Mostre Genova Museo di Sant'Agostino Mercoledì 28 agosto 2013

Guerrino Pocaterra: le foto al Museo di Sant'Agostino

Guerrino Pocaterra - nel video Pocaterra in dialogo con Massimo Sorci, addetto stampa del Comune di Genova
© Leonardo Parigi
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Genova - Partigiano, meccanico, operaio. Ma anche marito, padre e fotografo. Guerrino Pocaterra ha 98 anni e ha vissuto tante vite diverse, anche se la forza nel raccontarle è quella di qualcuno che ha ancora una lunga passione. Nato e cresciuto a Copparo, cittadina ferrarese di 16mila persone, Pocaterra vive la storia italiana del Novecento sulla propria pelle.

Già marito a 18 anni, durante la guerra diventa partigiano. «Una volta sono arrivati i tedeschi», racconta con enfasi, «e io sono saltato giù dalla finestra per non farmi trovare. Sono rimasto tutta la notte sdraiato su una scala a pioli in un pollaio, circondato dagli animali». Sfollato a Como, entra in contatto con la resistenza milanese, e sfiora la cattura di Mussolini. Combatte con Anatolij Karasov, partigiano russo che partecipò alla resistenza italiana insieme ai fratelli Cervi, e va a trovarlo «a Leningrado. Siamo stati dieci giorni ospiti da lui».

Da allora Guerrino Pocaterra inizia a viaggiare: prima arriva a Genova, a lavorare come meccanico, e poi in Africa. Nel 1950 il Kenya, poi Uganda e Tanganyka «Ma ora si chiama Tanzania, non si sbagli», assunto dalla Stirling Astaldi come operaio per la costruzione delle dighe. La passione della fotografia inizia presto, con una 6x9 regalata da un amico: «Ma io non ci credevo che fosse un regalo, secondo me l'aveva rubata e io non la volevo usare». In Kenya Pocaterra acquista una Leitz, e inizia a scattare fotografie. Il Kilimangiaro «coperto di ghiaccio, uno spettacolo incredibile» e il Lago Vittoria, le tribù ugandesi, le dighe.

Tornato in Italia, resta a Genova, con la famiglia, e qui sviluppa davvero la sua passione. Le fotografie raccontano della città nel dopoguerra, di un Carmine con le osterie aperte e della desolazione dei palazzi bombardati. Ma anche la natura, con il parco del Beigua e i fiori della Liguria. «Il mio posto preferito? Nervi. Perché quando andava male, e di soldi non ce n'era, mi ripetevo sempre: nervi a posto, nervi a posto». I viaggi a Berlino e Stoccolma negli anni '60, a Mosca e poi in Cina. «Ora non posso più fare niente» si lamenta, «i miei figli mi stanno sempre addosso».

La mostra al Museo di Sant'Agostino (visitabile fino alla prima settimana di settembre) ha tre punti cardine su cui si struttura, tre storie intrecciate anche se diverse tra loro. Copparo, con la crescita e la vita personale. Genova, città del lavoro e della vita adulta, e la natura, i panorami, la Liguria. «Come si arriva a quasi cento anni? È questione di lavoro. Basta che non sia troppo».

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