Libri Genova Lunedì 15 luglio 2013

Don Gallo: Vivo e vegeto. Un testo inedito dal nuovo libro

Don Andrea Gallo

Pubblichiamo in questa pagina un testo inedito di Don Andrea Gallo, pubblicato per la prima volta all'interno del libro Vivo e vegeto (Piemme, 2013, 106 pp, 12 Eu).

Proprio Vivo e Vegeto si intitola la serata in programma giovedì 18 luglio a partire dalle 20.30 al Palacep di Genova Prà: una festa per celebrare quello che sarebbe stato l'85esimo compleanno di Don Gallo.
Tanti gli ospiti attesi: da Vladimir Luxuria a Alba Parietti, da Teresa De Sio a Antonio Padellaro. E poi le autorità: il sindaco di Genova Marco Doria e quello di Milano Giuliano Pisapia, il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e il sindacalista Maurizio Landini. Qui il programma completo della serata.

La persona al centro

Genova - Sin dall’inizio della nostra esperienza, come Comunità San Benedetto, ci siamo messi dalla parte dell’emarginato, e intendiamo rimanerci.
Siamo coscienti di essere ancora lontani da quel mettersi vitalmente nelle situazioni di coloro che vivono il disagio. Eppure siamo consapevoli di quanto sia necessario infilarsi nella loro pelle, entrare nel loro mondo con simpatia, comprendere la cultura e l’ambiente in cui sono cresciuti.
Incontriamo molte difficoltà, personali e sociali. Non è facile rapportarsi con chi ha perso o non ha mai avuto salde motivazioni al vivere, quelle che aiutano ad accettare la propria esistenza e la convivenza con gli altri. C’è sfiducia, insicurezza e paura.
Dilaga la non accettazione di sé e degli altri, e quindi crescono abulia e aggressività negativa, che si esprimono sovente con gesti distruttivi o autodistruttivi.

Il nostro stile, pur con i suoi limiti, è teso a far scoprire e assaporare il gusto della libertà. Talvolta ci sono condizioni oggettive drammatiche di partenza, ma l’individuo – la persona – deve essere aiutata a diventare soggetto della Storia. Solo con l’acquisizione di consapevolezza e autonomia, cresce l’aspirazione a maturare, a prendere in mano la propria vita e ad aprirsi a un cammino personale con tutti i rischi che esso comporta, rifiutando ogni norma che non sia fondata sul bene per l’altro e sul rispetto della sua libertà, contestando ogni autorità che non sia l’espressione di una responsabilità comunitaria.

Con questa metodologia di aiuto desideriamo portare avanti il progetto di una Comunità che ponga al centro l’umanità di ogni persona e che rinasca ogni giorno da rapporti umani fecondi. La tessitura delle relazioni richiede uno sforzo quotidiano per superare le diversità, cercando sempre ciò che unisce e mettendo in secondo piano ciò che divide.
Ci muoviamo in città impaurite e contesti oscuri. Il Territorio ci interpella incessantemente con l’urgenza dei bisogni concreti e con le sue legittime aspirazioni.
I giovani sentono il dilagare di un clima inquinato nelle strutture, nei quartieri...
La presenza politica della Comunità si prodiga nell’azione di stimolo, di crescita, suggerendo piccoli passi “concreti” di cambiamento.

Il passaggio dalla solitudine alla festa

L’attenzione alla qualità delle relazioni umane determina una Comunità in movimento, che non pretende di offrire risposte o soluzioni; non pretende nulla, non vuole giudicare, non premia e non punisce nessuno.
La nostra storia si sviluppa gradualmente nel tentativo di stare insieme in modo diverso. Ha come obiettivo il far prendere coscienza dei bisogni e dei disagi e il contribuire a sviluppare le potenzialità latenti, represse o rimosse dell’individuo, del gruppo, della comunità, del quartiere.

Il nostro fine essenziale è rendere evidente la nostra inconsapevolezza e la falsa coscienza di ciascuno. Ci rendiamo conto che quando si è privati del proprio potenziale non si è più padroni di se stessi, ma alieni a se stessi.
Al posto del nostro vero io, sovente represso e rimosso, alziamo la maschera del pregiudizio e della diffidenza. Vogliamo lavorare per una dinamica sociale che metta in condizione l’uomo di scegliere coscientemente ciò che vuole essere e fare.
Non vogliamo appiattirci sul presente, rifiutando così la possibilità del cambiamento. Desideriamo entrare nel circolo dinamico della vita: ovvero prendere coscienza della situazione in cui ci troviamo e della parte inutilizzata di noi per raccogliere le forze e contribuire per quanto possibile alla transizione verso una Nuova Società.
La Comunità si muove per smascherare le false coscienze e abbattere le difese pregiudiziali. Lo smantellamento dell’ipocrisia è condizione essenziale per costruire la speranza e il cambiamento [...].

La speranza grida

Il Male grida, ma la Speranza grida ancora più forte!
Abbiamo scoperto che ciascuno di noi ha la responsabilità di dare un nome alla propria storia, di ricordare il nome definitivo con cui è stato chiamato quando è stato chiamato a esistere.
Quindi, non vogliamo indugiare solo sulla denuncia dei mali e delle carenze, ma vogliamo parlare anche delle speranze. Vogliamo andare incontro alle persone – uomini e donne – senza domandare chi sono, a quale partito appartengono, o quale religione professano. Ci interessa la dimensione profonda del nostro e del loro essere.

Denunciamo il carattere sempre più classista della società, e anche in particolare della cultura dilagante; scopriamo la presenza tentacolare dell’ideologia del disimpegno e dell’indifferenza nei vari settori del nostro sistema-paese: nella vita quotidiana, nell’insegnamento, nelle relazioni familiari, negli spettacoli, nei partiti, nell’informazione (radio, televisione...).
La nostra prospettiva di società e di cultura è radicalmente alternativa. In termini chiari: non accettiamo l’adattamento e l’identificazione col sistema dominante.
Cerchiamo un adattamento per opposizione. Ovvero: attraverso una identificazione con le classi sfruttate e una concreta solidarietà con le loro lotte di liberazio-ne dallo sfruttamento del sistema dominante.
La parola condivisione, anche in ambito cattolico, è ancora tutta da scoprire. È ancora troppo spesso contrabbandata e edulcorata in tante forme.
Siamo consapevoli che solo quando ci saranno uomini liberi ci potranno essere liberatori.
Il Male grida forte, ma la Speranza grida ancora più forte!

Don Andrea Gallo

Piemme: © 2013 Edizioni Piemme SpA

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