Il teatro di Stefano Massini: successo indiscusso - Genova

Teatro Genova Martedì 1 aprile 2014

Il teatro di Stefano Massini: successo indiscusso

Il principe: un momento dello spettacolo

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Genova - La sua biografia si apre su 16 diversi premi/candidature, ottenuti/e in meno di dieci anni - tra cui spicca il Tondelli all'unanimità del 2005. E se il recente passato della carriera drammaturgica parla di successi su successi, le ultime notizie anche lo vedono protagonista.

Stefano Massini, drammaturgo e regista, è sulla bocca di tutti o quasi. Certo, perché il suo nuovo lavoro sul capitalismo, Lehman Trilogy, «sarà il primo di un autore vivente per la regia di Luca Ronconi, in una produzione del Teatro Piccolo», mi racconta, nonché pubblicato da Einaudi con una prefazione, la prima, sempre di Ronconi. Ma ancora più fresca è forse la notizia che il suo Sette minuti, dramma incentrato sulla battaglia di un gruppo di operaie francesi, quindi tematicamente all'opposto di Lehman Trilogy, sarà diretto da Alessandro Gassman in una produzione che vede Ottavia Piccolo tra le interpreti e che ha già in programma 140 repliche. Per fortuna, ma soprattutto «per carattere», Stefano Massini  resta un drammaturgo «con i piedi per terra», come si autodefinisce e quello che gli importa è «raccontare storie. Per cui sono soddisfatto delle ultime novità, ma vado dove si fa teatro e non importa quale teatro. Io ci sto». 

Proprio in questa settimana, in cui è tanto al centro dell'attenzione, ben due suoi lavori recenti sono in scena a Genova in due diversi cartelloni: al Teatro Duse, dove era già stato ospite con Processo a Dio nel 2007 e L’arte del dubbio dal libro di Gianrico Carofiglio nel 2010, ora presenta un libero adattamento de Il principe di Niccolò Machiavelli in una produzione della compagnia Arca Azzurra - dal 2 al 6 aprile 2014. Al Teatro Cargo, dove già nel 2009 aveva portato Donna non rieducabile e nel 2011 L'Italia s'è desta, torna con African Requiem, ovvero gli ultimi 10 secondi della vita di Ilaria Alpi di cui questa volta è interprete Isabella Ragonese - solo venerdì 4 aprile 2014 - ore 21.

Un'occasione unica dunque si offre ai genovesi amanti del teatro e per chiunque avesse voglia di scoprire il talento di Massini nella sua estrema versatilità che ha abbracciato un preciso percorso in cui da anni si dedica a un'indagine intorno al tema del potere e a tutte le sue sfacettature o implicazioni. «Per me è interessante nella scrittura andare a parlare di ciò che si rifiuta o che interessa solo lo 0,01% delle persone: ciò che è zona d'ombra o è meno presente. È sulla dissonanza che bisogna lavorare. Il teatro deve suonare una nota stonata. Personalmente diffido del teatro in sintonia. E anche se queste due produzioni che sono in scena a Genova, casualmente in quasi contemporanea, sono presentate in relazione l'una al cinquecentesimo anniversario e l'altra al ventesimo anniversario dell’omicidio a Mogadiscio di Ilaria Alpi, voglio ricordare che entrambi i progetti vengono da lontano e da un interesse che prescinde da queste occorrenze. African Requiem è infatti del 2009, e per quanto riguarda Il principe, il lavoro della compagnia Arca Azzurra intorno alle opere di Machiavelli ha davvero radici molto profonde anzi direi che c'è una relazione pressoché identitaria con l'autore cinquecentesco».

La passionalità e concretezza di Stefano Massini nel parlare del suo lavoro mi colpisce sempre e quel suo flusso quasi inarrestabile di ragionamenti tanto ampi ha il fascino antico di chi guarda alla conoscenza fuori da rigide classificazioni. «La residenza di Arca Azzurra, quella personale ma anche teatrale è a San Casciano Val di Pesa, un'informazione che ha un peso importante rispetto al loro impegno nel portare in scena Machiavelli. Loro fanno le prove e dalla finestra del loro spazio guardano la villa in cui Machiavelli trascorse il suo esilio e scrisse molte delle sue opere, tra cui Il principe. Scrivendo da quel luogo Machiavelli stesso racconta nelle sue lettere a Vettori di una sua esigenza nuova rispetto al linguaggio, e che è legata alla nuova umanità che si trova a frequentare: contadini, lavandaie, intagliatori. Per questo fin dalla prefazione si impone di "scrivere in modo non ampolloso e non magnifico" per essere inteso da tutti. I componenti di Arca Azzurra sono eredi di quegli intagliatori, lavandaie e contadini ed è per questo che lo spettacolo ha qualcosa in più».

L'adattamento de Il principe ha generato una forte ibridazione del testo cinquecentesco - con interventi da Indro Montanelli, Goethe e Pasolini - ma non ha determinato una sua attualizzazione, al contrario l'attualità del materiale e del pensiero emergono da sé. «Le parole di Machiavelli sono rintracciabili all'80 %, in quel impervio toscano del '500 a cui sono affiancati raccordi molto buffi con altre opere dello stesso autore - commedie come: la Clizia e la Mandragola. L'attualità è sconcertante, quasi tragica. Sia rispetto al panorama politico, ma soprattutto per il ritratto che Machiavelli elabora del rapporto tra popolo e potere. È davvero allarmante quello che dice in particolare rispetto al ruolo della comunicazione in un'epoca tanto lontana dal concetto stesso di media. In pratica il messaggio rivolto al buon principe capace di tenere saldo il suo potere è di far la guerra o di inventare una causa di emergenza o di crisi intorno alla quale costruire un'immagine di successo e "andare al potere con vanto". E qui l'esempio è Fernando d'Aragona. Salito al potere in epoca di pace, si inventò l'invasione degli arabi a Granada, che era enclave araba sì ma pacifica, e trasformò gli arabi in minaccia, per andare a dargli battaglia e poi tornare trionfante raccontando di aver agito in nome della salvezza del suo popolo».

A proposito di African Requiem è più corretto parlare di progetto proprio perché al di là della scrittura, Stefano Massini ha creato una situazione produttiva che ha visto alternarsi tre diverse attrici. «Questo è un testo scritto per reazione. La mia reazione dopo una serie di repliche e presentazioni del testo su Anna Politkovskaja. Tutte le volte sentivo tornare un sottotesto ricorrente nella lettura del pubblico: ossia che quello era un omicidio avvenuto in un contesto dove la democrazia è arretrata.

Più passava il tempo più cresceva in me la necessità di ricordare i tanti giornalisti morti ammazzati nel nostro paese: Pecorelli, Impastato per fare solo due esempi. Poi però volevo trovare una Politkovskaja italiana e smantellare questo snobbismo che rende tutti ciechi. Nel 2009 questo mio testo era solo un'altra delle tante testimonianze, quell'anno infatti uscì un film con protagonista Giovanna Mezzogiorno, Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni. Ho scelto tre attrici diverse per rappresentare per così dire il prima il durante il dopo. La prima interprete è stata Ottavia Piccolo.

Per il secondo allestimento ho scelto Lucilla Morlacchi perché aveva il profilo di età che poteva avere Ilaria Alpi se non fosse morta e fosse invecchiata. Per la terza ho cercato, o meglio mi ha cercato lei: Isabella Ragonese che ha la stessa identica età di Alpi quando è morta. Ragonese era stata giurata al Premio Riccione e perciò si era letta il testo apprezzandolo molto. Io racconto solo gli ultimi 10 secondi della vita della giornalista italiana, ma porto alla luce anche di come la Somalia si senta la 21esima regione italiana per cui i negozi hanno tutti insegne italiane e il sultano di Bosaso ha preso la laurea a Padova. Ho scelto Alpi e non Pecorelli perché della mafia se ne parla, si scrive. Della Somalia non se ne sa niente o molto poco. Si fa presto a lavorare su posizioni preconcette, ma io credo che il teatro debba insegnare che tutto quanto è modificabile».

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