Libri Genova Venerdì 18 luglio 2014

Don Gallo, la tua piazza nel ghetto delle trans

Rossella Bianchi
© Andrea Carozzi

Venerdì 18 luglio, a partire dalle ore 18, è in programma l'intitolazione della piazza più grande del Ghetto di Prè a Don Andrea Gallo. Una serata di festa tra incontri, musica dal vivo e visite guidate nel centro storico genovese (leggi il programma della giornata).

Di seguito, la recensione della direttora di mentelocale Laura Guglielmi del libro In via del Campo nascono fiori di Rossella Bianchi, la transessuale che dagli anni Sessanta vive nel Ghetto e che dal 2009 guida l’Associazione Princesa.

Genova - Lo si legge tutto d'un fiato, In via del Campo nascono fiori di Rossella Bianchi (Imprimatur, 14.50 Euro). Una narrazione accorata, struggente, sincera. Che racconta un quartiere del centro storico di Genova, il ghetto, e le sue trasformazioni dagli anni Sessanta ad oggi, visto da parte delle protagoniste, le trans, che lo abitano ormai da cinquant'anni. Un'atmosfera restituita anche dallo storico libro fotografico I travestiti, di Lisetta Carmi, uscito nei primi anni Settanta, un libro che fece scandalo.

Per tornare all'autobiografia di Rossella Bianchi, sono tanti i motivi per comprarla e leggerla. Racconta la vita di un uomo nato del 1942, figlio di contadini, che si scopre diverso, non è attratto dalle donne bensì dagli uomini. Cerca di reprimersi, di trovare un buon lavoro e ci riesce anche, ma la sua vera natura non è quella di essere un impiegato in giacca e cravatta, ma semmai un'impiegata, che si veste e comporta da donna. Cerca di camuffarsi da uomo, ma non ci riesce. E perde più di un'occasione lavorativa. Così comincia a prostituirsi, una scelta che non vive mai come violenza, conscia che è l'unico modo per sentirsi libera di essere se stessa.

Mirabolanti le descrizioni del ghetto: da subito il giovane Mario Bianchi, non appena mette piede in quel quartiere dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi - siamo negli anni Sessanta - ne ha un impatto estremamente positivo: solidarietà, divertimento, un carnevale continuo, anche se la polizia non dà tregua.

Io ho un mio ricordo, un affresco secondo me simbolico del fascino di questa città. Ho frequentato la facoltà di Lingue negli anni Ottanta, in piazza Santa Sabina. Dalle finestre del bagno vedevo vico Untoria o vico delle Cavigliere. Le iscritte a quella facoltà in quegli anni erano tutte ragazze per bene, un po' piccolo borghesi. Ed ecco che se andavi in bagno, dalla finestra vedevi le trans che battevano nel vicolo. Una cosa che mi divertiva molto, che ben esprime come questa città da sempre sappia conciliare gli opposti in modo armonico. È questa una delle principali bellezze di Genova, che ha accolto il Gay Pride nazionale con una solidarietà che mi ha stupito. I nonni con i nipotini ai lati del corteo a battere le mani, dando il benvenuto all'estroverso popolo del Pride.

Una città provinciale dove è bello rintanarsi anche per Mario Bianchi negli anni Sessanta, una città che gli dà l'opportunità di diventare Rossella piano piano.

Rossella oltre che prostituirsi ha, nel corso della sua vita, tante relazioni profonde, fidanzati con cui sta per anni, che la amano e che lei ama a sua volta. Però tutte queste storie finiscono, perché alla fine dei conti poi i suoi uomini non hanno il coraggio di andare fino in fondo e preferiscono sposarsi con delle donne. Scrive Rossella, con amarezza: «In fondo non siamo altro che ruote di scorta, appena il gommista ripara il guasto non ci resta che rassegnarci a rientrare nel portabagagli».
Lei ci soffre, ma poi persegue sempre il suo obiettivo, essere indipendente economicamente, non dipendere da nessuno. E riesce sempre a recuperare il suo equilibrio.

Rossella racconta, decennio per decennio, quali sono state le cose più terribili che le trans del ghetto hanno dovuto sopportare: negli anni Sessanta la polizia, nei Settanta la droga, negli Ottanta l'Aids, nei Novanta l'immigrazione selvaggia.
E nel decennio successivo? Ho cercato di indovinare, ma non ci sono riuscita. Poi qualche pagina dopo Rossella svela che gli anni Duemila per le trans sono stati i peggiori. Perché? Ebbene, per la sindaca Marta Vincenzi e la sua ferrea volontà di chiudere i bassi delle sex workers.

Ma perché eliminarle? Le trans del ghetto da sempre avevano garantito l'ordine e avevano buone relazioni con gli abitanti, un po' come anche le prostitute della Maddalena prima della massiccia immigrazione.
Chi ha aiutato tutte quante loro a mettere fine a questa persecuzione? Una suora, Teresa, che le ha messe in contatto con Don Gallo, che con il suo impeto e la sua determinazione è riuscito a far bloccare la chiusura dei bassi. E le trans - con l'aiuto del Don - hanno costituito un'associazione, Princesa, di cui Rosella è stata eletta presidente.

Uno spaccato di vita prezioso, quello raccontato da Rosella Bianchi, vissuto nei vicoli resi famosi nel mondo - lo so che è un po' scontato dirlo ma c'è nello stesso titolo del libro - da Fabrizio De Andrè.

È bello che sia stata scelta una piazza del ghetto, proprio vicino a dove lavorano le trans, per intitolarla a Don Gallo. Andrea ne sarebbe stato felice, come se tutto quello che ha fatto nella vita avesse un senso: stare dalla parte degli ultimi e delle ultime.

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