Teatro Genova La Claque - Teatro della Tosse Martedì 24 marzo 2015

Omofobia: «A teatro non c'è spazio per i pregiudizi»

Un momento dello spettacolo Urlo libero (2007)
© www.teatrodelleformiche.it

Genova - La rassegna teatrale Occhiali d’Oro, a tematica omosessuale, è stata ideata e organizzata dal comitato territoriale Arcigay Genova Approdo - Ostilia Mulas, in collaborazione con il Teatro della Tosse. Iniziata il 29 gennaio alla Claque, offre spettacoli e presentazione di libri. Terminerà lunedì 13 aprile.

Giovedì 26 marzo si terrà il terzo appuntamento. La serata avrà inizio alle 19 con un aperitivo al bar della Claque. Alle 20, la direttora di mentelocale.it Laura Guglielmi presenterà il libro Resto umano di Anna Paola Lacatena (Ed. Chinaski). Alle 21.15, infine, andrà in scena lo spettacolo Per colpa di Nevio, a cura della Compagnia Teatro delle Formiche, scritto, diretto e interpretato dall'autrice e attrice Fiona Dovo.

Fiona ha studiato presso la Scuola d’Arte drammatica Paolo Grassi di Milano, e ha acquisito notevole formazione ed esperienza. Si occupa con passione anche di teatro per ragazzi, e lavora come cabarettista. Nel 2011, per esempio, la ricordiamo in Colorado Cafè.

Nel 2005, dal suo desiderio di portare a Genova la propria esperienza, è nata la compagnia e associazione culturale Teatro delle Formiche, il cui elemento fondamentale è l’uso della drammaturgia contemporanea.

Parlare di Per colpa di Nevio, diventa occasione di approfondimento insieme a Fiona Dovo. Che ruolo ricopre il teatro nel trattare tematiche LGBT? Ed è vero che, nel suo ambito, l’omofobia sia sconosciuta?

«Sì, è decisamente sconosciuta. Il lungo e continuo lavoro sull'interiorità, sviluppa la sensibilità di ognuno. Sul palco si indossano esperienze e sensazioni di un personaggio, accompagnando il pubblico nell’intimità delle proprie. Questo implica apertura verso se stessi e gli altri. Non c'è spazio, quindi, per esclusioni e pregiudizi».

Fiona usa l'ironia per stimolare riflessioni in profondità: «La sensazione più bella è quando, dopo i miei spettacoli, tante persone mi confidano di avere sia riso che pianto. Vuol dire che, insieme a me, hanno attraversato interamente i loro sentimenti, scoprendone e vivendone gli opposti, senza remore. Ogni volta che si rapisce il cuore altrui attraverso l'emozione, filtrano anche i concetti che fanno paura. Magari più efficacemente di tante parole e spiegazioni, che, spesso, si infrangono su compatti muri difensivi».

Per colpa di Nevio prende spunto da un monologo autobiografico dell'autrice e attrice inglese Claire Dowie, che racconta con coraggio la propria storia. Fiona Dovo, invece, mette in scena una protagonista inventata, Lorenza, ma la colloca in situazioni verosimili. Anche gli altri personaggi risultano plausibili, e i luoghi familiari. Spazi ed espressioni sono talmente vivi e reali che il pubblico pensa sia la vita stessa della nostra attrice.

Un po' di trama, quindi. Lorenza è una trentenne lesbica che vive nella società odierna, fra il lavoro in un supermercato e la sua vita da single. Un giorno la sua esistenza viene sconvolta da una novità: incontra il primo amore, una donna che, nel frattempo è diventata sia mamma che la perfetta mogliettina di un certo Nevio, appunto. L'inevitabile scombussolamento interiore porterà Lorenza a vivere una notte di sesso, un po' imbarazzato per entrambi, con un amico gay. Dopo questa esperienza la donna resterà, a sua volta, incinta.

Il significato dello spettacolo è che la nostra interiorità non è etichettabile. Per capire una persona occorre guardare fra le crepe della sua anima. E osservarla nel modo più ampio possibile, nelle sfumature della vita che affronta, che sceglie. Ognuno di noi, sia donne che uomini, in qualsiasi modo ci percepiamo, non siamo un’essenza sola, ma tante e molteplici, senza percorsi precostituiti. Noi tutte e tutti siamo. Ecco ciò che conta.

Fiona tiene molto a precisare che Per colpa di Nevio nel 2009 è stato selezionato dall'organizzazione del Genova Gay Pride, come unico spettacolo teatrale della manifestazione. «Ma tutto si evolve, e il mio Nevio non fa eccezione. Quella odierna è un’altra versione. Per chi lo ha visto allora, sarà bello verificarne i cambiamenti».

La conclusione è che il teatro si riveli, ancora una volta, imprescindibile. «Smentisce gli stereotipi, non annoia mai, sorprende ogni volta. Con il passare degli anni, poi, mi sono innamorata del lavoro con i ragazzi. Con i più giovani tutto questo viene amplificato. La trovo un'esperienza incredibile. Quando stimoliamo le loro risorse, anche noi adulti diventiamo più consapevoli e rivolti verso una nuova libertà interiore, con cui creare un mondo arricchito da multiculturalità e rispetto per ogni differenza».

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