Teatro Genova Teatro della Tosse Giovedì 19 marzo 2015

Valerio Binasco rilegge La lezione di Ionesco

Enrico Campanati, Elena Gigliotti - foto D. Aquaro

Acquista i biglietti per La Lezione comodamente online su happyticket

Genova - «Di Ionesco mi piacciono essenzialmente solo due testi: Le sedie e La lezione». In quest'ultimo, il regista Valerio Binasco recupera alcune letture ed esperienze personali della giovinezza. «Ero un pessimo studente e, da buon borghese, andavo avanti a lezioni private. Ricordo benissimo il sapore di minestrone a casa dei professori. Il potere che potevano esercitare in quei loro tinelli. Così il testo mi predispone a una certa commozione umana. D'altra parte ricordo anche una lettura di Theodor Lessing di molti anni fa, nell'altra metà della mia vita, Haarman: storia di un lupo mannaro, sul caso di un serial killer degli anni '30 che uccideva ragazzi. In quel testo, a suo tempo, avevo già appuntato: Ma questa è La lezione di Ionesco».

Tra corsi e ricorsi storici dunque, ora Binasco si ritrova alla vigilia del debutto nazionale della nuova produzione di La lezione per il Teatro della Tosse, con le scene di Emanuele Conte, di cui sono protagonisti Enrico Campanati, Elena Gigliotti e Franco Ravera in scena dal 20 marzo al 4 aprile 2015 (ore 20.30 feriali; 18.30 domenica).

«Nonostante ci siano alcune virate emozionanti, drammatiche, questo testo di Ionesco resta comico, anzi direi che abbassando la componente dell'assurdo, lo è anche di più». Rispetto all'originale che il drammaturgo francese scrisse negli anni '50, Binasco ha scavato sull'aspetto metaforico e quindi poetico del testo, remando contro o mettendo in discussione l'assurdo e il significato stesso di questa parola.

«Come scriveva Camus: L'assurdo ha senso solo quando gli si nega consenso. L'assurdo poi cos'è realmente? È dappertutto e non ha certo bisogno del teatro per rivelarsi: basta guardarsi intorno. Se poi per assurdo intendiamo dire cose strampalate o recitare in modo esagerato, allora non mi interessa. Per altro non ho mai subìto né accettato l'immaginario tipico della messa in scena di questo testo. Il professore, io, l'ho sempre visto come uno che uccide i suoi allievi, di lui sentivo più una portata di umanità calda e realistica».

Si parla dunque di femminicidio? «Non ho mai perdonato la visione maschilista di Ionesco che fa dell'allieva, un'oca giuliva, che lascia tutti indifferenti di fronte alla sua morte. Come dire che si è ucciso un prototipo, non un essere un umano. Diciamo quindi che il mio impegno è far sì che questa ragazza, sia riconoscibile come tale, a tutto tondo, come una donna e non un esemplare da cronaca nera, come una persona all'altezza, in grado di dare risposte puntuali e coscienti. Il mio impegno è a far sì che subisca una violenza terribile da parte di un uomo che non riusciamo ad odiare. Per questo la ragazza diventa la protagonista morale della storia. Lei è il simbolo della salvezza, è la primavera del mondo che altrimenti si può dichiarare finito e avviluppato in un circolo che non porta più da nessuna parte perché non ci sono più le madri consolatorie, quelle che sottraevano dalle brutture del mondo accogliendoci sotto il loro grande seno, nascondendo tutte le malefatte sotto i tappeti come polvere e assolvendoci ci mandavano a dormire sereni e pronti a guardare oltre. No, oggi non è più possibile girare pagina e far continuare la storia. Non ci sono più mamme, ma solo complici, vittime e testimoni. Per esempio l'ISIS, certo non si può far parlare Ionesco di questo fenomeno, ma si può riflettere sull'impossibilità di essere assolti».

Salta anche la figura della domestica di casa, immagine femminile di donna accogliente e tollerante che viene trasformata in una figura maschile, un domestico. «Questo cambio sul personaggio precisa quanto ho appena detto sulla scomparsa delle "madri". Il domestico non offre un'assoluzione stereotipata e bonaria della vicenda, non ne è in grado. Se la domestica era figura archetipica, questo personaggio è appunto solo un complice, una vittima e un testimone. Per me quello che Ionesco racconta ne La lezione è un psicodramma sulla cultura del '900, sulla vocazione a trasformare tutto in tirannide. Ionesco era molto attratto dal gioco clownesco che comincia all'interno del nucleo familiare e finisce con i Rinoceronti. Nella lezione trova una soluzione scandalosa, quella del finale di cui il domestico non può che essere testimone impotente, istupidito e quindi vittima e carnefice insieme che archivia l'ennesima vittima».

Rileggere un classico porta sempre a far emergere la dimensione allusiva di un testo, la sua ricchezza, molteplicità di significati e possibili percorsi di interpretazione. Oltre a modificare la caratterizzazione di due dei tre personaggi e, al di là di combattere il concetto medesimo di assurdo, Valerio Binasco introduce nella sua regia il fattore emotivo. «Se ci facciamo meno impressionare dall'assurdo e guardiamo a questo Ionesco come a un strano thriller, spogliandolo del grottesco, viriamo verso certe emozioni che possono portarci ad assumerlo con una coscienza narrativa più delicata. Pensavo di dover intervenire di più, invece il testo si è lasciato dolcemente portare in questa direzione. Ma d'altra parte in questo Ionesco c'è un po' di Pinter e di Beckett. Il teatro di Ionesco è una specie di mondo rovesciato. Tutto quel che ci entra dentro, si capovolge, come il salto di un pagliaccio. E poi, forse, lui stesso guardava più a Jarry e alle avanguardie storiche che ad altro. Alla merdre di Ubu. A cui ho dedicato una piccola citazione mandando il professore al cesso».

E prosegue: «l’assurdo di Ionesco apre per me inattesi varchi di poesia, e sembra vibrare di una qualche nostalgia per l’umanità».

Potrebbe interessarti anche: , Comicità, poesia, riflessione politica in Labbra di Irene Lamponi , La Tosse rialza il sipario del Teatro del Ponente: gli spettacoli della stagione 2019 , Il gabbiano di Čechov al Teatro della Corte: la crisi esistenziale dell'uomo contemporaneo , Se mia madre mi facesse a pezzi... Dragonetti fa di nuovo centro con l'adolescenza , Il Teatro della Tosse sbarca a Ponente: gestirà il Cargo di Voltri. Il progetto

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

Parlami di te Di Hervé Mimran Commedia, Drammatica Francia, 2018 Alain è un rispettato uomo d'affari e un brillante oratore, sempre in corsa contro il tempo. Nella vita, non concede alcuno spazio alle distrazioni e alla famiglia. Un giorno, viene colpito da un ictus che interrompe la sua corsa e gli lascia come conseguenza... Guarda la scheda del film