Teatro Genova Giovedì 26 marzo 2015

Amori divisi dal Muro. La Claque è Berlino per una notte

David Bowie

Genova - Ritorna Love/Unlove, il progetto di Luca Serra, Marina Giardina e Olivia Giovannini del collettivo ReteDanzaContempoLigure. Dopo il debutto nel maggio scorso con cui avevano dimostrato che meticciare linguaggi come la performance, la musica elettronica della club culture e danza contemporanea non è solo possibile ma apre sempre nuove possibilità di sperimentare. Come è accaduto a settembre con Love/Unlove - Fragments, un attraversamento, con un forte coinvolgimento del pubblico, dei Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, venerdì 27 marzo, dalle 22 alle 2 del mattino, alla Claque in Agorà, presenteranno Love/Unlove - Limits [electronic showcase], un’altra edizione del contest che questa volta indaga l’idea della separazione.

A partire da Il cielo diviso, il celebre romanzo di Christa Wolf che racconta la storia di una coppia di giovani innamorati separati dalla divisione tra Germania Est e Ovest (che vive al proprio interno le tensioni e le incertezze tra modelli di vita alternativi) e dalle lettere scambiate dagli innamorati separati dal Muro di Berlino, prenderà forma una topografia sentimentale per indagare il concetto di separazione.

«La costruzione del Muro nell’agosto del 1961 ha diviso in due la città costringendo i berlinesi a cercare con ogni mezzo possibile di non interrompere la comunicazione con chi era rimasto al di là, e la scrittura fu uno strumento straordinario», spiega Olivia Giovannini. Questi quasi quarant’anni di corrispondenza tra le due Germanie, oggi sono conservati nel museo che è stato realizzato all’interno del Tränenpalast (Palazzo delle lacrime), il padiglione per il disbrigo delle formalità di confine alla stazione della S-Bahn di Friedrichstrasse, uno dei pochi punti di transito tra Berlino Ovest e Berlino Est. Era il luogo dove avvenivano rigidi controlli di sicurezza ed invadenti perquisizioni, e che fu teatro struggenti addii, fughe sventate e dolorose separazioni. Perché, fino alla caduta del Muro, chi viveva nella zona Est non poteva varcare quel confine. Tra le molte lettere conservate insieme agli arredi originali, agli oggetti, documenti, fotografie che raccontano un lungo pezzo della nostra storia recente, per esplorare il concetto di limite abbiamo scelto quelle sull’amore e da lì ognuno degli artisti sceglierà un modo di reagire al tema del limite: musica elettronica, installazioni, performance, parole da scrivere, lettere da leggere e messaggi da ricevere perché questo nostro lavoro non è un percorso storico/politico ma è la ricerca di una rappresentazione simbolica della divisione imposta a chi viveva l'esperienza dell'amore nella Germania del Muro di Berlino».

In Limits, ancor più che in Fragments emerge la centralità della parola e della scrittura come suggestione iniziale, come parti di un discorso sviluppato ed articolato in molteplici dimensioni performative che rimandano al concetto di limite come non-luogo che, a sua volta, apre ad una serie di possibilità che gli artisti coinvolti esplorano e declinano con strumenti e tonalità anche molto differenti: pur essendo tutti profondamente interessati alla ricerca e alla sperimentazione, ciascuno partecipa alla creazione secondo le proprie specificità di linguaggio e d’esperienza.

«Non c’è una trama ma un flusso di azioni senza soluzione di continuità» continua Giovannini, «che ha luogo in spazi diversi: all’ingresso, a partire dal cortile della Claque, la calligrafa Francesca Biasetton ri-scriverà Christa Wolf su dei pannelli; entrando Fabio Poggi, munito di maschera antigas, proporrà la sua ricostruzione del romanzo della Wolf attraverso la scrittura di biglietti e sollecitando il pubblico a partecipare alla stesura di una lettera collettiva che prosegua la storia; al bar, su uno schermo senz’audio, saranno proiettate immagini di Berlino mentre da uno stereo anni ’80 uscirà la voce di David Bowie; in sala, intorno alle 23, comincerà il dj set di musica elettronica di Emilio Pozzolini che, insieme ai performer, sarà separato dal pubblico da un muro diagonale di plastica trasparente ma rigida, a tratti illuminata da neon, che delimiterà lo spazio fruibile dagli spettatori, sottoponendoli ad un’esperienza del limite, permettendo loro solo d’intravvedere ciò che avverrà al di là del muro».

«L’idea», conclude Giovannini, «è di realizzare una sorta di showcase e di lasciare al pubblico la possibilità di guardare la danza come si assiste ad un concerto in un club in cui si può uscire per andare a fumare una sigaretta o a fare due chiacchiere e rientrare senza alcun problema».

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