Teatro Genova Teatro Akropolis Mercoledì 16 aprile 2014

I giochi linguistici di Teatro Belcan all'Akropolis

Michele Beltrami

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Genova - «Vengo da Rodari, da Bergonzoni, da Bartezzaghi, ma non rivendico alcuna appartenenza. Dopo il quarto spettacolo di Bergonzoni dove per i primi dieci minuti ridevo a crepapelle di fronte al suo genialità con la parola, me ne andavo poi con una sensazione di impotenza. Io che vengo da un percorso più legato alla condivisione e al lavoro collettivo, ho pensato che volevo costruire uno spettacolo dove chi è spettatore possa immaginare di partecipare». Il lavoro teatrale di Michele Beltrami ruota da tempo intorno alla magia delle lettere ai giochi da prestigiatore che con lettere e parole si possono innescare. Una sperimentazione nata non per  una necessità concettuale o intellettualistica, ma per ricostruire un percorso professionale che aveva visto mancare un elemento portante. Ora Teatro Belcan, ovvero Michele Beltrami e Paola Cannizzaro, arrivano a Genova all'interno della rassegna Testimonianze ricerca azioni di Teatro Akropolis con C Credo l’unico spettacolo al mondo con una sola lettera in scena solo giovedì 17 aprile 2014 all'Akropolis di Sestri Ponente, ore 21.

Proprio dalla sfida del fare senza, uscire dall'empasse di un isolamento che può diventare limite, Michele Beltrami è partito facendo dell'assenza, del togliere, del manipolare uno strumento di lavoro con cui ha costruito quella che oggi è una trilogia di cui C Credo l’unico spettacolo al mondo con una sola lettera è l'ultimo capitolo. Per capire come si è arrivati fin qui bisogna portare indietro il nastro e farsi raccontare la sua storia: «Nel 2007 ho costruito CabaretGodot insieme a Ettore Giuradei, cantautore bresciano. Lo spettacolo era basato su uno studio fantasioso della parola, quindi sulla rima, l'acrostico, il nonsense. Abbiamo girato insieme per l'Italia e per festival per tre anni. Poi Ettore ha deciso di dedicarsi completamente alla musica. A quel punto mi sono ritrovato a dover cercare un altro modo per scrivere. Sono partito da una scena di CabaretGodot, una scena di soli 5 minuti. Era un lavoro sull'acrostico della parola fiore. Da quello stesso meccanismo ho cominciato a figurarmi una parola, una sola parola su cui potessi lavorare con l'acrostico per un intero spettacolo. Ho pensato che la prima parola che avrei detto salendo sul palco poteva essere buonasera e così è nato Il Disumano e Disperato caso di Michele Beltrami l’unico spettacolo al mondo fatto da una sola parola (2011)».

Nel frattempo Michele incontra Paola Cannizzaro e insieme fondano Teatro Belcan, per cui Paola si cura della regia esterna di questo secondo lavoro. La volontà di estremizzare il concetto o metodo però non era ancora paga, così Michele e Paola si mettono al lavoro per costruire uno spettacolo su una sola lettera. Perché proprio la C?  «perché mi riportava al concetto di Cabaret, Commedia classica e contemporanea, di comico. Questa volta però il processo di scrittura è stato il frutto di un gioco collettivo, durato due mesi, che ha interessato 20 persone che tra loro non si conoscevano e che ho condotto su internet. Alla fine quando ho raccolto tutti i contributi e ho cominciato a metterli insieme ho scoperto un filo rosso molto forte che li legava: il concetto di crisi, crisi esistenziale, politica, economica, dei valori».

Il teatro come strumento per interpretare il reale e per superare la crisi in cui continuamente il mondo circostante si getta è la chiave di lettura con cui Michele Beltrami lavora a cui associa la componente collettiva, altro elemento imprescindibile per il superamento della crisi. In un'inesauribile attività combinatoria e a intarsio, dagli spettacoli sono nati anche dei libri: Elogio del buonasera e C Credo l'unico libro al mondo fatto da una sola lettera entrambi pubblicati dall'editore Liberedizioni (Brescia). «Nel secondo libro che ho anche illustrato ci sono delle cartoline che si possono staccare e inviare. Rappresentano un invito a tornare a comunicare su carta, che è commovente e ci permette di tornare a un tempo altro, a un tempo della condivisione». Nel secondo spettacolo della trilogia alla fine dello spettacolo Michele Beltrami invitava gli spettatori a mandargli un SMS. «All'inizio mi mandavano commenti allo spettacolo o saluti, ma io avevo chiesto di lavorare sull'acrostico della parola buonasera. Uno era: Bardati Uomini Organizzano Nelle Aree Sahariane Esplicite Rivoluzioni Arabe. Un altro: Bagascia Urticante Origine Nordafricana Ammaglia Silvio Estorcendogli REmunerazioni Ambigue. Insomma alla fine me ne sono arrivati circa 300 e ancora una volta ci ho lavorato su e ne è uscito l'Elogio del buonasera dove ogni acrostico non resta solo un gioco linguistico ma testimonia una lettura della realtà circostante».

E il progetto di condivisione insieme a quello di portare oltre la lingua prosegue. Ora il tentativo di proseguire oltre la lettera C è già ben avviato e a fine maggio porterà in scena la nuova produzione: Opera a orologeria (al Teatro LABA di Brescia in forma di studio il 31 maggio e 1 giugno 2014). «Questa volta ho lavorato sulla co-partecipazione del pubblico alla performance. In un percorso che alla fine sarà durato circa un anno, da ottobre 2013 a fine maggio 2014 - condotto con altre 6 persone, attori e attrici. Tutto ruota intorno alla lettera O questa volta anche se in origine volevo proseguire con la C e creare cicloni e C-cloni, ovvero vortici e cloni di me stesso. Alla fine comunque parte di quell'idea è rientrata: i coprotagonisti con me in scena (saremo 8 in tutto) saranno tutti vestiti come me, con la mia maschera che mi ha accompagnato in tutti gli spettacoli. Lavorare con la O non è stato affatto facile perché il numero di parole e di forme grammaticali in O è limitato, e molto rispetto alla C. Comunque era necessario trovare delle strutture che ci permettessero di seguire una forma: abbiamo optato per un'indagine sul tautogramma (testo con iniziali tutte in O), per la poesia monivocalica (solo vocali in O) e per i suoni onomatopeici in O anche in altre lingue e che rimandano a stupore, rabbia, sorpresa».

Ma è il procedimento la cosa più divertente, che racconta una storia a sé: «Abbiamo preso le prime pagine dei quotidiani per un mese e abbiamo osservato quante parole c'erano con la O: pochissime. La lettera più frequente era in realtà la U. Allora abbiamo pensato a un movimento occulto contro la O e contro la C, che sono entrambe lettere sovversive che si oppongono a un ordine prestabilito e autoritario. Ma il sottesto è sempre lo stesso: la necessitaà di reagire in modo creativo al mondo circostante».

Un peccato perderselo!

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