Concerti Genova Mercoledì 29 luglio 2015

Marlene Kuntz. Godano: «Il nuovo album sarà carico di elettricità»

I Marlene Kuntz in concerto a Genova
© Andrea Carozzi

Genova - Intervistare Cristiano Godano prima di un concerto dei Marlene Kuntz ha un sapore strano, che sta a metà strada tra il vedere la sposa il giorno prima del matrimonio e trovare l'assassino sul luogo del delitto. In ogni caso è una situazione carica di elettricità che non mi lascia indifferente.

Per questo motivo decido di arrivare al Porto Antico di Genova, in piazza delle feste, con una mezz'ora di anticipo, e godermi il soundcheck del Catartica tour sorseggiando una bella birra fredda, che sotto la tenso struttura rovente che ospita l'evento scivola giù bene e mi allenta i nervi.
Finite le prove, Godano mi raggiunge sotto il palco e comincia la nostra chiacchierata.

Vent'anni di Catartica, vent'anni di Marlene Kuntz. Com'è festeggiare questo compleanno?
«Non è che ci pensiamo molto, però se ci pensiamo ci piace immaginare di essere riusciti a resistere per vent'anni, ci inorgoglisce questa cosa qua. Per il resto si tratta di proporre canzoni che suoniamo da sempre. Metà dei pezzi di Catartica li inseriamo spesso nei nostri live, quindi non abbiamo ripreso quei brani».

Catartica è quello che si definisce una pietra miliare della musica in Italia. Mentre lo registravate sentivate di avere per le mani qualcosa di grosso?
«No. Però eravamo anche consapevoli che erano cose fighe, soprattutto contestualizzate. Catartica ha avuto una lunga gestazione: ci sono voluti cinque o sei anni per fare questo cazzo di disco. Quindi eravamo anche un po' stanchi quando è uscito. Avevamo pure accumulato una sorta di astio verso tutta l'indifferenza che ci circondava sul suolo nazionale. In provincia di Cuneo eravamo ormai un piccolo mito. C'era gente che ci seguiva in tutti i nostri concerti e ci giravano veramente i coglioni vedendo che nel resto d'Italia non arrivasse questa cosa. Era proprio faticoso convincere non tanto il pubblico, quanto la stampa, a parlare bene di noi e a fare così da megafono. Più che altro penso che noi avessimo la consapevolezza che in Italia stavamo facendo delle cose che nessun altro stava facendo, però non avevamo idea che saremmo diventati un punto di riferimento per un determinato tipo di rock italiano».

Dopo vent'anni cosa vuol dire suonare questi brani davanti a ragazzi che quando è uscito l'album erano appena nati?
«Devo dire che per fortuna il colpo d'occhio a cui siamo abituati quando vediamo la gente sotto il palco è comunque sempre giovane. Poi è un dato di fatto che io sono cresciuto, quindi vuol dire che loro hanno avuto un ricambio costante. Se ci rifletto è chiaro che provo un brivido circostanziale quando finisce la scaletta della prima parte del concerto e dico che abbiamo festeggiato i vent'anni di Catartica. Dentro di me c'è una bella consapevolezza orgogliosa, anche perché quello che abbiamo suonato fino a quel momento ha spaccato i culi e non sa per niente di vecchio. Noi poi lo suoniamo con il piglio giusto e nonostante siamo quasi cinquantenni non ci vedo niente di patetico. Non c'è il vecchietto che tenta di aggrapparsi ai bei tempi andati. Siamo consapevoli di quello che stiamo facendo e lo facciamo con il tiro giusto»

So che state registrando un nuovo album. Il tour di Catartica sta in qualche modo influenzando le registrazioni?
«Penso di sì, nella misura in cui ci ha sdoganati nei confronti di quel sound. Quando vai in sala prove e fai questo tipo di cose (mood alla Catartica, n.d.r.) ti massacri le orecchie, non sempre ne hai voglia. Se decidi di fare un pezzo che abbia determinate caratteristiche non ci sono problemi: decidi di spaccarti le orecchie e lo fai. Quando sei giovane tutto va in quella direzione e senti un po' meno il fastidio. Quando cominci a crescere le cose cambiano, a meno che tu non suoni in un gruppo metal, nel quale devono essere sempre tutti incazzati (ride, n.d.r.). Io non riuscirei ad andare in sala prove e a urlare sempre, non coincide con l'esigenza intima di un musicista, però loro fanno un determinato genere e le cose devono andare così. Noi abbiamo lottato una vita per non soggiacere a questo tipo di cliché e abbiamo trovato un sacco di gente che questo non lo ha voluto capire, dicendoci che ci siamo rammolliti. Tutte stronzate. È molto più coerente che io dica che non ho voglia di massacrarmi le orecchie tutte le volte in sala prove. Esistono un sacco di possibilità per fare musica, voglio fare altre cose. Però il fatto che abbiamo suonato Catartica dal vivo in questo lungo tour ci ha messo più a nostro agio: ci ha distrutto sicuramente le orecchie, facendoci però alzare un po' la soglia di sopportazione. Quindi il prossimo disco sarà più rock, più denso di elettricità, e con ogni probabilità non ci saranno tastiere».

Voi siete appartenuti all'ultima ondata di rock alternativo uscita nell'era pre internet. Perché pensi che la rete e gli strumenti di condivisione digitali abbiano ucciso la scena musicale?
«Perché non c'è ritorno economico. Oggi i ragazzi hanno pochissime chance di fare i musicisti nella vita. Non puoi pensare di passare un'esistenza a suonare così, anche perché per suonare bene devi farlo tutto il giorno. Se non hai una remunerazione non puoi farlo. Di che cosa vivi? Il fatto che la cosa sia gratis non va bene e mi sorprende che quando dico queste cose rischio sempre di passare per un impopolare agli occhi di certe persone: mi sembra una stronzata totale, figlia di un'ideologia stupida. A questa gente vorrei chiedere: come fai a confutare la mia affermazione? Se questo è il mio lavoro e non è remunerato come vivo? Tu lavori gratis? Ti piace l'idea di lavorare gratis? Perché io devo essere quello che pensa che non sia un problema? È un problema. Quindi in questo senso internet è stato nocivo per le nuove leve, ma anche per noi. Senza considerare che la sovrabbondanza di musica in rete ha annullato il carisma della musica stessa. Può essere un'affermazione condivisibile o meno, ma all'umanità non attrae il gratuito. Quando qualcosa ha un valore, acquista valore anche nella testa di chi lo ha acquistato. Quando tutto è gratis, dopo un po' è come se non ne avessi più bisogno e questo si ritorce su chi quella cosa l'ha fatta».

Qual è il vostro rapporto con il live e con il vostro pubblico?
«È vitale. Non riesco a pensarmi senza live nella mia vita. Non penso alla pensione e spero di poterlo fare sempre. Spero di essere uno che a 75 anni sale sul palco a fare la sue cose».

Un'ultima curiosità: come è nato l'assolo di Nuotando nell'aria? Per me è uno dei più evocativi mai suonati.
«Ho fatto almeno duemila interviste nella mia vita e nessuno mi ha mai detto una cosa del genere. Ti ringrazio, ma non lo so (ride, n.d.r.), anche se l'ho fatto io. Cerco molto la parte melodica; quella volta probabilmente ero partiocolarmente ispirato. Il solo si può fare eseguendo una scala, a me piace più l'idea che ci sia un senso melodico ragionato e pensato più che buttare le dita in una gamma di note che sono quelle della scala di riferimento. La tonalità che regge il pezzo, per intenderci. Io tendo a cercare le note giuste per ottenere l'evocazione, come dici tu».

Finita l'intervista, non mi è rimasto altro che bermi un'altra birretta e aspettare l'inizio del concerto, nel quale sì, i Marlene Kuntz hanno eseguito tutta la scaletta di Catartica, alla quale hanno aggiunto brani più recenti, tra i quali hanno spiccato Catastrofe, dell'ultimo album Nella tua Luce, 3 di 3 da Il Vile, e l'epica E poi il Buio da Che cosa vedi. Feedback stridenti e buchi di rumori hanno condito il resto con il pubblico esagitato, sudato e pulsante, che ha gradito e saltato.

E no, sul palco non c'erano vecchietti patetici a ricordare i bei tempi andati. Sul palco c'erano i Marlene Kuntz che, con il piglio e il tiro giusto, hanno spaccato i culi.

Potrebbe interessarti anche: , Festival Internazionale di Nervi: programma e ospiti, da Giorgia a De Gregori , Vasco Rossi, tour 2019: a Genova la nave per i concerti in Sardegna , Covo di Nord-Est, crowdfunding per riaprire dopo la mareggiata: «Entro Pasqua» , Faber Nostrum, il disco-tributo a Fabrizio De Andrè: gli artisti e quando esce , Corsi di tango argentino con la Scuola Ciitango444: si balla tra emozioni e movimento

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.