Genova Centro Sociale Emiliano Zapata Venerdì 13 febbraio 2015

I ragazzi dello Zapata: «Noi insieme diamo il meglio»

Centro Sociale Zapata
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Genova - La porta d'ingresso dello Centro Sociale Zapata è già un invito a entrare. Mille e più colori, disegni e scritte come una pelle tatuata da oltrepassare. E dall'altra parte trovi un mondo vivo di militanza sociale. Un varco di libertà senza giudizio e pregiudizio dove vivere ed essere, nel qui e ora.

Nessuna tessera, nessuna selezione all'ingresso. Questo è quello che si percepisce spostando la pesante porta e affacciandosi all'interno di una struttura bellissima e antica, per lungo tempo tempo inutilizzata, e che da vent'anni è diventata la sede del centro sociale.

Un posto valorizzato con cura. Ordinato e pulito. Ci sono un bancone da bar e un angolo attrezzato di strumenti: un invito a suonare per chi ne ha voglia, passione e capacità. C'è qualche tavolo e molti che sorseggiano una birra o un bicchiere di vino. Ci sono ragazzi di tutte le età. Anche eterni ragazzi, quelli che ci hanno sempre creduto in un mondo migliore e nel cambiamento. Quelli che ci provano e si mettono in gioco sempre e comunque in prima persona.

Dunque ragazzi. Senza limiti. C'è anche un neonato che, tra le braccia della mamma, fa sentire già la sua voce all'interno del gruppo colorato. E poi gironzola qualche cane, animale dagli occhi furbi e gentili, che si appoggia alla panca insieme a noi, seduti in cerchio per fare due chiacchiere con i ragazzi dello Zapata.

Come avete iniziato la militanza allo Zapata?
Simona
: «Qui ci sono persone di età diverse. Diciamo dai 17 anni in su. Personalmente ho iniziato quando andavo al liceo, nel '94. C'era il primo governo Berlusconi. Partecipavo ai cortei, e in quelle occasioni ho conosciuto i militanti dei centri sociali. Così ho cominciato ad andare alle assemblee. Ero una studentessa e ora sono la più vecchia. Fa un po' effetto».

Sorride Simona mentre racconta l'inizio della sua avventura allo Zapata.

Come è cambiata la percezione, da parte del quartiere o tua, rispetto alle iniziative che fate? La vostra è una realtà contro, che comunica cultura e saperi diversi.
Simona
: «Per me non è cambiato. Le motivazioni che avevo vent'anni fa sono le stesse. Ho sempre creduto nell'auto gestione, e mai nei partiti. Sono spinta dall'esigenza di reagire in prima persona ai bisogni. L'unico posto dove si può partecipare sono gli spazi autogestiti. Dove si sta insieme, perché insieme si dà il meglio. L'assemblea è quella che decide tutto quello che succede qua dentro. Tutti dicono la loro. Anche una persona di 17 anni può farlo».

Intervengono Marco e Matteo, che ci raccontano della nascita di Utopia, un nuovo centro sociale a Pegli, che è stato bonificato con il kit dell'Amiu.

Cosa avete intenzione di costruire?
Marco
: «Con Utopia pensiamo a uno spazio aperto a tutti i quartieri: da Sestri verso Voltri. Chiunque può partecipare e proporre laboratori. Le uniche regole di base sono il rispetto per tutti e l'antifascismo. Vorremmo dare vita a un centro studi, con una biblioteca che possa diventare un'aula per seminari e conferenze, grazie alla presenza di studenti. Vorremmo fosse un centro di ricerca. Anche con laboratori informatici. Il progetto è anche quello di allestire un capannone per fare teatro e una palestra popolare. E poi laboratori di artigianato per dare spazio a creazioni artistiche. Lo spazio è tanto e c'è posto per tutti. Chi vorrà partecipare sarà il benvenuto».

Matteo: «Per quanto riguarda l'aspetto più politico, lo Zapata a volte ha fatto percorsi più istituzionali. Adesso è veramente difficile. Ora ci sono compagni che cercano di costruire qualcosa nel vuoto della politica di sinistra. Li rispettiamo, ma per noi è difficile oggi pensare a dei percorsi che si relazionino con la politica istituzionale».

C'è stato un tempo in cui relazionarsi con le istituzioni è stato più semplice?
Matteo
: «Dopo il G8. Con i disobbedienti. In alcuni periodi ci è parso importante avere interlocutori istituzionali, ad esempio Rifondazione. Sfondavamo le barriere. Al di là delle scelte ideologiche. Adesso le cose sono cambiate».

Qual è la cosa più importante, oggi, che un centro sociale può comunicare?
Simona
: «Non siamo razzisti. Non siamo sessisti. Ci auto organizziamo. Noi siamo per l'accoglienza. Non ci dovrebbero essere le frontiere».

Mattia: «Credo sia importante l'assenza del meccanismo di delega. Lo scopo è costruire insieme alcune cose: dalle attività culturali e sociali fino allo sport e al resto. Una forma di politica alternativa. Al di fuori dei partiti. Mettiamo in gioco tutta la nostra vita qui, e i progetti li viviamo in prima persona».

Qual è il momento più emozionante e commovente che avete vissuto in questi anni?
Mattia
: «Per me è stato l'Onda del 2008, il movimento delle università, con l'occupazione delle Facoltà. È il momento che ricordo con più affetto. Comunque tutto quello che viene proposto è condiviso. Quindi ogni momento è importante. Negli ultimi tempi ci dedichiamo a percorsi letterari, con la presentazione di libri. Sono stati qui Wu Ming, Barbara Balzerani, Ivan Grozny, Bruno Morchio».

Come è il vostro rapporto con il web? Quanto la rete è pane quotidiano?
Mattia
: «Tanto. La utilizziamo molto. Abbiamo una pagina Facebook per pubblicizzare i nostri eventi. Sarebbe da esplorare ancora di più per relazionarsi. È interessante. Sarebbe stupido che non lo si utilizzasse per comunicare. Anche se noi facciamo ancora attacchinaggio, nel quartiere e nel centro storico, ovunque».

Come vi gestite? Con l'autofinanziamento? Come fate?
Mattia
: «Organizziamo le serate del sabato con concerti di gruppi alternativi. Se vengono a suonare gruppi più importanti chiediamo un contributo all'ingresso. Abbiamo un bar che vende panini e birra, che da noi costa da 1.50 Euro (la piccola) a 4 Euro (mezzo litro). Al giovedì sera c'è la serata Jam-session e la cena popolare a 3 Euro. Talvolta facciamo anche cene a tema».

Quali altre attività svolgete all'interno dello Zapata?
Interviene Michele: «Abbiamo deciso, con un gruppo di studenti delle superiori, di aprire, due volte la settimana, uno spazio per gli studenti, dedicato anche allo svago, ma soprattutto all'aiuto scolastico, grazie alla presenza di una biblioteca. Lo scopo è quello di aprirsi al quartiere».

Com'è il rapporto con Sampierdarena? E cosa è migliorato in questi vent'anni?
Federico
: «Sono nato e cresciuto in questo quartiere. Non ci sono solo delinquenti, come spesso scrivono i media. Ci sono diverse associazioni che collaborano con noi. Abbiamo dialogato molto anche con il Teatro dell'Archivolto. Via Rolando oggi è una zona pedonale: il quartiere dal punto di vista sociale è vivo».

Qual è stato il concerto più bello che avete organizzato?
Mattia
: «Quello con i New York ska jazz ensemble. È un gruppo che normalmente attira circa 4000 persone. Sono stati qui la sera di Natale: c'era un'atmosfera particolare, molto suggestiva. Sabato 14 febbraio arriverà a suonare qui anche la Bandabardò con il suo Improbabile tour».

E sabato 14 febbraio, dalle 16.30 alle 19, in piazza De Ferrari, lo Zapata
sostiene anche la manifestazione Voi in piedi, noi in tutte le posizioni! Fermiamo le sentinelle in piedi!, organizzata per contrastare la riunione delle manifestazione delle Sentinelle in piedi al grido di io sono lesbica, io sono gay, io sono trans, io sono etero, io sono qui!.

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