Genova Sabato 22 agosto 2015

Vassallo: «ci sono ancora troppe donne inconsapevoli»

Nicla Vasallo e Luciano Floridi

È uscito un nuovo libro della filosofa Nicla Vassallo, Breve viaggio tra scienza e tecnologia, con etica e donne (Orthotes, 2015, 58 pp, 10 euro).

Una volta superati i sermoni retorici, che da più parti si fanno sulla pericolosità della scienza, e quando siano stabiliti i confini tra la conoscenza scientifica e le sue applicazioni tecnologiche, si capisce meglio l’indipendenza della scienza dalla questione etica del bene e del male. Ciò tuttavia non comporta l’aver già risolto tutti i problemi che sono legati alla tecnologia, anche nelle sue ricadute sul corpo femminile, né si può dire superata la necessità di ricordare che l’aspirazione al conoscere rientra nella stessa costituzione dell’essenza umana. Tornare a chiedersi che cos’è la scienza serve piuttosto a limitare il ruolo dei valori non epistemici, che possono al limite entrare nel contesto della scoperta, ma non in quello della giustificazione dell’impresa scientifica.

Di seguito una chiacchierata con la nostra direttora Laura Guglielmi.

Genova - Laura Guglielmi: Tu ribadisci un’importante differenza tra ricerca scientifica libera e applicazione tecnologica. Ti chiedo: quanto è libera la ricerca oggi? Quanto è utile e quanto dannosa invece la tecnologia contemporanea?

Nicla Vassallo: Dal punto di vista filosofico, sarebbe un grave errore considerare come le cose stanno. Mi debbono interessare come le cose dovrebbero essere, per essere buone cose. Un esempio banale: pensiamo agli amori. Alcuni di fatto sono terrificanti, eppure le persone ci cascano, anche a lungo. Il compito di un filosofo non è quello di certificarlo. Rimane piuttosto quello della chiarezza, di capire cosa deve essere l’amore. Lo stesso vale per la conoscenza scientifica. Deve essere libera e finanziata. Quanto invece alle sue applicazioni tecnologiche, ne siamo del tutto responsabili noi umani. L’impiego. È come avere in mano un coltello. Quanti usi ne puoi fare? Puoi certo arrivare al limite di uccidere, ma puoi pure impiegarlo per mangiarci una pizza. Oppure non impiegarlo del tutto.

Laura Guglielmi: Il tuo spesso è un argomentare oppositivo. Quando tratti una problematica cominci criticando qualcosa o qualcuno, da Simone De Beauvoir, a chi è contro i diritti civili o dei gay, ora a chi se la prende con la scienza. Opinioni con cui concordo, ma perché procedi per opposizioni?

Nicla Vassallo: Simone De Beauvoir? Chi era costei? Quel mio vecchio saggio provocatorio su di lei ha colpito troppo e ci si dovrebbe chiedere perché. A parte De Beauvoir, in un certo buon lavorare, rimane sempre una pars destruens e una pars construens. Distruggere solo ha poco senso. Così come costruire senza comprendere gli errori del passato. A importarmi è il progresso, la costruzione positiva, e in positivo.

Laura Guglielmi: Nel libretto affronti il problema del rapporto tra le donne e la scienza, che sicuramente ci ha molto aiutato. Un tempo si credeva fossero le donne a determinare il sesso dei bambini, da qui tanti ripudi, vedi Soraya in Iran, oppure la contraccezione per le etero, che ha svincolato il rapporto sessuale dalla ma-paternità, l’aborto che permette alle donne di essere tutelate se fanno una scelta di questo tipo. Solo per citare alcuni miglioramenti. Un rapporto buono, quindi, quello tra donne e scienza?

Nicla Vassallo: Le donne, benché fortunatamente non tutte, non gestiscono, ancor oggi, buone relazioni con conoscenza e scienza. Il punto è domandarsi la ragione di ciò, e a chi attribuire la responsabilità: a qualche singola donna, o a qualche singolo uomo, o alla società? Ci sono state – fra tutte Rita Levi-Montalcini – e ci sono ottime scienziate (per esempio, Elena Cattaneo). Ma ci sono ancora troppe donne inconsapevoli, donne a cui scienza e conoscenza non interessano. Per di più, nonostante la scienza, attraverso la tecnologia, abbia donato lavatrici e lavapiatti alle donne, sottraendole a faticosi compiti, l’impiego delle diverse tecnologie contraccettive rimane ancora saldamente nelle mani degli uomini. Un solo esempio: da donna etero posso proteggermi con la pillola da gravidanze indesiderate, ma, se gli uomini pretendono (e le donne spesso accettano passive) rapporti senza preservativi, non riesco a proteggermi dalle diverse malattie di cui potrebbero essere portatori. E sto limitandomi a parlare della società occidentale. Nelle altre, si è coltivata poca ragione e troppa religione.

Laura Guglielmi: L’arte figurativa o, ad esempio, la letteratura, così come la scienza, scaturiscono da un’esigenza umana comune. In Italia si comprende con più difficoltà la comune radice dei diversi tipi di creatività. Esiste una cesura più netta, forse anche perché figure come Leonardo sono state considerate importanti più come artisti che come scienziati?

Nicla Vassallo: In questo nostro paese, nella nostra attualità, la creatività cos’è? Se capitasse di incontrare Leonardo, la maggior parte di noi non lo riconoscerebbe o lo disprezzerebbe. Troppa arte, troppa cultura, troppa gaytudine in lui. Oggi come oggi, il quotidiano cartaceo più letto rimane La Gazzetta dello Sport. Questo dato è significativo del sentire italiano. Totti e altri vengono esaltati. La creatività rimane, a mio avviso, quella che si è creata nei circoli: Bloomsbury, Vienna, Berlino. Molti anni fa. Poiché in quei circoli dialogavano artisti, letterati, scrittori, filosofi, scienziati: tutti eccezionali. E, tra l’altro, l’intellettualità non è affatto dissociata dallo sport: basti pensare al canottaggio a Oxford. Oggi invece prevalgono egoismo ed egocentrismo, e a contare rimane il riuscire a trasformarsi in personaggi.

Laura Guglielmi: Tu credi che oggi ci sia meno gente che cerca di perseguire la conoscenza. Io no, credo che la percentuale sia sempre la stessa. Però, dato che la popolazione è molto più alta, le persone che sperimentano, studiano, ragionano, pensano si confondono di più in mezzo alla massa. Questo è un pensiero che mi gira per la testa da una ventina di anni. Che cosa ne dici?

Nicla Vassallo: Una bella prospettiva ottimista, la tua, che ammiro e invidio. La mia va diversamente, altrimenti non mi adopererei tanto nella divulgazione. Limitandomi solo al prossimo settembre, conferirò mie lezioni magistrali al Festival di Letteratura di Mantova, al Festival di Filosofia di Modena, al Festival del Diritto di Piacenza. A seguire, la seconda edizione del ciclo filosofico che curo per Palazzo Ducale. E molto altro. Ma di ciò si parlerà in seguito. E poi, se tu avessi ragione, mi giustificheresti, non spiegheresti, come mai ci ritroviamo, per ignoranza e pregiudizi folli, a mio avviso, in un’Italia arretrata che, nonostante tutto, si ritrova abissata nell’omofobia, contro amori e matrimoni same-sex? Ecco uno dei miei altri impegni: impegnarsi anche con un volume per tutti sullo scardinare i pregiudizi.

Laura Guglielmi: Anche io vivo la mia vita lavorativa divulgando e cercando di far circolare i saperi, perché credo come te che ce ne sia un gran bisogno. Non volevo dire che tutto va bene, ma che le cose non sono cambiate in peggio: la percentuale più piccola di gente che ragiona e che è alla ricerca delle verità è sempre la stessa, così come quella di chi si pone pochi problemi e che non vuole approfondire: la maggioranza. Aumentando la popolazione, sono aumentati i numeri di appartenenza a ciascuna categoria, ma la percentuale è la stessa. Quindi i pensatori fanno più fatica a incontrarsi tra loro. Non è nulla di scientifico, è una suggestione, un gioco! Grazie Nicla, ci risentiremo presto.

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