Libri Genova Libreria Feltrinelli Domenica 18 gennaio 2015

Robert Peroni: dalla Groenlandia a Genova

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Una parte della copertina del libro I colori del ghiaccio, di Robert Peroni

Genova - Invitato dall'associazione genovese ItaliAmmassalik, che da diversi anni lavora per creare un ponte fra la piccola comunità Inuit di Ammassalik e il mondo occidentale, Robert Peroni, uno dei più grandi esploratori dell'artico, martedì 20 gennaio, alle ore 18, sarà alla libreria Feltrinelli, in via Ceccardi, a Genova.

Presentato da Walter Bontempi e da Ottorino Tosti, intervistato da Francesca Baroncelli, giornalista di mentelocale.it, Peroni presenterà il suo ultimo libro, I colori del ghiaccio (Sperling & Kupfer, 182 pagine, 15.90 Euro), che dà modo ai lettori di scoprire territori sconosciuti, tradizioni e usanze sopravvissute per centinaia di anni fra i ghiacci della costa orientale della Groenlandia.

Racconterà di Tobias, il cacciatore che ha avuto il coraggio di affrontare da solo uno dei più temibili predatori marini: l'orca; del vecchio e saggio Anda, che gira i villaggi suonando il tamburo e mantenendo vive le antiche tradizioni, e di tanti altri che chi ha visitato il villaggio di Ammassalik ha potuto conoscere di persona.

A queste storie Robert mescolerà il racconto della sua mitica spedizione del 1983: tre mesi in uno dei luoghi più pericolosi e inospitali della Terra, l'altopiano interno, 1300 Km da costa a costa lungo il 75° parallelo dove le temperature raggiungono non di rado i -40°/-50°.

Fu una delle imprese più audaci delle esplorazioni artiche, portata a termine senza il conforto dei moderni strumenti di comunicazione e di localizzazione, né telefono satellitare né GPS, e senza l'ausilio né di cani per il traino della slitta con 180 Kg di materiale, né di alcun mezzo meccanico.

Peroni e i suoi due compagni si trovarono più volte a un passo dalla morte, ma non desistettero. Poi lui rimase colpito dalla magia di quel Mondo di ghiaccio pieno di umanità e lasciò tutto per stabilirsi lì, ad Ammassalik, uno dei luoghi più isolati e inospitali della Groenlandia, dove ha creato il progetto sociale The Red House, con l'obiettivo di aiutare i giovani Inuit di Ammassalik a crearsi un futuro nella loro terra d'origine.

L'esistenza della comunità Inuit di Ammassalik noi occidentali l'abbiamo scoperta nel 1884. Fino a quel momento si riteneva che tutta la costa orientale della Groenlandia fosse disabitata. Allora questa comunità contava 413 individui. Oggi sono poco più di 3000, sparsi in sei piccoli villaggi, distanti fra loro anche 50/70 Km.

Nonostante la pressione esercitata dal mondo occidentale, questa comunità è riuscita a mantenere i principali tratti della cultura originaria, che si rintracciano nel folklore, nelle concezioni della vita, nel comportamento tenuto durante la caccia, caratterizzato da un forte rispetto verso l'animale predato.

Gli Inuit non hanno il senso della proprietà. In sua vece hanno sviluppato un forte senso della condivisione, indispensabile per fare fronte alle carestie che hanno sempre colpito questi fiordi. Ancora oggi la caccia e la pesca, specialmente in inverno, molte volte non sono sufficienti per alimentare l'intero gruppo sociale: allora si rimane senza cibo anche per svariati giorni. Qui si mangia soprattutto carne di foca: la foca è l'alimentazione abituale.

È fondamentale, ogniqualvolta si parla di caccia alla foca, fare una precisazione sul pensiero corrente che gli Inuit massacrerebbero le foche per venderne la pelliccia, perché questo del massacro delle foche da parte degli Inuit è un detto comune veramente fuori luogo.

L'uccisione delle foche per predarne la pelliccia era ed è ancora praticata, nonostante le leggi lo vietino, in Canada e in Alaska dai bracconieri, non certo dagli Inuit. Nessun Inuit ucciderebbe un animale per venderne la pelle. La caccia è praticata esclusivamente a scopo alimentare.

Un tempo le pelli delle foche uccise per essere poi mangiate venivano vendute e questo commercio dava una certa stabilità economica. Le campagne ambientaliste degli ultimi vent'anni hanno stroncato questo commercio e la popolazione sta adesso sopravvivendo a stento, mancando dell'economia più basilare per acquistare le cose necessarie alla vita: il gasolio per riscaldarsi e muovere le barche, qualche genere alimentare di sopravvivenza, l'abbigliamento.

Insomma, una popolazione che deve, da noi occidentali responsabili della sua cattiva sorte, essere adesso conosciuta e aiutata. Questo viene a dirci Robert Peroni.

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