Attualità Genova Martedì 28 luglio 2015

Enrico Musso: pista ciclabile in via XX. L'ha dipinta Picasso?

Ecco un articolo della serie Mentelocale vintage, ma quanto mai attuale.

Vi riproponiamo una riflessione di Enrico Musso, consigliere comunale, professore di Economia dei Trasporti all'Università di Genova (e ciclista), che nel febbraio del 2014 scriveva per mentelocale un articolo sul progetto della nuova pista ciclabile in via Venti Settembre, diventato realtà proprio nei giorni scorsi.

La nuova mini pista ciclabile ha suscitato molte polemiche in città. Leggi l'articolo di Enrico Musso e dì la tua scrivendo a redazione@mentelocale.it.

Genova - Indovina quanto l’ho pagato? chiede di solito Tizio/Tizia a un amico/a, esibendo un acquisto, per stupirlo con l’invidiabile sconto ottenuto in qualche svendita. L’amico spara una cifra sensata, Tizio rivela quella vera e l’altro stupisce. Oppure l’amico spara una cifra ad minchiam mostruosamente bassa e rovina la festa a Tizio.

Ora spostiamoci a Genova, Italia. Tizio è il Comune (il comune amico, si autodefiniva in una pubblicità). Il Comune ha comprato per tuo conto, ma soprattutto con i tuoi soldi, una bella pista ciclabile. Non ti ha chiesto se la volevi, e soprattutto se e dove serviva. La piazzerà nella strada principale, via XX Settembre, 800 metri, e con l’occasione – se si è ben capito, perché non c’è molta trasparenza, e crediamo di sapere il perché – verranno ridisegnate e allargate le corsie dei bus.

Parentesi. Chi gira in bici – come me – vi dirà che le piste ciclabili servono se abbastanza lunghe e articolate da includere itinerari da origine a destinazione, o almeno la loro maggior parte. A un ciclista che, rischiando la vita, s’immola nel traffico genovese su un percorso di 7 o 8 chilometri, avere 800 metri di pista ciclabile non serve a molto. E quanto alle corsie dei bus, in via XX già ci sono: per migliorare il servizio, l’idea sarebbe farci passare degli autobus, non allargare corsie già deserte.

Ma, dicevamo: Indovina quanto l’ho pagato? potrebbe chiedere il Comune. Che poi sarebbe Indovina quanto l’hai pagato?, cioè quanto l’hai pagato tu, contribuente, perché ogni spesa pubblica si paga con le tasse (statali, regionali, o comunali, come la leggendaria Ici/Imu/Iuc/Tari/Tasi/Taci-basta-che-paghi).

Ecco, appunto. Quanto la pagheremo, questa pista ciclabile di 800 metri? Una pista ciclabile è, fondamentalmente, una riga sull’asfalto. Quindi il costo di realizzarla è il costo della pittura e del lavoro di chi la dipinge. Bene, questa qui avrebbe potuto dipingerla Picasso, perché costerà ai contribuenti un milione e trecentomila euro. Per 800+800 metri. Fanno circa 6.000 euro al metro quadro (dipende dalla larghezza della riga). Insomma: a metro quadro, l’asfalto pitturato costa come un attico di proprietà nei quartieri fighi. Dimenticavo. Nel prezzo è compresa anche una manciata di segnali per indicare che c’è la pista ciclabile.

Non è la prima volta che il Comune butta via soldi dei contribuenti con la scusa delle bici. Si è visto il plateale fallimento di due giri di bike-sharing. Il primo con bici elettriche, che sarebbe stata una buona idea se non fossero state sistematicamente guaste; il secondo con bici normali; le une e le altre sono state utilizzate quasi solo dai ladri, che poi se le sono anche tenute, se no che ladri sarebbero. Ma la palma per l’intervento più cretino va alla presunta pista ciclabile di via Milano / via Buozzi, che non è nemmeno una riga per terra, ma una decina di biciclettine dipinte sullo stretto marciapiede a mare. Anch’esse devono essere opera di De Chirico, perché l’intervento pare sia stato finanziato con oltre 200 mila euro. Un ipotetico ciclista che seguisse questo percorso, oltre a travolgere un numero imprecisato di pedoni – com’è ovvio, trovandosi su un marciapiede largo poco più di un metro – finirebbe la sua corsa stampandosi in una pensilina Amt, o in un cartellone pubblicitario, o inghiottito dalla scaletta che si apre a tradimento nel marciapiede e che conduce, credo, alla sottostante stazione ferroviaria. Per questo i rari ciclisti usano la strada, anche se in quel tratto è lievemente più pericolosa del circuito di Monza nel giorno del Gran Premio.

Questa storiella, purtroppo vera, di cui vedremo il risultato nei prossimi mesi sulla via più importante di Genova – che già fu teatro (comico) della rambla della Vincenzi e delle fantasie del prof. Bernhard Winkler da Monaco di Baviera – è istruttiva sotto diversi profili.

Primo. L’efficienza della spesa. Sono spesi bene i nostri soldi? Il rapporto qualità-prezzo, come si dice oggi. È il dato che colpisce di più. Ovviamente a condizione di saperlo, perché il Comune custodisce questa informazione come il terzo segreto di Fatima. Chiunque acquisti una riga sull’asfalto a 6000 euro al metro o si è fatto una pista (scusate, è una battuta terribile, ma non ho potuto resistere) o è qualcuno che non manderei nemmeno all’edicola a comprarmi un giornale. Invece noi li abbiamo mandati a governare la città. Una prece.

Secondo. L’efficacia della spesa. Cioè: questa roba, cercando di dimenticare quanto costa, almeno serve? (tantissimo, abbastanza, così così, poco, nulla). Gli unici moderatamente contenti saranno i ciclisti. Ma anche loro penseranno che con quella cifra si potevano fare chilometri e chilometri di piste ciclabili vere, e soprattutto utili, lungo le quattro direttrici principali della città, le due di costa e le due di valle, dove oggi andare in bici è come fare la Parigi-Dakar, uno deve prima salutare i propri cari, e se è credente confessarsi («Padre, ho votato per degli imbecilli»; «Quante volte, figliolo?»), perché ogni viaggio può essere l’ultimo. Oppure si poteva mettere qualche rastrelliera per il parcheggio.

Oggi la scelta (ma una cosa non esclude l’altra) è fra farsele rubare – nel mio caso, quattro volte in sei anni – oppure attaccarle a un segnale o a un semaforo, ammesso di trovarne uno libero, creando intralcio alla circolazione pedonale. Soprattutto ai ciechi, che cercano il punto di riferimento conosciuto e invece si polverizzano la tibia su una pedivella. A parte i ciclisti, tutti gli altri sono moderatamente scontenti. Per ora nessuno è incazzato come un puma, anche perché non abbiamo ancora apprezzato gli effetti dell’intervento. A proposito: il traffico privato che discende via XX sarà inspiegabilmente e sadicamente obbligato a svoltare a destra sul pavé di via Maragliano (avete capito bene!), che ovviamente sarà intasata, per ricongiungersi con il traffico di via Macaggi o via Ippolito d’Aste. Se siete un carrozziere che sta rilocalizzando l’attività, piazzatevi lì. La domanda sta per impennarsi, e voi offrirete un servizio a chilometro zero.

Terzo. Da dove escono i soldi? Il Comune obietta giulivo che «(tanto) sono soldi del Ministero dell’Ambiente», e aggiunge che sono vincolati a questo tipo di utilizzo. Ora, prima di tutto – se proprio si doveva restare nella ciclabilità – si potevano fare più azioni, e soprattutto più utili. E poi, non è che il ministero dell’ambiente i soldi li stampa nel sottoscala. Sono sempre soldi dei contribuenti (pro quota, anche genovesi), hanno solo preso una strada diversa per arrivare al Comune, e da questi essere inoltrati… già… a chi?

Quarto. A chi finiscono i soldi? Finiranno per caso ad Aster? Il leggendario carrozzone che ha ottenuto dal Comune l’affidamento diretto trentennale senza gara dei lavori su strade, marciapiedi, parchi e giardini, affidamento per il quale è insorta la stessa Autorità di vigilanza interna del Comune. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. I prezzi no, purtroppo: perché sono totalmente fuori mercato, fissati da Aster in monopolio, e pagati dal Comune con i soldi dei cittadini. Si spiegherebbe il milione e trecentomila. Una bella gara pubblica, e con questa cifra avremmo una rete di chilometri di piste, integrata con i bus, la metro, le stazioni e i parcheggi auto, ovunque rastrelliere per la sosta e colonnine di ricarica. Magari ci esce anche una statua equestre dell’assessore.

Quinto. Le priorità. Non solo le priorità di spesa (non c’era un modo migliore, fra quelli consentiti, di utilizzare questi soldi, anche sul fronte della mobilità sostenibile?) ma la capacità di decisione. Il piglio decisionista per fare a tutti i costi a prezzo altissimo una cosa che non serve a niente, o quasi, è in stridente contrasto con l’evitare accuratamente – talvolta con consapevole ambiguità – le decisioni sui grandi temi che paralizzano la città: la discarica dei veleni di Scarpino che inquina i rivi sottostanti e intossica le famiglie che ci abitano; la gronda autostradale su cui la maggioranza è contemporaneamente favorevole e contraria; il parco scientifico di Erzelli che finora non ha creato nemmeno un posto di lavoro; il futuro di Amt su cui la giunta e i suoi consulenti hanno già detto tutto e il contrario di tutto («Resterà interamente in mano pubblica», «Potrà essere in parte privatizzata», «Dovrà essere interamente privatizzata»); il futuro dell’Amiu; quello del Carlo Felice. Si potrebbe continuare, ma – come dice talvolta qualche calciotelecronista – «è finito il campo». Ecco, appunto. È finito il campo, e quasi anche il tempo. E a dirla tutta anche la pazienza un po’ scarseggia. Avete voluto la pista ciclabile? Adesso pedalate.

Potrebbe interessarti anche: , Genova, Bottino Corsetteria raddoppia e apre anche in centro , A Genova i Teatri Mobili: spettacoli su bus e camion con la Tosse , Ingress a Genova: battaglia contro gli alieni nei vicoli, il gioco di realtà virtuale , A Genova chiude Sorelle Ascoli, storico negozio di intimo: «Spese troppo alte» , Compagnia di San Paolo: 14 milioni a Genova in 2 anni per cultura e sociale

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

The front runner Il vizio del potere Di Jason Reitman Drammatico 2018 Nel 1988 la campagna presidenziale americana del senatore Gary Hart va a gonfie vele ma la sua corsa viene interrotta da uno scandalo sessuale: la sua relazione con la modella Donna Rice. Guarda la scheda del film