Concerti Genova Venerdì 19 luglio 2013

Baustelle in concerto @ Mojotic. L'intervista a Francesco Bianconi

Genova - I Baustelle suoneranno al Mojotic Festival sabato 20 luglio, immerse nella cornice della Baia del Silenzio. Un concerto attesissimo dal pubblico genovese, un po' per la particolarità della location, un po' perché Sestri Levante è affezionata alla band milanese, che fa tappa per la terza volta nella cittadina delle due Baie.

Con il loro nuovo album Fantasma, il sesto in carriera, i Baustelle sono ritornati sulle scene e così, in attesa del concerto, abbiamo fatto qualche domanda a Francesco Bianconi, cantante del gruppo.

Il Fantasma tour, che vi porta in giro per l'Italia da febbraio, in alcune date ha visto la partecipazione di un'intera orchestra. Raccontateci questa esperienza. Come è nata questa idea e come avete conosciuto il musicista Enrico Gabrielli?
«L'idea dell'orchestra la covavamo da molto tempo. Vuoi per un ritorno di incoscienza, vuoi per il fatto che ci sembrava la modalità di arrangiamento più adatta alle canzoni che stavamo scrivendo, ci siam detti: facciamolo adesso. Anche Gabrielli lo conoscevamo già, aveva persino suonato delle parti strumentali nei Mistici dell'Occidente. Abbiamo affidato a lui il compito di arrangiare la parte sinfonica del disco, perché sapevamo che lo avrebbe fatto in maniera non convenzionale. Enrico è il mio ideale di musicista moderno: ha una formazione classica ma, spesso e giustamente se ne dimentica. In questo modo si esorcizza il manierismo, che nella musica pop è sempre, ahimè, in agguato».

Come sta andando il tour? Che ne pensate della realtà live italiana?
«Il tour sta andando bene, visti e considerati i tempi di crisi che l'Italia attraversa. Abbiamo fatto sold out quasi ovunque nei teatri, nella parte invernale della tournée, e siamo molto contenti del risultato: Fantasma è un disco con canzoni fuori dalla norma, e arrangiamenti complessi, e la promozione radio e tv è stata minima».

I vostri riferimenti musicali sono sempre i più vari, così come quelli cinematografici che ispirano i vostri videoclip: visto l'ambiente marinaresco, scegliete cinque titoli, tra dischi, film e libri, da portare assolutamente nella famosa isola deserta.
«Isola deserta... Dunque, vediamo, i primi che mi vengono in mente. Libri: Iliade, Bibbia, Divina Commedia, Metamorfosi di Ovidio, Corano. Dischi: Pet Sounds, White Album, The Velvet Underground & Nico, Blonde on Blonde, il cofanetto con l'integrale di Mozart. Film: Quarto potere, Uccelli, C'era una volta il west, Otto e mezzo, Sciuscià».

Tornate a Sestri Levante per la terza volta. La primaè stata nel 2005. Cos'è cambiato nel vostro fare musica dal vivo, in questi otto lunghi anni?
«Sicuramente siamo più professionali e più esperti sul palco. La voglia di suonare è rimasta la stessa».

Il tema dell'ultimo disco è importante e profondo: la morte. Perché avete scelto di cantarne ora?
«In realtà il tema del disco è il tempo. Parlandone è inevitabile affrontare il sotto-tema della morte: il concetto di tempo è molto legato a quello di termine biologico dell'esistenza. Non so dirti perché sia stato scelto. Forse è la cosa più naturale a cui pensare quando si è nel mezzo del cammin di nostra vita».

Delle sue diciannove tracce qual è la vostra preferita?
«Nessuna in particolare. Quella che mi emoziona di più, cantandola dal vivo, è al momento Il futuro».

È risaputa la tua passione per la canzone e le liriche di Fabrizio De Andrè: questo è il suo mare e la sua terra. Quanto manca alla musica italiana?
«Dal mio punto di vista, parecchio. De Andrè è riuscito a mescolare massa e contenuti con grande eleganza. Questa dote, mi duole dirlo, nella musica popolare italiana è in netto ribasso».

E a proposito di musica italiana, c’è qualche realtà artistica con cui vorreste collaborare? Quali sono vostri prossimi progetti?
«Ci sono artisti e band molto interessanti, ma la crisi del mercato non aiuta certo la loro diffusione. Collaborazioni? Non abbiamo mai amato granché inserire duetti e guest star nei nostri dischi. Da autore mi piacerebbe scrivere una canzone con Franco Battiato, un vero sperimentatore, oggi come trent'anni fa. E scusate se è poco, coi tempi che corrono».

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