Weekend Genova Domenica 8 settembre 2013

Forti di Genova: Sperone, Diamante e Castellaccio. Come uscire dal degrado?

La vista dal Forte Begato
© Leonardo Parigi
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Continua il nostro reportage sulle colline di Genova. Dal Righi al Parco del Peralto, oggi ci occupiamo dei Forti genovesi, che purtroppo sono lasciati a loro stessi.
Come uscire dal degrado?
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La canzone del video è Gortoz A Ran, di Denez Prigent.
Video e immagini a cura di Leonardo Parigi.

I Forti rappresentati nel video e nella galleria fotografica sono il Forte San Giuliano, il San Martino, il Santa Tecla, la Torre di San Bernardino, il Forte Sperone e il Forte Begato.

Genova - Sperone, Castellaccio, Begato. E poi Diamante, Puin, Quezzi, Richelieu. I nomi dei Forti di Genova rievocano epoche antiche, spesso dimenticate e lontane. Eppure, nella città con il centro storico più vasto del continente, è bizzarro tralasciare una parte così importante e consistente della storia cittadina, e della sua geografia. Se Genova è sempre stata riconosciuta dal mare, è pur vero che la celebre frase di Petrarca recitava: «Vedrai una città regale, addossata a una collina alpestre, Superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica Signora del Mare».

Il piccolo agglomerato sul golfo che fu distrutto dai cartaginesi in marcia su Roma aveva già una cinta muraria, e fu solo la prima. Ad oggi se ne contano ben sette, costruite una sull'altra, sempre più lontane dal centro cittadino. Quando diede i natali a Cristoforo Colombo, Genova aveva mura ben più limitate di oggi, ma che servirono comunque a respingere, nel corso del tempo, i francesi, i piemontesi e, dopo la costruzione delle nuove mura, l'assalto degli austriaci.

Il Righi, il Parco delle Mura, il Peralto. Le colline alle spalle della città sono vissute dai suoi abitanti in maniera limitata, e se sul mare tutto è già stato inventato, costruito, sfruttato, la zona collinare è utile per lo sport, dal jogging al trial, dalle mountain bike al bird-watching. Tutto qui? Dei sedici forti presenti sul territorio genovese, solo alcuni sono utilizzati: il Forte San Giuliano, in corso Italia, è una caserma dei carabinieri, conosciuta ormai in relazione al G8 del 2001. Il Forte San Martino, abbandonato da tempo, dovrebbe diventare la nuova sede del comando provinciale e regionale del Corpo Forestale, e da anni si discute sul possibile utilizzo del Forte Ratti come nuovo carcere, che dovrebbe rimpiazzare la casa circondariale di Marassi. Poi, il nulla.

Per anni si sono svolte molte feste, legali e illegali, dentro o alla base del Forte Sperone, e al Castellaccio sono presenti delle sale prove per le band della città. Il Forte Begato, una volta deposito dell'esercito, venne individuato come punto ideale per rilanciare l'area con una serie di eventi e manifestazioni pubbliche nel lontano 1990. Da allora sono stati spesi oltre 7 milioni di Euro per ristrutturare e rendere agibile la struttura, grazie ai finanziamenti comunali, regionali ed europei. Tuttavia, l'incuria e l'abbandono hanno vanificato tutti gli sforzi, e oggi il forte è chiuso e abbandonato, a disposizione di chi si vuole divertire rompendo le ultime finestre rimaste intatte.

Il Santa Tecla, alle spalle del quartiere di San Martino, è stato recentemente sottoposto a una serie di restauri e manutenzioni grazie al Progetto Peripheria dell'Unione Europea. Al suo ingresso, un piazzale con i tronchi tagliati per farne dei comodi tavoli accoglie i visitatori, che possono godere di una vista magnifica verso levante e Portofino. Ma basta superare l'arco di volta per scoprire la reale situazione della struttura: bidoni arrugginiti, strada dissestata e una giungla accolgono i temerari che si spingono ad ammirare il maschio sulla collina.

I Forti rappresentano davvero un'occasione incredibile per il turismo sostenibile e per lo sviluppo occupazionale di Genova. Proprietà del Demanio, non è certamente possibile immaginarsi che il comune o qualsiasi altro ente pubblico si possa accollare la loro ristrutturazione in toto, anche se negli anni vari progetti (poi miseramente falliti), avevano provato a rilanciare i castelli. Purtroppo, però, il degrado e l'abbandono hanno vinto la battaglia, anche perché la mancanza di fondi è sempre contestuale alla scarsa lungimiranza progettuale. E allora perché non provare, ancora una volta, a immaginare qualcosa di diverso?

Dal Diamante allo Sperone, i percorsi per gli amanti del trekking sono l'ideale. Perché non immaginare maneggi e ristoranti, con la possibilità di dormire magari in un campeggio al Forte Begato? Si dirà: non ci sono i soldi. Ma certo, però si può iniziare un serio percorso per trovare formule in grado di sviluppare un'area enorme (sono 870 gli ettari che costituiscono il Parco delle Mura) senza snaturarne la storia. Non chiediamo una nuova Eurodisney, ma che i forti siano vissuti non soltanto per una gita con il cane o per una corsa pomeridiana, ma per eventi e manifestazioni (ovviando, ad esempio, all'annosa questione della movida genovese), musei, alberghi, concerti.

Le strade che portano al Righi, di certo, non sono le migliori. Le condizioni climatiche, inoltre, non suggeriscono un turismo di massa, e, anzi, favoriscono la possibilità di utilizzare nel modo migliore l'area collinare, in modo da sviluppare un turismo sostenibile, oggi ormai realtà economica primaria per una regione come la Liguria. I Forti possono essere ciò che l'Expo è stato per il porto nel 1992, dove un'area inutilizzata e semi-abbandonata è stata ridisegnata per dare nuova linfa vitale alla città, cambiandone, ancora una volta, la storia.

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