tagliate nelle roccia dai monaci, infatti su questo terreno sorgeva un monastero benedettino. Lo Splendido è diventato un albergo agli inizi del Novecento e negli anni Cinquanta ha ospitato personaggi come il duca di Windsor, Winston Churchill, Rex Harrison, Clark Gable, Humphrey Bogart, Lauren Bacall, Groucho Marx, Ava Gardner e, negli anni Sessanta, Elizabeth Taylor e Richard Burton.

Scendiamo a piedi verso Portofino e, dopo due chilometri o più, raggiungiamo il faro, è l'una di notte. Indosso un paio di ballerine rosa, non le scarpe da trekking. Sul sentiero incrociamo solo due giovani con i trolley. Un incanto. Si può venire fin qui, senza spendere nulla. Anche se una sera allo Splendido una volta nella vita la si può passare.
Perché la semplicità è dappertutto, basta avere gli occhi per trovarla.

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