Genova Mercoledì 8 luglio 2015

Domenica al mare in Liguria? Si può fare

San Michele di Pagana
© Laura Guglielmi
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Genova - Domenica decidiamo di andare al mare, e passare un’intera giornata su una spiaggia ligure. Erano anni che non lo facevo. Di domenica soprattutto. L'ho fatto anche per raccontarvelo.

Alle 11 entriamo al casello di Genova Est e, dopo un po’, faccio un post su Facebook, avvertendo della mia impresa. Passa un minuto e Laura Orsi, cara amica di mentelocale, genovese che vive in Svezia, mi scrive: «Facci sapere se/dove trovi un parcheggio!!! Buona domenica!».
Le rispondo subito: «Stiamo andando perché c'è una cara amica milanese, Elena, che ha affittato una casa con due altre persone. E ha il parcheggio. Altrimenti saremmo andati ai laghetti!». Verissimo, mai avventurarsi al mare la domenica in macchina, se non si ha ben preciso in testa dove mollarla.

Troviamo già la coda per un veicolo fermo al km 13, nei pressi di Nervi. Angela su Facebook non mi rassicura: «Code code code acqua sporca no parking e niente di nuovo sotto il sole». Però dopo alcuni minuti, la coda si dissolve. L’abbiamo scampata bella. Tant’è che alle 11.49 siamo fermi a Rapallo, sotto il sole bollente, in auto vicino al bel ponte di Annibale, soffocato tra Aurelia e condomini, ad aspettare l’amica milanese, che è andata a far le spese al supermercato. Coda anche lì alla cassa, però abbastanza veloce.

Nel frattempo Ornella mi scrive: «Che caldo a Padova!», ci credo. Approdiamo a San Michele di Pagana, posteggiamo l’auto in un parcheggio condominiale e devo dire che Elena ci porta in una spiaggia carina, stracolma di persone, dove non sono mai stata. Ci abbarbichiamo sugli scogli, mentre i soliti noti hanno lasciato gli asciugamani stesi da ore in un punto strategico, ­ ci dice l'amica dell'Elena, che è lì dalla mattina. Se ne sono andati via, appropriandosi dello spazio. Posto la foto su Facebook e Roberta Richino, incalza: «Sti furbetti all'italiana!».

Mentre Giancarlo Mangini mi chiede «Sei a San Michele o a Santa?». Non gli rispondo. Faccio finta di niente. Non voglio svelare al momento.
Un ragazzino un po’ pieno di sé, che vuol fare lo spiritoso, spara ad un amico: «In barca oggi eravamo in tanti: sembrava di essere su un barcone di immigrati». Ce lo manderei io su una barcone di immigrati il ragazzino.
Ed ecco che entra in campo Federico Crespi, di Ospedaletti che conosco fin da bambina, «Eh belin, allora sei recidiva. Poi non ti lamentare», alludendo ad un lungo dibattito su Facebook, un sabato che, per andare a Sanremo a trovare mia mamma, volevo fare un bagno di un minuto, e non ho trovato parcheggio da Spotorno a Imperia. Neanche all'autogrill. «Stamattina a Ospedaletti - ­ continua Federico ­ - parcheggio, spiaggia, lettino, bagnetto, nuotatina, poi pan e pumata da nonna Franca. Sbagli sempre destinazione».

Gli ricordo che vivo a Genova, non posso andare fino a Ospedaletti tutte le domeniche: «Sono sull'altra riviera». «Sì che puoi, anzi devi ­ - insiste ­ - e ci aggiungi la visita alla mamma». «No, quattro ore, se non sei, di coda al ritorno tutte le domeniche. E poi mi ricovero. Mamma la vado a trovare giovedì».
Federico, incalza: «Dai, ti offro un caffè e ti spiego come evitare la coda».

Entra in campo Sandra Sandrella, anche lei amica dei luoghi natii: «Qui al confine ogni tanto vista la calura ci scappa un bagnetto, Balzi Rossi sempre bellissimo, idem per l'acqua, trasparentissima». Da troppo non ci vado, anche se quella frontiera l'ho vista tanto in televisione nelle ultime settimane. Con un macigno sul cuore.

Tatiana, la musicista di strada russa, cacciata da via Garibaldi due settimane fa, alla quale mentelocale ha dedicato un servizio di Emilia Marasco, che è stato un tormentone con quasi ottomila condivisioni, mi scrive: «Da anni ho smesso di andare in spiaggia sabato e domenica. Però non tutti possono permetterselo, perché in settimana lavorano. Invece per me, come per tutti gli altri artisti di strada, è il contrario: weekend si lavora!»
Accidenti, la prossima vita faccio l'artista di strada. E Tatiana ne approfitta per aggiornarmi sugli sviluppi della sua situazione, dopo l’uscita dell’articolo, mentre mi trovo circondata da bambini che molestano i pochi molluschi e crostacei, rimasti nel circondario, raccogliendoli in un secchiello. E io posto su Facebook l'arma del delitto e gli animaletti in gabbia (le foto di cui parlo in questo racconto sono nella fotogallery allegata all'articolo).


Per scattare la foto, tanto per cambiare scivolo su uno scoglio. Non sono più quella di una volta. «Ahia», mi scrive Tatiana. «Niente di grave!», avverto. «Belin Laura!», scrive Cristina.
Ornella, che mi conosce da quando avevo 17 anni: «E no sei sempre quella, non sei invecchiata», alludendo a tutte le cadute dalla Vespa. Poi mi rincuora: «Ma nelle cose importanti ci sei con l'attenzione!»
Entra in scena Sandra Solimano: «Bel coraggio Laura! In Liguria andare in spiaggia la domenica!? Mission impossible!». «Ci stiamo riuscendo», rispondo.

Nel frattempo ho anche sfrattato quei quattro che avevano messo l'asciugamano privatizzando l'angolino dove siamo ora. Ho spostato un pochino uno dei loro asciugamani. Quando sono tornati si sono stretti un po’, così ho chiamato l'Elena e la sua amica.
Mi stupisce una cosa di questa domenica al mare: gli italiani urlano meno rispetto ad anni fa, sono più educati o stanno tutti spaventati per il referendum in Grecia? Insomma c'è molto più silenzio.

Luigina Zappon: «Che bello seguire questa diretta di una giornata al mare in Liguria! Invidia dalla afosa pianura veneta», anche lei come Ornella. «Milano è deserta, sono scappati tutti», mi dicono le amiche milanesi.
Luciana mi chiede: «In quale Mare sei? Io a Varigotti. Non urlano, è vero. Sono tanti e domani... il deserto». Faccio finta di niente e non le dico dove sono.
Giancarlo Mangini, mi marca stretta: «spiaggia di Prelo?».
«Le mie amiche milanesi mi dicono forse! Io non lo so», scrivo vaga.

Giancarlo: «Per noi indigeni le spiagge di San Michele di Pagana sono: le arcate, Pomaro (in paese), Trelo (vicino al Parco della Rimembranza e al Cantiere), Prelo (in fondo alla passeggiata e vicino alla chiesa). La prima foto mi sembrava Trelo, l'ultima sembrava Prelo ma vi siete spostati?». Insomma mi smaschera.
«Si ci siamo spostate», gli rispondo.
«Zona mia - ­ continua - ­ Ho vissuto a San Michele per più di venti anni. La prima spiaggia viene anche chiamata: il carnaio; di solito è piena a tappo».

Io: mi dai qualche informazione in più?
«Tieni conto che non ci vivo più dal 1985. La famiglia di mia mamma è originaria del paese. I miei nonni abitavano in una delle case a picco sul mare nella baia di Trelo (detto anche Travello). Negli anni in cui ho vissuto lì, a San Michele esisteva ancora una comunità di nativi abbastanza unita. Ora mi pare, guardando da fuori, che il paese sia diventato, più che altro, un posto da vacanze e che gli indigeni si siano spostati, tranne qualche eccezione, a Rapallo o a Santa Margherita Ligure. Esiste anche un piccolo sito che conserva le memorie del passato di San Michele, più che altro foto. È mirato ai vecchi Michelini».

«E questa dove siamo ora come si chiama, Giancarlo?», e gli posto la foto.
«Prelo. È la spiaggia più esclusiva, quella dei signori». 'Sti cazzi, abbiamo il nasino noi. Peccato che ci sia spazzatura sia in acqua che sulla spiaggia! E posto la foto. Gli chiedo se sa di chi è quella spiaggia privata di fianco a noi.
Giancarlo: «Devo confessare che non ho mai capito di chi sia, suppongo che potrebbe essere dei Cavalieri di Malta, visto che lì vicino c'è la grossa tenuta dell'Ordine».

Ecco Luciana Lanzarotti: «La spiaggia di Prelo era la spiaggia dei Pirati, dove si spartivano i bottini. Un giorno la moglie di un pescatore mi disse che suo marito aveva pescato una bandiera dei pirati. O non è vero o avevano stoffe resistentissime. Comunque sino all'800 i pirati c'erano. Oggi c'è villa del Maestro e la casa ospitante i Cavalieri di Malta. Adesso i pirati hanno cambiato nome e non stanno più solo in mar»
Poi chiedo a Giancarlo: «Quali sono le spiagge dove il sole rimane fino a tardi?»
Giancarlo: «Secondo me le arcate (quella sotto la strada) e Pomaro: è una spiaggia minima e spartana. Ai tempi miei il fondale era pieno di ricci, ora non saprei».

Io: «Ce l'ho di fronte la spiaggia di Pomaro, dall'altra parte della baia, mentre stiamo prendendo l'aperitivo, ora». Posto la foto, siamo al bar Tropicana, con un giovane musicista che canta e suona Bob Dylan, Pink Floyd, Cat Stevens e De Andrè. E con l’Elena in visibilio che canticchia tutte le canzoni, mentre io non sento niente di quello che dicono le amiche milanesi, che ho ancora le orecchie tappate. Butto lì discorsi sul referendum greco, ha appena vinto il No, sull'esercito islamico, un problema ben più spaventoso. Però non capisco cosa mi rispondono, con la musica alta e le orecchie tappate. Ma sto proprio bene, con la mia Sangria. E mi gongolo: «The answer, my friend, is blowing in the wind».

Giancarlo: «Il posto, di sera, è bello. Buona serata, Laura».
Ed è proprio una bella serata, il sole tramonta, e il proprietario accende le fiaccole sugli scogli. Ho le lacrime agli occhi, con questa musica anni Settanta. L'abbiamo sfangata, ripartiti a mezzanotte, siamo approdati a casa a Genova senza nessuna coda. Una giornata di domenica a luglio in Liguria? Dai, se ci si attrezza non è poi così male.

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