Teatro Genova Lunedì 23 marzo 2015

Fedora al Carlo Felice, tra complotti e finte identità

Fedora, atto II: la principessa Fedora (Daniela Dessì) e il conte Loris (Rubens Pelizzari)
© Marcello Orselli

Genova - Quello di Fedora si può definire un plot musical-poliziesco, con intrecci storici e passionali. L’opera che ha debuttato al Teatro Carlo Felice sabato sera, 21 marzo, è in scena fino al 29 a Genova, dopo 15 anni di assenza.

Composta musicalmente da Umberto Giordano (1867-1948) e rappresentata per la prima volta al Teatro della Scala di Milano nel 1898, si ispira al dramma omonimo che Victorien Sardou scrisse nel 1882 per Sarah Bernhardt (lo stesso binomio di autore e attrice si ritrova in Tosca).

Il libretto di Arturo Colautti magistralmente sintetizza il racconto in tre atti, tagliando gli antefatti sullo stile di vita dissoluto del conte Vladimiro Andrejevich e sulla precedente triste esperienza matrimoniale della principessa Fedora Romazoff, eliminando anche le discussioni sui nichilisti, i terroristi dell’epoca.

Dirige bene il maestro Valerio Galli, che sottolinea gli elementi del naturalismo sulla scena, dove per la prima volta squilla un campanello elettrico, viene suonato un pianoforte (da Boleslao Lazinski, cioè Sirio Restani) ad accompagnare il duetto dei protagonisti nel secondo atto e sono presenti canzoni ballabili.

La trama rispetta quella di un giallo ante litteram, con omicidi, doppie identità, indagini della polizia, interrogatori, indizi, fughe all’estero, spie, complotti politici, missive, imboscate, colpi di scena e persino veleno.

Il primo atto, in particolare (si è potuto assistere alle meticolose prove d’assieme durante il MusicAperitivo domenicale del 15 marzo), è un capolavoro di essenzialità e tensione drammaturgica, con molti caratteri ben delineati ed eventi che incalzano e si incastrano uno dentro l’altro, fino al giuramento di vendetta di Fedora e la caccia al sospetto assassino.

Daniela Dessì interpreta a piena voce e con il giusto pathos, anche recitativo, la grande parte di Fedora, in coppia con Rubens Pelizzari – anziché con Fabio Armiliato, suo compagno nella vita, costretto da un’indisposizione a dare forfait – nei panni del conte Loris Ipanoff.

Ci vuole una grandissima maturità interpretativa e vocale per sostenere il ruolo della protagonista, che non prevede quasi arie singole a provocare gli applausi, se non O grandi occhi lucenti (I atto) e Dio di giustizia (III atto). Recitativi e dialoghi, il contrasto di generi diversi, il canto e l’orchestra si adoperano essenzialmente a configurare il fatto, come è stato detto, a illustrare la situazione narrativa del momento.

Fedora è anche un’eroina epica, una donna che da subito sceglie e si schiera politicamente a favore dello zar. All’inizio lancia un’invettiva in un mondo di uomini, non si piange addosso, ma agisce e dalla Russia va a Parigi per cercare di capire la verità: fa così innamorare Loris per portare a compimento il proprio voto.

A causa di un misundertanding, costituito dalla ragione politica, Fedora manda una lettera infame a San Pietroburgo. Intanto apprende da Loris che Vladimiro, l’uomo che lei doveva sposare, la tradiva con altre donne e mirava soltanto ai suoi soldi. Decide allora di salvare Loris, poiché ha ucciso per onore, dalla trappola che lei stessa gli ha teso, ed esige, anzi, di essere felice con lui.

Fedora sceglie poi una terza volta, quando beve il veleno perché Loris non la ascolta e non sa perdonarla per aver causato la morte di suo fratello e sua madre.

Il nuovo allestimento si avvale delle scene di Tiziano Santi e della stratificata regia di Rosetta Cucchi, che immagina la storia attraverso gli occhi di Loris. Ormai anziano, lui siede a lato del proscenio, sorseggiando una bevanda e sfogliando malinconico un album di immagini, divorato dal senso di colpa e dai ricordi nei quali resta intrappolato per aver provocato il suicidio della donna che amava.

Il piano principale del racconto, che è come fosse un flashback cinematografico, occupa la parte centrale della scena, dove si svolge l’azione vera e propria.

La vetrata alle spalle dei personaggi apre un terzo livello della rappresentazione, che è insieme ambientazione spaziale – la neve che cade fuori dal palazzo di Vladimiro a San Pietroburgo, i tendaggi della casa di Fedora a Parigi durante un ricevimento, il lago di Thun sul quale si affaccia la villa di Fedora in Svizzera – e luogo delle anime dei due protagonisti.

Oltre a questo diaframma, si vede svolgere anche il tempo della Storia, con scene di guerra al rallentatore. La regista, invece che alla fine del XIX secolo, immagina l’azione spostata più avanti, durante la prima guerra mondiale, con l’uccisione dei Romanov, nel secondo atto, a seguito della rivoluzione bolscevica del 1917 (al posto dell’attentato del 1881 allo zar Alessandro II da parte dei nichilisti) e la proclamazione, all’inizio del terzo atto, che La guerra contro l’Austria-Ungheria è vinta.

Tra la miriade di figure, vanno ricordate quella della contessa Olga Sukarev, interpretata dalla brillante Daria Kovalenko, che porta sulla scena una ventata di aria fresca e di leggerezza (in particolare nella sua risposta a La donna russa con Il Parigino è come il vino); del cocchiere Cirillo, l’unico testimone, con la voce di Luigi Roni; mentre il diplomatico De Siriex e Gretch, l’ufficiale di polizia, sono impersonati rispettivamente da Alfonso Antoniozzi e da Roberto Maietta.

Resta centrale la dichiarazione di Loris a Fedora nella romanza: Amor ti vieta di non amar. Di grande effetto è poi il celebre finale del Tutto tramonta, con il recitativo declamato che sfuma nell’eco della Montanina – … non torna più! – cantata dal piccolo savoiardo, forse il bambino che la coppia non ha mai avuto.

Gli ingredienti del successo ci sono tutti: i temi della passione, della vendetta e della colpa, la moderna frammentazione del discorso musicale e la poetica verista del semplice lirismo delle umane passioni.

Il cast completo viene abbondantemente applaudito, ma Daniela Dessì scatena lo scroscio di battimani più intenso e prolungato per la sua grande perizia e versatilità.

Potrebbe interessarti anche: , Comicità, poesia, riflessione politica in Labbra di Irene Lamponi , La Tosse rialza il sipario del Teatro del Ponente: gli spettacoli della stagione 2019 , Il gabbiano di Čechov al Teatro della Corte: la crisi esistenziale dell'uomo contemporaneo , Se mia madre mi facesse a pezzi... Dragonetti fa di nuovo centro con l'adolescenza , Il Teatro della Tosse sbarca a Ponente: gestirà il Cargo di Voltri. Il progetto

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

Il corriere The mule Di Clint Eastwood Drammatico U.S.A., 2018 Earl Stone è un uomo di circa 80 anni rimasto solo e al verde, costretto ad affrontare la chiusura anticipata della sua impresa, quando gli viene offerto un lavoro per cui è richiesta la sola abilità di saper guidare un auto. Compito... Guarda la scheda del film