Libri Genova Martedì 15 settembre 2015

Natalia Aspesi a Genova racconta le donne

Parte della copertina del libro Delle donne non si sa niente, di Natalia Aspesi

Giovedì 17 settembre, ore 16.30, in piazza delle Feste (Palco spettacoli), Natalia Aspesi presenta al Festival dell'Eccellenza al Femminile il suo libro Delle donne non si sa niente. Le italiane. Come erano, come sono, come saranno (Il Saggiatore, 17 Euro, pp. 240). Conduce Laura Guglielmi.

Genova - Questo libro ha quarantadue anni, più o meno la metà degli anni che adesso ho io. Chi l’ha letto allora, ed erano giovani donne che volevano saperne di più di un loro nuovo sconforto e di un’improvvisa flebile rabbia, si sentiva prigioniera tra la voglia di essere donna come le donne erano sempre state, cioè come le avevano volute e costruite gli uomini, e quella di essere come invece altre donne che si definivano rumorosamente femministe dicevano che le donne dovevano essere. Cambiare, svegliarsi, pretendere, unirsi, darsi a una loro politica, mettere gli uomini di fronte ai loro millenari soprusi, cambiare le leggi discriminatorie, essere libere, meritarsi e quindi pretendere tutto. Anche in Italia il mondo cambiava, era appena stata approvata la legge che consentiva anche da noi il divorzio, che però divenne effettivo nel 1974, dopo un referendum abrogativo sconfitto.

Però il Codice civile sarebbe cambiato solo un paio d’anni dopo: quindi in quel 1973 le madri non dividevano ancora con i padri la patria potestà, cioè non avevano diritti sui figli, esisteva ancora l’istituto della dote e, se non specificato nel testamento, le vedove non potevano ereditare dal marito defunto. Erano anni in cui gli uomini dovevano sentirsi molto in colpa, perché in milioni furono accanto alle donne nelle loro battaglie, compresa quella, inimmaginabile, vinta nel 1975, per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza che poneva fine finalmente all’orrore dell’aborto clandestino: aborto, parola impronunciabile, che sino alla fine degli anni sessanta non poteva apparire sui giornali, e chi lo procurava veniva definito, in francese sembrava meno brutto, faiseuse d’anges, al femminile, imputando alle sole donne l’intervento allora criminale, mentre erano tanti i ginecologi maschi, costosissimi, che lo praticavano.

C’era molta confusione, rivolta, speranza, in quei primi anni settanta, i giovani erano certi di cambiare il mondo, maschi e femmine insieme ma pure avversari, divisi anche da un’idea di giustizia che, scivolando nel terrorismo, pose fine a ogni vero cambiamento politico. Ma intanto davanti alle giovani donne si erano spalancati due baratri: quello della loro storia che sembrava essere esistita solo all’ombra della grande storia degli uomini, e che riaffiorava da documenti dimenticati, da opere sconosciute, da tutto ciò che era stato grande, ma essendo femminile, era stato sepolto in quanto ininfluente. Una storia che rivelava la tortuosa necessità maschile, legislatori, filosofi, scienziati, scrittori, e chiunque pensasse di aver diritto a un suo pensiero, per ribadire nei secoli l’inferiorità delle donne, con qualche sparuto, bizzarro, isolato e deriso personaggio che invece farneticava del loro misterioso valore.

L’altro baratro, il più insidioso, era quello della loro sconosciuta sessualità e del diritto a esercitarla e goderne. Ragazze si riunivano in gruppo e si mettevano uno specchietto tra le gambe per scoprire, con un certo spavento, come erano fatte là. Ritenendo la verginità un ingombro sessista, le universitarie di Trento cercavano qualche compagno disposto a liberarle, ma la maggior parte di loro fuggiva terrorizzato. Si orga-nizzavano convegni dedicati all’importanza del clitoride. Si faceva pratica politica rifiutando i maschi e facendo l’amore tra donne, non sempre con massima soddisfazione. Si usciva di casa, case anche ricche, si creavano comuni, si viveva di niente, essendo il denaro un nemico del popolo.

Furono anni duri per tutte, quelle che volevano liberarsi, quelle che non ne avevano il coraggio, quelle che non volevano saperne, e che tutte insieme hanno ispirato questo libro. Non femminista e neppure antifemminista. Storie di mezzo, in bilico tra desideri e paure, passato da cancellare e futuro da conquistare.

Cosa è cambiato da allora nella vita delle donne italiane? Molto in meglio: il tetto di vetro si è sbrecciato e sono tante quelle che escono dalla loro secondarietà, fanno i ministri e gli amministratori delegati e tutto ciò che era solo maschile (tranne il prete, ma pazienza). Però in generale continuano a essere pagate di meno a parità di lavoro. Sono più belle, più a lungo giovani, non ci sono più padri che le pestano se portano gonne troppo corte, anzi ne sono orgogliosi. Sono più libere, stanno imparando anche ad accettare di vivere sole, se gli uomini le deludono o se ne vanno.

Il problema è che negli anni settanta gli uomini volevano cambiare, accettare il cambiamento delle donne, la loro nuova autonomia e libertà: in molti non ce l’hanno fatta, ed è per questo che sono aumentati i delitti contro le donne da parte degli uomini che le picchiano e uccidono «per amore». La coppia funziona con più difficoltà di prima perché le donne sono libere di essere come vogliono, ma le mogli e le compagne no, legge o non legge, il pater familias si sente sempre lui, l’uomo. Sostenere l’amore e la coppia è molto più difficile di prima, e infatti i matrimoni si spezzano più facilmente.

E poi, lontano da noi, ma presente nelle immagini e nelle notizie, ci sono le donne del mondo altro: le schiave, i fantasmi racchiusi nei veli per nascondere anche le mani di chi in quanto donna è impuro, peccaminoso e comunque colpevole, le assassinate perché si ostinano a voler andare a scuola, le stuprate per sottometterle, le derelitte cui è proibito essere umane per la paura che la loro forza femminile suscita nella fragilità maschile.

Nel nostro Occidente non è mai stato così: ma a leggere ogni capitolo di questo libro, i pensieri dei nostri grandi uomini del passato sulle donne, ci convinciamo che comunque, con meno follia e crudeltà contro di noi, l’abbiamo scampata bella. E alle ragazze d’oggi forse non farebbe male sapere la loro storia, perché ciò che sembra del tutto ovvio è costato coraggiose battaglie alle loro madri e nonne. E nulla è mai conquistato per sempre.

© il Saggiatore S.r.l., Milano 2015

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