Attualità Genova Domenica 25 gennaio 2015

Alluvione a Genova: ancora insieme per AggioHouse

La famiglia Cannatà/Lobosco ancora fuori casa dopo l'alluvione 2014 a Genova
© aggiohouse.it

Genova - Quando parto per un viaggio accarezzo sempre un mobile di casa. È un gesto che facevo quando ero piccola e che mi è rimasto. Un modo per dire arrivederci al mio mondo, sicura che, anche se entusiasta per la nuova avventura, un po' mi mancherà.

Dormire nel proprio letto, sapere che dopo una giornata di lavoro si tornerà nella calda sicurezza della propria casa, sono piccoli gesti e sensazioni che, troppo spesso, diamo per scontati. Ma pensate se per un attimo vi venissero a mancare.

Questa è la situazione, diventata triste normalità, che stanno vivendo Stefano Cannatà, Aurelia Lobosco e i loro due bimbi che, nell'alluvione che ha colpito Genova a ottobre 2014, hanno perso la casa a Aggio, una piccola frazione di abitazioni sulla strada che sale verso Creto. È stato un attimo infinito, per l'uomo, tornare a casa, vedere la paura negli occhi della moglie e capire, uscendo dalla portafinestra del bagno, dal momento che la porta principale era già inagibile a causa del fango, che gli orti e i frutteti sopra casa non esistevano più, mangiati dalla terra che crollava e diventava un'enorme frana che incombeva sull'abitazione.

Da allora la casa, diventata per tutti AggioHouse, è stata sgombrata dalle autorità ed è partita la gara di solidarietà per aiutare i coniugi e i loro bambini, attualmente ancora fuori dal proprio domicilio.

Nella voce di Aurelia si raccoglie tutta la stanchezza, l'amarezza, ma anche la forza e la gratitudine che descrivono gli eventi che l'hanno tristemente coinvolta: «ora i bambini cominciano a chiederci quando torneremo a casa», racconta. Se vivere dai nonni, magari per il primo momento, poteva avere il sapore dell'avventura, oggi, forse, non è più così divertente. «Ci chiedono spesso: ma quando stiamo un po' soli con te e papà?». Domanda legittima e innocente di bambini.

Ma l'agibilità non c'è ancora: «bisogna aspettare che diano la sicurezza che il muro e la strada resistano», racconta Aurelia, che non cela l'amarezza. «Non si tratta solo della nostra famiglia, continua. Poteva capitare a chiunque, bastava solo che l'acqua si incanalasse in un altro modo. Solo per svolgere un parte di lavori ci avevano preventivato un costo di 60mila Euro, cifra che probabilmente si innalzerà ulteriormente perché per procedere alla rimozione della terra abbiamo bisogno di un'attrezzatura particolare, vista la posizione della casa».

Tuttavia, come cantava Fabrizio De Andrè, se dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. E dal fango è nata una corsa alla solidarietà per aiutare questa famiglia. Gara che si è scatenata già dalle prime ore. Un messaggio, un passa parole e subito tutti in strada a dare una mano. Poi, il fenomeno si allarga, il gruppo di sostenitori per salvare AggioHouse cresce e aumentano anche le iniziative, come la partecipazione al Mercatino di San Nicola, il progetto di crowdfunding e l'organizzazione di concerti. Unico scopo: tirare su qualche soldino per aiutare la famiglia Cannatà/Lobosco. Aurelia ringrazia tutti coloro che in questi mesi si sono adoperati per loro, sottolineando la vicinanza anche emotiva di queste persone: «durante una serata, dal palco hanno detto ora noi torniamo a casa, loro no. Avevano capito. Una forte emozione».

Fino al 29 gennaio è attiva un'altra iniziativa per aiutare la famiglia di Aggio: l'asta delle magliette delle squadre di calcio della serie A, visibili in internet sulla piattaforma etwoo.it. Ancora una volta l'azione è partita dal basso. «È venuto ad aiutarci anche un giocatore. Il figlio di un signore, che neppure conoscevo, lo ha visto alla televisione, e, essendo un suo tifoso, ha detto al padre: dobbiamo far qualcosa per questa famiglia». Da lì l'idea, attuata dal Cral dell'Ospedale Galliera, di mettere in vendita le maglie di famosi giocatori del campionato, con gli autografi di tutta la squadra.
In calendario anche altri eventi, per far sì che non si spengano i riflettori su questa vicenda: un concerto il 7 febbraio al Casa Mia di via XII Ottobre, un altro il 28 febbraio a Villa Piantelli in corso De Stefanis e l'esibizione di un coro gospel verso Pasqua.

Un piccolo gesto per continuare a raccogliere fondi per quei lavori che si sperano partano al più presto. «Il prossimo Natale speriamo di festeggiarlo a casa, dice Aurelia. Quest'anno non lo abbiamo potuto fare». L'augurio è quello che il 25 dicembre arrivi in anticipo, magari accompagnato dal sole.

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