Concerti Genova Sabato 21 febbraio 2015

Max Manfredi: «Vi racconto il mio Dremong»

Max Manfredi
© Andrea Carozzi

Genova - Si chiama Dremong l'ultimo lavoro in studio di Max Manfredi, il cantautore genovese che Fabrizio De Andrè definì il migliore di tutti. Il disco arriva a 7 anni da Luna Persa uscito nel 2008 ed è stato realizzato grazie al crowfounding come ci racconta lo stesso cantante:«È uno strumento utilissimo, nei suoi limiti ovviamente, uno dei quali è quello della promozione del progetto, noi ci siamo mossi con newsletter e social network tramite i quali abbiamo pubblicizzato quello che volevamo fare e in due mesi abbiamo raggiunto l'obbiettivo trovando tanta gente che ha sostenuto l'uscita del disco».

Dremong nasce tra Genova e il Friuli come mi racconta il cantautore:«La lavorazione del cd è stata breve e intensa, in due settimane abbiamo registrato le parti musicali a Genova e poi siamo andati in Friuli dove abbiamo aggiunto la voce. La pre produzione invece si perde nel tempo ed è cominciata più o meno dopo l'uscita di Luna Persa, in questi anni ho infatti pensato molto al destino delle canzoni e a come volevo utilizzarle, questo è il pregio di auto-prodursi: non ti insegue nessuno».

Max Manfredi non ha fretta di produrre un album ne di pubblicare le canzoni non appena scritte, tanto che le composizioni che danno corpo ai suoi dischi spesso risalgono a periodi diversi della sua carriera: «Ci sono canzoni che ho in repertorio da anni ma non ho ancora inciso - sottolinea il cantautore - Alcuni dei brani di questo album sono nati negli anni 90 come ad esempio Sestiere del Molo altre sono più recenti e per recenti intendo che hanno 5 o 6 anni di vita».

Ma cosa significa Dremong? Non è qualcosa che ha a che fare con i sogni, come si potrebbe pensare leggendo il titolo dell'album distrattamente, a togliermi il dubbio ci pensa lo stesso Manfredi: «Il Dremong è un orso tibetano di cui mi ha parlato mia moglie, è un animale opportunista, nel senso che come tutti gli animali mangia ciò che trova senza farsi troppe remore, per questo rappresenta un'entità negativa nella cultura orientale dove viene dipinto come un feroce predatore». Ma come spesso accade, la realtà ribalta le leggende e le fantasie: «In realtà è questo Dremong ad essere braccato dall'uomo che lo cattura per estrarre un liquido dal suo fegato, liquido usato per la cosmesi o come afrodisiaco» mi specifica il cantautore.

Il disco non è un concept album: «È un disco fuori dal tempo – racconta Manfredi - i suoni si rifanno a diversi periodi storici se vogliamo è un disco dalle sonorità vintage e dal tocco progressive grazie alla partecipazione di Elisa Montaldo del Tempio delle Clessidre (band prog genovese n.d.r)».

Alle ricche orchestrazioni sonore dell'album si unisce ovviamente l'inconfondibile poetica di Manfredi, carica di immagini e metafore, tanto che lo stesso autore mi racconta in che modo utilizza le parole per elaborare i suoi testi: «Utilizzo diversi registri linguistici per comporre i miei brani, le parole per me sono come i colori per un pittore, e più ne uso più il mio quadro è ricco di significati e di metafore immediate. Frequento il vocabolario per trovare i termini che fanno per me e cerco di evitare i barbarismilessicali di fortuna recente, che non mi piacciono».

La continua ricerca e sperimentazione lessicale non viene portata avanti da Manfredi come una sorta di autocompiacimento ma come uno strumento vivo e pulsante per le sue composizioni: «Fare canzoni è come fare artigianato, è come dare vita a qualcosa che ha bisogno di un equilibrio per reggersi in piedi, nel mio caso questo equilibrio deve trovarsi tra musica e parole».

Per le canzoni Finisterre e Disgelo, Max Manfredi e il suo staff hanno realizzato due videoclip anch'essi auto-prodotti e molto interessanti sotto il profilo della regia nonostante il cantante genovese specifichi che sono nati senza troppi stratagemmi:«Li abbiamo girati in pochissimo tempo e ci siamo divertiti molto a farli, tanto che il risultato è talmente coinvolgente che rischia di distrarre dal testo della canzone chi li vede».

Dopo Dremong, Manfredi ha già in mente la sua prossima avventura artistica che potrebbe sfociare in una collaborazione come lui tesso mi racconta: «Probabilmente realizzerò un album con il mio amico e collega Giorigio Licalzi. In questo progetto potrò finalmente rilassarmi un po', e a differenza dei miei ultimi lavori dove mi sono occupato con energia degli arrangiamenti musicali mi concentrerò esclusivamente sui testi delle canzoni».

In attesa di questo nuovo capitolo musicale del cantautore genovese, noi godiamoci Dremong, un album che ha bisogno di più di un ascolto per essere assimilato ma che una volta entrato nel cuore non ne uscirà più.

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