Weekend Genova Giovedì 17 aprile 2014

Alta Via, escursioni nella Liguria dove il tempo si è fermato

© Enrico Bottino
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Genova - L’antico nodo viario della Liguria, frutto d’intelligenza e raziocinio, fu realizzato pietra dopo pietra per inerpicarsi sulla dorsale appenninica e per spostarsi più o meno agevolmente di valle in valle attraverso percorsi laterali e vie alternative. A questa viabilità, incerta e difficile, condizionata dalla conformazione accidentata dell’entroterra, prese spunto negli anni ’80 un progetto promosso dall'Unione Regionale delle Camere di Commercio Liguri, dalla Federazione Italiana Escursionismo, dal Club Alpino Italiano patrocinato dalla Regione Liguria: l’Alta Via dei Monti Liguri.
Questo itinerario, riscoperto in veste escursionistica e turistica, ricalca mulattiere e antichi sentieri di crinale lungo il displuvio che delimita il versante costiero, da Ventimiglia fino alla Piana di Sarzana. Sono 440 chilometri caratterizzati da contrasti paesaggistici per la presenza dei monti a ridosso del mare, che rispecchiano pienamente le caratteristiche e le bellezze della Liguria, ideali per gli amanti del trekking.

Lungo l’Alta Via dei Monti Liguri si può scoprire la Liguria più recondita, lontano da spiagge rumorose e congestionate da bagnanti, scorrendo i principali ambienti naturali, oltre ad interessi storico-culturali spesso trascurati da un turismo abituato a identificare la Liguria con la sua riviera.

Salvo rare eccezioni, anche biker ed escursionisti a cavallo possono percorrere le 43 tappe, distinte da dislivelli insignificanti, difficoltà minime, ideali anche per famiglie con bambini.
Al percorso principale, evidenziato dal simbolo AV in campo bianco tra due bande rosse, si sovrappongono vie lastricate, vie asfaltate, vie di alpeggio e di transumanza,sentieri di collegamento che si spingono sempre più in alto, verso lo spartiacque, sia dal versante tirrenico sia da quello padano, immersi nei castagneti, poi nelle faggete, fino a giungere agli alpeggi e ai pascoli montani dove si aprono quegli orizzonti immensi che solo la Liguria sa dare.

L’itinerario: la grande escursione della Superba lungo l’Alta Via dei Monti Liguri 

Punto di partenza: Funicolare Largo della Zecca (Genova, piazza della Nunziata)
Punto di arrivo: Cavassolo
Difficoltà: E
Dislivello: + 950 metri a salire, 1250 a scendere
Tempo di percorrenza: dalle 9 alle 10 ore

L’itinerario descritto inizia nel cuore di Genova, ossia nei vicoli, testimoni silenziosi dei segreti della Superba. Qui pulsa la vita di tante anime che vivono negli spazi angusti di una città che cresce in verticale e che va percorsa necessariamente a piedi. Lo scrittore Vicente Blasco Ibáñez, uno degli illustri viaggiatori dell’Ottocento descrisse Genova come la città dei contrasti, dei grandi palazzi e dei miseri caruggi ... Ad eccezione di mezza dozzina di grandi strade che, tracciate a caso, costituiscono la spina dorsale della città, le altre vie si chiamano vicoli e ve ne sono di quelli che sono vere scale per le quali non si può transitare senza agguantarsi ad una rugginosa ringhiera di ferro (Il paese dell'arte).
Non è semplice districarsi tra gli stretti vicoli che tanto ricordano certi budelli delle medine di Marrakech, ma Genova può riservare agli escursionisti anche ampi orizzonti: basta abbandonare il centro storico, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, e dirigersi verso la funicolare di largo della Zecca. Qui cambia la prospettiva delle cose, è possibile adocchiare Genova dall’alto, infatti ci si ritrova in breve al Righi e nel Parco Urbano delle Mura.

Il percorso accomuna spunti di interesse storico-culturale, come le fortificazioni, l’acquedotto storico e gli agglomerati rurali, ad altri di rilevanza ambientale e paesaggistica. Iniziamo a camminare dalla stazione terminale della funicolare Zecca-Righi (presso Mura delle Chiappe), si sale lungo Via del Peralto, adocchiando parte di quella cinta settecentesca che racchiude ancora gran parte della città. Oltrepassato il Castellaccio e la torre della Specola, si sale a Forte Sperone, vertice settentrionale di un sistema fortilizio nato per proteggere il centro medioevale più grande d'Europa. Aggirato Forte Sperone si prosegue verso il secondo mastio a planimetria stellata, Forte Puin.
Lungo la strada militare si può intraprendere la breve deviazione verso Due Fratelli, due fortificazioni in posizione dominante sulla Valpolcevera.

Ormai siamo in vista di Forte Diamante, la punta estrema del complesso di fortificazioni genovesi: 14 tornanti salgono al punto più elevato del crinale che separa le valli Polcevera e Bisagno. Questa struttura, a forma poligonale, sorvegliava il passaggio di mercanzie, viandanti ed eserciti diretti alla città. Dalla sommità di Colle Diamante un sentiero (tre pallini rossi disposti a triangolo), scende a Trensasco attraversando un ambiente aperto e soleggiato. Si procede in direzione nord-est lungo la sterrata (segnavia X rossa), lasciandosi alle spalle Crociera di Pino e la Cappella di San Bernardo, si avanza lungo la carrareccia che ricalca la linea tracciata dalle tubature dell’acquedotto Val Noci, tagliando le pendici sud-est dei monti Tascee, Corvo, Butegna e Mezzano, con nuove vedute panoramiche sulle fortificazioni della Superba.

Nel momento che la rotabile in terra battuta si restringe a sentiero la si abbandona, si sale a sinistra, e attraversata una radura si guadagna quota lungo la dorsale prativa del Monte Alpe. Tagliate le pendicidella Rocca dei Rii,si è prossimi al Colle del Canile. Costeggiando ora palazzine, ville e giardini, si scende al valico di Creto grazie ad una rotabile asfaltata, accompagnata dal segnavia dell’Alta Via dei Monti Liguri.
Dal Colle si prosegue sulla dipluviale tra le alte valli dello Scrivia e del Bisagno. La sterrata, in corrispondenza di un valloncello, si restringe a sentiero; nella penombra di castagni e pini si risale il versante orientale del Monte Comua, fino a raggiungere Gola di Sisa, pianoro erboso sulla parte estrema della Val Noci. Si attraversano ora le recinzioni di un pascolo per poi aggirare le pendici nord del Monte Alpesisa e del Monte Lago, con scorci sul lago artificiale Val Noci che alimenta la rete idrica dei quartieri alti di Genova.

Giunti ai rilievi che chiudono la Val Bisagno, dalla sella del monte Lago (840 m), i versanti verdi, privi di paesi e strade, ci fanno dimenticare l’ambiente suburbano della prima parte dell’itinerario. Un piccolo paese, disposto su una terrazza, segna la prossima tappa del percorso. Si abbandona quindi l’AVML (diretta al Passo della Scoffera), per un ripido sentiero che scende fino a Canate. Il piccolo borgo del XIX secolo fu abbandonato negli anni ’50 del secolo scorso. Giungere a Canate di Marsiglia vuol dire immergersi in una condizione surreale in cui il tempo sembra essersi fermato, in straordinaria comunione con l’ambiente circostante. Nelle vecchie abitazioni è come se il tempo non fosse mai trascorso: si possono ancora oggi trovare torchi, botti per il vino, scarponi chiodati, vecchi calamai di vetro, lumini ad olio, lanterne di latta annerite, mestoli, posate, ciotole, secchi. Ritrovarmi qui, sul mio Appennino, a passare ore e ore in contemplazione di stanze vuote, un tempo piene di vita, mi fa apprezzare ancora di più le distanze guadagnate un passo alla volta.

Da Canate un sentiero dirige a levante, scende fino ad attraversare un ponticello in legno: un centinaio di metri più avanti si trascura la via che sale a Marsiglia per proseguire nel castagneto, perdendo gradatamente quota lungo l’alta Valle del Consasca (segnavia B su campo bianco). Scesi al greto del fiume, lo si costeggia fino ad una strada asfaltata che in meno di un chilometro conduce a Cavassolo. Qui si trova il prolungamento seicentesco dell'acquedotto storico di Genova. Questa imponente opera architettonica, che per quasi nove secoli assicurò l'approvvigionamento idrico alla città, oggi è rivalutata grazie ad un itinerario privo di dislivello che ci riporta nel cuore della città. Ma questa è un’altra storia.

Enrico Bottino

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