Libri Genova Giovedì 21 novembre 2013

Bruno Morchio: «Bacci Pagano tra la politica e l'amore»

Bruno Morchio
© Gianni Ansaldi

Giovedì 21 novembre, alle ore 18, Bruno Morchio presenta in anteprima il suo nuovo romanzo Lo spaventapasseri a Savona, presso la Libreria Ubik (corso Italia 46 r). Introduce lo scrittore Roberto Centazzo.

Venerdì 22 novembre, Morchio presenta Lo spaventapasseri nella sua Genova: appuntamento alle ore 17.30 nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale (piazza Matteotti). Presenta Laura Guglielmi, direttora di mentelocale.it. Con l'autore intervengono: Marco Doria, sindaco di Genova, e Luca Borzani, presidente della Fondazione per la Cultura.

Sabato 23 novembre, alle ore 15, Bruno Morchio è a Milano per Bookcity a Palazzo Morando (via Sant'Andrea). All'incontro partecipano anche Claudio Paglieri e Massimo Gardella, autori dei romanzi L'enigma di Leonardo e Chi muore prima, e Patrick Fogli.
Introduce Enrico Mottinelli.

Leggi su mentelocale.it un estratto del romanzo

Genova - È in libreria Lo Spaventapasseri (Garzanti, 2013), il nuovo romanzo di Bruno Morchio che vede l’investigatore dei caruggi Bacci Pagano alle prese con una nuova avventura. Questa volta a sfondo politico, tra un presente in cui si intrecciano mafia, partiti e giochi di potere e un passato fatto di utopia, rivoluzione e movimenti, quando si credeva di poter cambiare il mondo. Per Bacci arriva anche l’amore, sulla scena spunta infatti Lou, una bionda dagli occhi di ghiaccio, che gli farà perdere la testa.

Bruno Morchio è venuto a trovarci in redazione per raccontare un po’ di retroscena del suo nuovo noir, l’ottava avventura con protagonista Bacci Pagano, che arriva dopo la pausa presa dallo scrittore con il romanzo Il Profumo delle bugie.

Laura Guglielmi: «Tutta la vicenda prende il via a partire dalla telefonata di un ex compagno di liceo che ha deciso di candidarsi a senatore. Una storia che si ispira al tuo trascorso personale, quando hai deciso di appoggiare la campagna di Marco Doria nel 2012. Perché hai scelto come motore narrativo proprio il tuo impegno a fianco del sindaco?»

Bruno Morchio: «La militanza a sostegno di Marco Doria è arrivata dopo tanti anni in cui ho fatto politica attraverso il mio lavoro di psicologo e con la scrittura. La campagna elettorale è stata per me un’esperienza talmente esaltante al punto che alla fine, quando poi Marco ha vinto, avevo detto ai compagni del comitato, Credo che il mio prossimo romanzo racconterà di tutto questo e si chiamerà Il mio amico candidato. A poco a poco la trama ha preso corpo mentre scrivevo, iniziando però a complicarsi e a nutrirsi di fantasia».

Laura Guglielmi: «Come l’ha presa Marco Doria? E quanto il sindaco di Genova assomiglia all’amico avvocato di Bacci, Cesare Almansi?»

Bruno Morchio: «Per ora Doria ancora non mi ha ancora detto niente, quello che pensa sarà una sorpresa anche per me, lo scoprirò alla presentazione. Comunque Almansi è un personaggio volutamente ambiguo che ha ben poco a che fare con Doria. All’interno del romanzo il responsabile della propaganda sostiene che il suo peggior difetto, ma anche la sua migliore qualità è una fiducia indefessa negli esseri umani. Una fede che lo porterà a nascondere uno scheletro nell’armadio, per aver coperto in gioventù un amico d’infanzia».

Laura Guglielmi: «Lo Spaventapasseri è un romanzo che insiste sul fare i conti con il proprio passato. Concordi che può essere anche visto come atteggiamento simbolico di un’Italia che non riesce ad accettare la storia e a guardare al futuro? »

Bruno Morchio: «Il romanzo esordisce con una frase di Jean Claude Izzo tratta da Churmo: Interrogare il passato non serve a niente. È al futuro che bisogna fare le domande. Senza futuro, il presente è solo disordine. Questo rapporto tra passato e futuro è un po’ l’idea su cui si impernia l’ossatura concettuale del libro. Da un lato sul piano politico con la vicenda di Almansi, avvocato che difende i deboli, gli immigrati, l’ambiente e il paesaggio con l’obiettivo di creare un progetto di legge sulla tracciabilità dei rifiuti, dall'altro sul piano personale con il nuovo amore di Bacci, Lou, che lo ridesta dalla depressione in cui era caduto alla fine di Rossoamaro».

Laura Guglielmi: «Secondo me la vicenda di Almansi che falsifica la sua storia personale è anche una metafora dell'Italia che non riesce mai fare i conti con il suo passato. La maggior parte degli italiani pensa di aver vinto la seconda guerra mondiale, non ha voluto fare i conti con il passato fascista, al contrario la Germania ha pagato per essere stata nazista. Se non fai i conti con il tuo passato, non riesci ad avere un futuro. Sei d’accordo?

Bruno Morchio: «È vero, lo scheletro nell’armadio non è solo privato, ma è qualcosa di più. Nel romanzo c’è anche una critica ad alcuni simboli del passato: nel ’68 pensavamo di poter cambiare tutto, ma abbiamo forse consegnato ai nostri figli un mondo migliore di quello che i nostri padri avevano consegnato a noi? Secondo Bacci no. Infatti a un certo punto dice: Io non ero un terrorista, io credevo nella democrazia. E a chi gli chiede se ora non ci crede più, Bacci risponde Non c’è democrazia senza lotta di classe. Noi la lotta di classe l’abbiamo predicata, però gli altri l’hanno fatta sul serio e l’hanno vinta».

Laura Guglielmi: «Un giovane che legge il tuo romanzo non rimane colpito negativamente da quello che è avvenuto in quegli anni?».

Bruno Morchio: «Sì, c’è questo rischio, ma in effetti il romanzo è indirizzato a chi ha vissuto quell’epoca, quando sembrava esserci uno slancio per cambiare il mondo. E possiamo dire di essere stati gli ultimi che ci hanno provato davvero a modificare la situazione, poi non c’è più stato un movimento di quelle proporzioni».

Laura Guglielmi: «A proposito di passato e presente, questo è un romanzo in cui Bacci ha perso il gusto della vita, pensa alle pensione, medita sulla vecchiaia, per quanto dall’altro lato senta di nuovo scorrere il sangue nelle vene, grazie a Lou. Ti pongo una domanda un po’ tecnica. Se il detective invecchia troppo, come puoi andare avanti per tanti altri anni con Bacci come protagonista?»

Bruno Morchio: «Bacci ha iniziato le sue avventura quando era vicino ai cinquant’ anni, mentre ora ne ha quasi sessanta, più o meno la mia età. Il mio personaggio è anche un mediatore del mio vissuto e cambia con me, è difficile che fermarlo a un’età precisa e farlo diventare seriale.

Infatti, quando sono stato a Berlino, perché c’era una tv interessata a realizzare una serie, volevano ringiovanirlo: secondo loro un cinquantenne non sarebbe stato abbastanza mediatico. Io ho obiettato che non capivo come potessero togliergli 10 anni e dire che era finito in galera negli anni Settanta. E poi Bacci non è l’unico detective di quell’età, per esempio c’è Selbs Betrug, il detective creato da Bernhard Schlink che è un settantenne, così come Kurt Wallander di Henning Mankell».

Laura Guglielmi: «Riguardo a Genova mi ha colpito quando scrivi che è come un vecchio demente che ha dimenticato la strada di casa, una frase molto forte. In più a un certo punto del romanzo parli di una Genova dalla quale i giovani sono costretti a scappare via. Secondo me stai attribuendo alla città anche colpe che non ha. Non è che altrove in Italia sia diverso, perché è vero che i giovani fuggono, ma fuggono da qui, quanto da Roma, Milano o Torino. Un figlio disoccupato costa meno a Berlino che a Milano, per la sua famiglia».

Bruno Morchio: «Certo, non è solo una questione genovese, ma anche italiana e diventerà un problema europeo. Quel brano, però, come spesso accade anche in altri romanzi va contestualizzato, infatti finisce col dire che nonostante questo, Genova continua a essere approdo di destini, di persone che arrivano e che qui cercano una nuova patria. È vero che la nostra è una città sull’orlo del baratro, ma ci sono anche cose positive. Una mia esperienza di cui non parlo mai, per esempio, è quella che svolgo nell’ambito della Asl, dove gestisco una ventina di giovani specializzandi delle scuole di psicoterapia. Sono ragazzi che si danno tantissimo da fare, perché hanno una grande passione e voglia di imparare. Arrivano dalle università, non hanno mai visto un paziente. Noi li portiamo per mano fino alla specialità. Per me è l’unica esperienza che dà senso al mio lavoro, perché quello che è davvero mortificante all’interno del servizio pubblico è sapere che quando l’ultimo di noi andrà in pensione, non ci sarà più ricambio. Lavorare in un posto dove non ci sono giovani è terribile, senti che tutto il tuo bagaglio se ne va con te».

Laura Guglielmi: «Cos’è che Bacci sente di più, Genova, la giustizia, il rapporto d’amore, la politica, il sesso, l’amicizia o il suo lavoro?»

Bruno Morchio: «La verità. Bacci è affamato di verità, si ostina a cercarla, perché è l’unica forma di calore e potere che rimane. Rispetto al giallo classico dove lo scopo finale era trovare il colpevole e metterlo nella mani della Giustizia, nel noir quello che importa è la verità. Una verità che consente di riscattare destini ed esistenze, quelle delle vittime, ma talvolta anche quelle degli assassini».

Laura Guglilemi: «Bacci ha una nuova relazione, che però a differenza di altre avventure passate, nonostante i tira e molla, questa volta è molto meno fisica, più meditativa, più analitica e più difficile. Sei d’accordo?»

Bruno Morchio: «Bacci è più interessato ai sentimenti che non al sesso. È sempre stato affamato d’amore, perché non è stato tanto amato da piccolo e naturalmente si innamora di una donna che non lo ama o che pare non amarlo».

Laura Guglielmi: «Le parti più liriche del libro sono quelle che riguardano i cieli, azzurri e frustati dal vento. Quanto sono importanti per te?»

Bruno Morchio: «Quando scrivo sono sempre scrupolosissimo e sono andato a informarmi su un sito, Europameteo che fornisce il tempo ora per ora in base alle date scelte. Quello in cui è ambientato il racconto era un periodo piovoso, freddo, ma con alcune giornate di sole in cui la tramontana spazzava via tutto. Questa è una caratteristica della nostra città: quando si alza il vento e vedi le nuvole andarsene lontano, con il cielo che cambia colore diventando interamente azzurro, è bellissimo. Per me è una sensazione liberatoria».

Laura Guglielmi: «Se Bacci continua a vivere in stradone Sant’Agostino, questa volta il quartiere protagonista è il Carmine. Cosa rappresenta il Carmine per Bacci e cosa per Bruno?»

Bruno Morchio: «Il Carmine mi piace perché ha quest’aria di paese. Ha questa disgrazia di essere tagliato fuori dal resto della città vecchia, da quest’arteria che è via Bensa e questo lo caratterizza, facendolo diventare una realtà a sé, molto periferica. Ma è davvero un paese dove tutti si conoscono. C’è anche da dire che il Carmine è stato molto importante nella storia recente di Genova, per la vita politica e culturale della città. Lì è stato viceparroco Don Gallo e lì era un punto dove andavano a convergere tutti i sessantottini. Non è una zona vecchia, è piena di giovani, c’è un continuo turn over. Diciamo che la borghesia genovese si diverte a vivere al Carmine per poi trasferirsi a Castelletto, Albaro o nel Levante».

Laura Guglielmi: «Ci sarà una fiction con Bacci Pagano, verò?»

Bruno Morchio: «La Rai ha già progettato le prime due puntate, tratte da Maccaia. Sono studiate in funzione di una serie, con già la presenza di personaggi dei libri successivi e mi hanno anche chiesto di fare da supervisore. Per ora, però, non ci sono ancora certezze, anche se spero che presto vedremo Bacci sul piccolo schermo».

Glielo auguriamo anche noi, sarebbe proprio bello vedere Genova e i caruggi protagonisti in TV

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