Mostre Genova Palazzo Ducale Venerdì 19 settembre 2014

Frida Kahlo e Diego Rivera: apre la mostra a Palazzo Ducale

Frida Kahlo, Autoritratto MCMXLI
© Luca Giarola / mentelocale.it
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Genova - Frida Kahlo e Diego Rivera sono finalmente a Genova. Dal 20 settembre 2014 all'8 febbraio 2015, Palazzo Ducale ospita la grande mostra dedicata ai due artisti messicani: in tutto, oltre 200 opere tra dipinti e fotografie per ripercorrere il legame tormentato che tanta linfa diede alla loro arte.
Diego e Frida, due universi paralleli che hanno finito per incrociarsi. Lui trentaseienne affermato pittore di murali, con una solida formazione accademica alle spalle. Lei autodidatta, vent'anni più giovane: una ragazzina, in confronto. L'incontro fatale risale al 1922, il matrimonio al 1929. Un destino comune, il loro, inesorabilmente legato fino alla fine. In un gorgo di arte, passione e tormenti.

«La mostra non è la stessa che è già stata allestita a Roma» precisa subito Luca Borzani, presidente di Palazzo Ducale - Fondazione per la Cultura. E visto che nella capitale si è registrata una forte presenza di pubblico giovanile, Genova non vuole essere da meno: «è importante garantire l'accessibilità a tutti» prosegue Borzani, «per questo tutti i giovedì la mostra sarà aperta fino alle 22.30 a prezzo scontato per gli studenti».

Attesa da mesi, la mostra non delude le aspettative. «Un lavoro eccezionale che riassume al meglio l'arte di mio padre», commenta Guadalupe Rivera Marìn, figlia di Diego, a Genova per l'occasione insieme ad altri ospiti speciali: Cristina Kahlo, pronipote di Frida, e Diego Lopez Rivera, nipote di Diego, oltre alla curatrice Helga Prignitz-Poda.
È insieme a loro che mi ritrovo a girare per le stanze dell'Appartamento del Doge di Palazzo Ducale e ad esplorare questa straordinaria fusione di arte e vita.

La prima parte della mostra è dedicata a Diego Rivera, spiega la curatrice Helga Prignitz-Poda, «anche perché, rispetto a Frida, lui era nato 20 anni prima». La prima sala è dedicata alle sue opere giovanili, alcune delle quali esposte per la prima volta. Dai quadri in stile cubista degli anni Dieci ai bozzetti giovanili «che rappresentano le fondamenta del suo futuro come pittore». Molti di questi disegni sono stati realizzati durante il suo viaggio in Italia nel 1921, fondamentale per la sua maturazione artistica: «influenzato dai grandi maestri del Rinascimento, dopo la sua esperienza italiana modificò totalmente il suo stile», spiega la curatrice. E aggiunge Guadalupe Rivera: «mio padre mi raccontava spesso che in quell'occasione aveva anche conosciuto Mussolini quando era comunista, e i due erano pure diventati buoni amici».

Frida, all'epoca, era alle prese con le sue prime opere, «intime e di piccole dimensioni, che ritraevano per lo più i suoi compagni di scuola», commenta Prignitz-Poda mentre prosegue il percorso espositivo. «Quando lei le mostrò a Diego, lui la incoraggiò e le disse di non farsi mai influenzare da nessuno». E il consiglio fu seguito alla lettera, tanto che, «pur avendo vissuto per anni a stretto contatto con lui, Frida non fu mai influenzata dallo stile di Rivera».

Tra le prime opere di Frida spicca il disegno L'incidente (1926), dipinto un anno dopo lo scontro tra un autobus e un tram in cui rimase coinvolta e che la costrinse a oltre 30 interventi chirurgici. Un episodio, questo, che l'avrebbe segnata per tutta la vita.
Di Diego, invece, notevoli gli studi per i murales politici, per i quali all'epoca era un artista famoso in Messico e non solo: dal piccolo disegno di nudo raffigurante Tina Modotti (1926), la grande fotografa italiana che tanta importanza ebbe nella vita di Diego e Frida, fino a quello enorme dedicato a Emiliano Zapata (1931)

Da qui in poi la vita e le opere di Diego e Frida non si slegarono più. Il loro amore burrascoso varcò i confini degli Stati Uniti, dove Diego era stato chiamato per una mostra. Qui rimase affascinato dall'industria dell'auto di Detroit: ne è testimonianza il ritratto di Edsel B. Ford (1932) accanto al disegno di una vettura che sarebbe stata realizzata solo qualche anno più tardi. «Rivera voleva mettere la sua arte a disposizione di un futuro migliore», spiega la curatrice. Da rivoluzionario quale era (da qualche anno era iscritto al Partito Comunista), però, il suo sentimento per gli States non fu solo d'amore, anzi. «Avrò avuto 5 o 6 anni e mi piaceva vestirmi da cow boy» ricorda a tal riguardo suo nipote Diego Lopez: «lui gli americani li detestava e una volta si è molto arrabbiato. Fino a quando ho detto una parolaccia, e allora ha esclamato con gioia: Ecco, questo è mio nipote!».

L'America di Frida è quella ritratta nel dipinto Autoritratto al confine (1932), in cui si immagina intrappolata tra antichi templi messicani e moderne industrie fumanti. Nei quattro anni trascorsi negli Stati Uniti, Frida iniziò a dipingere con maggiore continuità e determinazione, e a riversare sulla tela le sue sofferenze. Divenne amica dell'assistente di Diego, Lucienne Bloch: proprio lei salvò il suo unico affresco, Very ugly (1933), che Frida aveva gettato sul pavimento nel tentativo di distruggerlo.

Dopo un'ampia introduzione che permette di entrare in confidenza con l'animo dei due artisti, ecco i capolavori. Tornati in Messico, Frida e Diego proseguirono la loro relazione tormentata, un susseguirsi di tradimenti, vendette, separazioni e riavvicinamenti (nel 1939 arrivarono a divorziare, per poi risposarsi un anno dopo).

Nonostante i patimenti (o forse proprio per questo motivo) la loro ispirazione era al culmine: la mostra prosegue cronologicamente con decine di opere di piccole e grandi dimensioni in cui l'arte di Frida e Diego si avvicina - si sfiora a volte - per poi tornare su binari diversi. Disegni e dipinti a olio in cui i due artisti si ritraggono a vicenda: si scrutano, si analizzano, si disegnano seguendo le loro rispettive percezioni, mettendo in risalto i loro difetti fisici, quasi ironizzando sui loro traumi. Diego dipinge Frida accanto alle sue amanti. Frida si ritrae come una figura sola e desolata: il marito raramente si trova al suo fianco, più spesso è solo nei suoi pensieri.

Proprio in quegli anni Frida realizzò alcune delle sue opere più note, tutte in mostra a Genova: dagli autoritratti con gli animali Itzicuintli ed io (1938 circa) e Autoritratto con la scimmia (1943), dall'Autoritratto come Tehuana (1943) all'Amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot (1949), fino al suo ultimo dipinto a olio Autoritratto dentro a un girasole (1954), realizzato pochi giorni prima di morire.

A Palazzo Ducale, anche un'ampia sezione fotografica curata da Cristina Kahlo, pronipote di Frida, che racconta: «suo padre Guglielmo era un fotografo e i suoi scatti erano molto noti, soprattutto quelli di architettura e paesaggi naturali. Lei, fin da bambina, trovò naturale posare di fronte alla macchina». In mostra una ampia selezione di scatti di grandi fotografi - da Nickolas Muray a Manuel e Lola Alvarez Bravo, da Lucienne Bloch a Tina Modotti - che hanno immortalato Frida e Diego nelle situazioni più varie, formali e non: dai momenti privati (Frida che suona la chitarra; abbraccia il suo cane; dipinge, in ospedale, il suo busto di gesso) a quelli di ispirazione artistica (Diego che realizza un murale; Frida che dipinge un autoritratto mentre Diego la osserva), per la maggior parte ritratti in maniera naturale e spontanea.

Cristina non ha mai conosciuto Frida. «Mio padre però mi raccontava che era una persona amabile, simpatica, con un forte senso dell'umorismo nonostante tutte le vicissitudini che ha passato». Guadalupe Rivera, figlia di Diego, Frida l'ha conosciuta, invece: «era una persona molto divertente», conferma, «ma anche viziosa».

La mostra - organizzata da Skira e Palazzo Ducale, promossa dal Comune di Genova e dal Ministero dei Beni Culturali, con main sponsor Carispezia - è una bella occasione per riscoprire un percorso umano e artistico intenso come pochi altri nella storia del Novecento. Si parla già di 15 mila prenotazioni. «Frida Kahlo al giorno d'oggi è molto di moda perché c'è molta gente che si identifica nella sua sofferenza» commenta la curatrice Helga Prignitz-Poda: «poca gente, in Italia, conosce invece le opere murali di Diego Rivera».

Non solo la mostra, però. Per l'occasione Palazzo Ducale ospita anche una serie di incontri a tema: dal ciclo Il mondo di Frida Kahlo e Diego Rivera (20 ottobre, 4 novembre, 11 dicembre, 13 gennaio, sempre alle 17.45) alla conferenza della grafologa Maria Teresa Morasso per analizzare i manoscritti autografi dei due artisti messicani (17 novembre, ore 17.45), fino alle classiche visite guidate per le scuole con tanto di laboratori a tema (per info 010 8171646).
Il Cinema Sivori, per l'occasione, organizza la rassegna Frida e il cinema messicano (23 e 30 settembre, 7, 14 e 21 ottobre, sempre alle 20.30). E poi c'è il teatro: al Cargo di Voltri, nell'ambito della mostra, va in scena lo spettacolo Viva la vida! di Pino Cacucci (12 dicembre, ore 21); a Palazzo Ducale, invece, l'appuntamento è con gli spettacoli Frida afferrata alla vita e Frida euforia di una vita (28 dicembre e 17 gennaio, ore 21).

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