Attualità Genova Mercoledì 27 novembre 2013

È morto Raimondo Ricci, partigiano e dirigente Anpi

di
Raimondo Ricci
© Gianni Ansaldi

Giovedì 28 novembre, dalle ore 9.00 alle ore 12.00, la camera ardente di Raimondo Ricci viene allestita presso la Sala consiliare della Provincia di Genova (largo Eros Lanfranco 1).
Alle ore 12.00 il presidente dell’Ilsrec, Giacomo Ronzitti, terrà l’orazione funebre alla presenza delle massime autorità cittadine.
La salma sarà sepolta a Imperia.

Genova - È morto ieri sera, martedì 26 novembre, Raimondo Ricci, partigiano, deportato nel lager di Mauthausen, parlamentare e protagonista della vita democratica italiana, presidente nazionale dell’Anpi, presidente per vent’anni dell’Ilsrec di Genova. Aveva 92 anni.

Nato a Roma il 13 aprile 1921, in età adolescenziale Ricci trascorse due anni in Africa orientale, insieme con la sorella Maura, essendo stato il padre Emilio, di professione magistrato, nominato presidente del Tribunale di Harar in Etiopia. Rientrato in Italia nel 1939, dopo aver conseguito la maturità classica venne ammesso al Collegio Mussolini, succursale della Scuola Normale di Pisa nell’ambito degli studi giuridici. Nella città toscana Ricci si formò alla lezione di maestri quali Guido Calogero e Aldo Capitini, entrando in contatto con gli ambienti dell’antifascismo.

Chiamato alle armi nel 1941 e destinato alla Capitaneria del porto di Imperia, nei giorni successivi all’8 settembre si adoperò per la costituzione di un primigenio nucleo di lotta partigiana che avrebbe operato nella zona del monte Faudo, sotto il comando militare di Vittorio Acquarone. Arrestato dai fascisti nel dicembre 1943, di ritorno da una missione a Genova ove aveva stabilito contatti con il locale Cln, e rinchiuso dapprima nel carcere di Imperia e poi in quello di Savona, sotto la custodia della Gestapo, successivamente venne preso in consegna dalle Ss e trasferito nella IV sezione del carcere genovese di Marassi, destinata ai detenuti politici.

Sfuggito fortunosamente alla rappresaglia nazista del Turchino, che il 19 maggio 1944 fece 59 vittime prelevate dal carcere di Marassi, due delle quali erano suoi compagni di cella, alla fine di quello stesso mese di maggio fu inviato al campo di Fossoli, centro di raccolta per ebrei e prigionieri politici destinati alla deportazione nei lager nazisti.

Ricci giunse nel lager di Mauthausen, vicino alla cittadina austriaca di Linz, alla fine del giugno 1944 e vi rimase sino alla liberazione del campo, avvenuta il 5 maggio 1945 con l’arrivo delle forze armate americane. Fu all’interno del lager di Mauthausen, entrando in contatto con altri prigionieri politici italiani, tra cui Giuliano Pajetta, fratello di Giancarlo, che Ricci si iscrisse al Partito comunista italiano.

Dopo essersi laureato, nel dopoguerra, in giurisprudenza ed essere divenuto, come avvocato penalista, un principe del foro di Genova, Ricci intraprese una carriera politica nelle file del Pci che, a partire dal 1976, lo avrebbe portato in parlamento per tre legislature e, successivamente, al consiglio di presidenza della Corte dei Conti.
Nel 1992 Ricci è stato eletto alla presidenza dell’attuale Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, carica che avrebbe mantenuto per vent’anni, lungo i quali si è adoperato con grande energia e lungimiranza per intensificare e ampliare le attività e i progetti di ricerca scientifica dell’Istituto, divenuto, sotto il suo mandato, un punto di riferimento basilare della vita culturale genovese e non solo.

Membro del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia di Milano, cui fanno capo gli oltre cinquanta Istituti storici della Resistenza italiani, dopo essere stato vice-presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, nel 2009 ne è divenuto presidente nazionale, carica mantenuta sino al 2011.
Nel 2006 il Comune di Genova gli ha conferito il Grifo d’oro, massima onorificenza cittadina.

Così commenta la morte di Ricci il sindaco di Genova Marco Doria. «La mia generazione, nata dopo la guerra, ha avuto grandi maestri di democrazia e di libertà. Abbiamo imparato il valore dell’antifascismo e della Resistenza da testimoni di eccezionale forza morale. Abbiamo compreso il significato profondo della Costituzione italiana da padri costituenti o da interpreti appassionati. Di tutto questo Raimondo Ricci è stato esempio. Antifascista nella clandestinità, deportato a Mauthausen, dirigente dell’Anpi, parlamentare del Pci, avvocato insigne, difensore delle istituzioni democratiche contro l’eversione, le trame occulte e il terrorismo, ha espresso un senso alto della politica e ha lavorato nei decenni successivi alla Liberazione per costruire un rapporto nuovo, secondo i principi della Costituzione, tra le istituzioni democratiche e gli apparati dello Stato. La sua figura è strettamente legata alla storia e alla memoria collettiva di Genova, di cui fu anche consigliere comunale. Può indicarci valori di cui la società attuale ha grande bisogno».

«Non è retorico affermare che con Raimondo Ricci è veramente scomparso uno dei protagonisti della vita democratica italiana del dopoguerra» dichiara Giacomo Ronzitti, presidente dell'Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, «uno dei più lucidi e tenaci testimoni degli orrori del sistema concentrazionario nazista, una delle voci più autorevoli della cultura giuridica progressista: in altre parole un uomo della Repubblica nata dalla Resistenza, come forse egli avrebbe preferito autodefinirsi. Fino a quando le forze lo hanno sostenuto questi sono stati, infatti, i fili di quella tela che lui chiamava memoria e coscienza storica, senso dello Stato ed etica della responsabilità: per lui non era banale o astrattamente celebrativo richiamare il nesso inscindibile tra la lotta di Resistenza, la nascita della Repubblica e la promulgazione della Costituzione».

«Con lui se ne va un pezzo fondamentale di storia e di vita della Resistenza e dell’impegno politico e civile nel nostro Paese» afferma Piero Fossati, commissario straordinario della Provincia di Genova, che esprime «un dolore profondissimo e una infinita tristezza».
«Con la morte di Raimondo Ricci scompare una delle figure più luminose della storia di Genova , della Liguria, d’Italia», aggiungono Ivano Bosco e Federico Vesigna, Segretari Generali Cgil Genova e Liguria: «nella sua vita politica e professionale il mondo del lavoro ha sempre occupato una posizione centrale. Ricci ha sempre partecipato e solidarizzato con le battaglie sindacali per la difesa dei diritti dei lavoratori e per la conquista di migliori condizioni economiche e normative».

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