Attualità Genova Fiera di Genova Martedì 11 giugno 2013

Sara Armella: «la Fiera di Genova tra crisi, esuberi e Expo 2015»

Sara Armella nella redazione di mentelocale.it
© Laura Guglielmi
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Genova quale futuro? è l'appuntamento fisso di mentelocale.it con i principali protagonisti della cultura e dell'economia cittadina.

La rubrica vuole indagare su quali potrebbero essere gli sviluppi possibili per Genova e su come chi ha il potere decisionale in città, dagli imprenditori ai politici, intenda agire per migliorare il futuro e la qualità della vita dei genovesi e dei liguri.

Abbiamo fatto partire questo appuntamento sulle nostre pagine web, perché i nostri lettori possano conoscere da vicino e sotto una diversa prospettiva chi detiene le leve del comando. Sono interviste lunghe e articolate, perché di problemi complessi non si può parlare in un'intervista video di due minuti, o in cinque righe di testo, come avviene sempre più oggi nel magma confuso del mondo dell'informazione nostrana. La qualità ha bisogno di tempo e di dedizione. Così come il vino e l'olio buono.

Negli ultimi mesi abbiamo incontrato Giovanni Pacor (sovrintendente del Teatro Carlo Felice), Carla Sibilla (assessora alla Cultura e al Turismo del Comune di Genova), Beppe Costa (presidente di Costa Edutainment), Ariel Dello Strologo (presidente del Porto Antico), Angelo Berlangieri (assessore al Turismo, Cultura e Spettacolo della Regione Liguria), Francesco Oddone (assessore comunale allo Sviluppo Economico), Marco Arato (presidente dell'Aeroporto di Genova), Ilaria Bonacossa (curatrice del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce), Luca Borzani (presidente di Fondazione per la Cultura - Palazzo Ducale), Luigi Merlo (presidente dell'Autorità Portuale), Claudio Burlando (presidente della Regione Liguria).

Leggi anche l'intervento di Francesca Gorini, dell'ufficio PSC del CNR.

Volete proporre qualcuno da intervistare? Avete delle domande? Scrivete a redazione@mentelocale.it.

Genova - «Piacere, Sara». Si presenta così, sorridente e raggiante, Sara Armella nella redazione di mentelocale.it. Avvocato fiscalista e, dal 2011, a capo della Fiera di Genova, è l'unica donna presidente di Fiera in Italia. Ed è anche una delle poche donne tra le figure che hanno poteri decisionali nella cultura e nell'economia genovese (basta scorrere l'elenco dei nomi delle persone che abbiamo intervistato per Genova quale futuro?: oltre a lei, l'unica donna è l'assessora alla Cultura del Comune di Genova Carla Sibilla). Dati che fanno riflettere.

Sara parla liberamente, senza fronzoli. Ha l'aria di una ragazzina, ma quando è il momento di toccare temi delicati, si fa seria e dalle sue parole trapela un autentico sentimento di preoccupazione. Oltre alla situazione delle donne a Genova e in Italia, ci racconta il momento di crisi della Fiera, l'incerta situazione dei 31 dipendenti a rischio esubero, i progetti di rinnovamento e apertura alla città del quartiere fieristico. Una situazione, quella della Fiera di Genova, che è un po' lo specchio di quella nazionale.

Laura Guglielmi: «A Genova, e in generale in Italia, sono ancora poche le donne che hanno ruoli di potere? Per quale motivo, secondo te?»

Sara Armella: «Io vengo da un mondo molto maschile: ho lavorato 15 anni con il professor Ukmar e poi sono stata tra le prime donne a fare il lavoro di fiscalista. Ho aperto nel 2008 uno studio mio dove oggi siamo sette donne su dieci professionisti: abbiamo le quote azzurre! Da una ricerca di settore siamo stati considerati tra i primi venti studi fiscalisti d'Italia, quindi vuol dire che essere donne, se ci si impegna, non è necessariamente uno svantaggio. In generale, però, le donne che hanno ruoli importanti sono poche: in Italia, a differenza di altri paesi, molto spesso la selezione viene fatta per cooptazione, che avviene sulla base di un circuito di appartenenza (ad esempio un salotto, o un golf club). E noi donne generalmente non ci troviamo in questo tipo di situazioni, un po' perché ci annoiamo, un po' perché magari avendo anche impegni familiari non abbiamo tempo da dedicare a relazioni di questo genere. Io, ad esempio, sono stata nominata da due donne - l'assessore Balzani e la sindaco Vincenzi - che nel 2007 mi hanno inserito nel circuito delle società pubbliche».

Luca Giarola: «Avvocato o avvocata? Il presidente o la presidente? Come preferisci essere chiamata?»

Sara Armella: «In realtà tutti mi chiamano Sara, anche in ambito lavorativo. Non trovo però giusto dover etichettare una persona in base al sesso. Dal mio punto di vista ci sono dei termini che non vanno a sminuire la mia sessualità, ma che anzi diventano neutri. Preferisco quindi il presidente e l'avvocato, che per me possono indicare sia un uomo che una donna. In generale, vorrei che la gente mi valutasse per quello che sono indipendentemente dal mio genere».

Laura Guglielmi: «Oltre a rivendicare maggiore potere alle donne, noi di mentelocale supportiamo da sempre la mobilità sostenibile. Spesso si parla della possibilità di costruire una pista ciclopedonale che unisca Genova dalla Lanterna a corso Italia. Tu cosa ne pensi? Si potrà fare?»

Sara Armella: «A chi non piacerebbe! Penso che gran parte della Genova del futuro si giochi proprio in quell'area che dal Porto Antico passa dalla Fiera e prosegue fino a Punta Vagno. È un'area dalle potenzialità infinite perché è fronte mare ma si inserisce nel cuore della città; è un'area operosa, di tradizione, ma al tempo stesso ancora bellissima. E Fiera Spa, d'accordo con gli azionisti, ha pensato di limitare i propri spazi per restituirne altri alla città: noi ci concentreremo sul fronte mare, sulla darsena, sul padiglione B di Jean Nouvel, sullo spazio adiacente, attualmente occupato dall'Università di Genova; il resto viene lasciato libero al ridisegno della città, con funzioni che siano ben legate e coerenti con l'attività fieristica e della darsena, ma al tempo stesso che sappiano creare opportunità diverse. Questo è un distretto di sviluppo importante che riguarda una riconversione dell'attuale Palasport e del padiglione C, quello che costeggia la Sopraelevata. E una pista ciclabile potrebbe benissimo rientrare in questo progetto».

Luca Giarola: «Che cosa ci sarà?»

Sara Armella: «Qualcuno dice lo stadio, altri un Palasport rinnovato e multifunzionale per un mix di attività sportive».

Luca Giarola: «A te cosa piacerebbe vedere personalmente?

Sara Armella: «Mi piacerebbe qualcosa legato ai temi della nautica, della ricerca, delle scuole, delle declinazioni scientifiche declinate alla nautica. Qualcuno in passato aveva parlato anche di un outlet della nautica, una sorta di esposizione permanente legata al Salone Nautico che rappresenti un luogo di attrazione anche dall'estero. In Italia tuttora non esiste un'area concentrata dove investitori e acquirenti esteri si recano per l'acquisto delle imbarcazioni. Certo, col mercato attuale un'idea del genere sarebbe difficilissima da realizzare perché la nautica italiana ha perso l'80% del fatturato negli ultimi quattro anni».

Laura Guglielmi: «Cosa pensi dell'idea stadio?»

Sara Armella: «È l'idea di un imprenditore privato che merita senz'altro attenzione. Ma ci sono delle complessità tecniche che vanno messe sul tavolo: durante l'eventuale costruzione dell'opera, ad esempio, dovrebbe essere garantito un pieno utilizzo della darsena e degli spazi fieristici. Viste le dimensioni del progetto il periodo di cantiere potrebbe essere estremamente lungo: la Fiera allora dovrebbe avere una via d'accesso alternativa che sia equivalente all'attuale per dimensioni e capacità. L'unica che abbiamo è via dei Pescatori: ma come ci passa uno yacht da via dei Pescatori? Al momento quella dello stadio è quindi solo un'ipotesi che non ha fattibilità tecnica né economica».

Luca Giarola: «A quando una decisione definitiva sulla riconversione degli spazi fieristici?»

Sara Armella: «Direi che i tempi si accelerano. Essendo in una situazione così complessa, Fiera ha bisogno di azioni urgenti. Di qua all'estate ci dovrebbe essere l'ufficializzazione della liberazione degli spazi che non saranno più di Fiera ma che torneranno alla città».

Luca Giarola: «Quando abbiamo intervistato Luigi Merlo, lui ha anche auspicato che quel grande patrimonio che è la darsena nautica e che viene utilizzata solo per il Salone Nautico, possa diventare vivibile per genovesi e turisti. Cosa ne pensi? Secondo te è ipotizzabile restituire questo spazio alla città?»

Sara Armella: «Lo spero tanto anch'io. Quella darsena è costata 50 milioni di euro di soldi pubblici, su di essa Fiera ha investito 7 milioni di euro senza nessuna possibilità di ritorno in termini di utilizzo e di riconoscimento dell'investimento. Stiamo cercando di creare un progetto che sia valido e concreto, e che preveda Fiera come capofila di un utilizzo costante della darsena durante l'anno. Al momento è così precaria a causa di un tecnicismo di tipo concessorio che non ci consente di fare nessun tipo di investimento ulteriore: il fatto è che abbiamo una concessione che dura di due mesi in due mesi. E allora è più facile che chi vuole tenere la barca in mare si rivolga a uno dei tanti altri ormeggi di Genova che garantiscono di tenerla tre, quattro, cinque anni senza avere l'ansia di andare ogni due mesi a rifare il contratto».

Laura Guglielmi: «Come si potrebbe risolvere questo problema?»

Sara Armella: «Abbiamo un progetto da presentare all'Autorità Portuale che ci consentirebbe un utilizzo pluriennale della darsena: così potremmo fare contratti con i nostri clienti più stabili e dotare la darsena di un minimo di infrastrutturazione (in questo momento non c'è nemmeno un bagno chimico). Per fare questo dobbiamo trovare un quadro di sintesi: fino ad oggi l'Autorità Portuale aveva indetto un bando per l'utilizzo della darsena che prevedeva un investimento iniziale di 15 milioni di euro, e che evidentemente non era avvicinabile. In condizioni di mercato diverse, il presidente Merlo ci ha dato un'apertura importante, cioé che potrebbe ipotizzare una concessione anche di tre o quattro anni sulla darsena, con la prospettiva anche di occupare sei dipendenti di Fiera che sarebbero in esubero».

Luca Giarola: «L'edizione 2013 del Salone Nautico si prospetta come una kermesse ridimensionata rispetto alle precedenti sia nella durata (più breve), sia nelle dimensioni (più ridotte). Cosa ci puoi anticipare?»

Sara Armella: «Non la chiamerei un'edizione ridimensionata. Sicuramente rivoluzionata, di forte innovazione. I giorni si riducono ma non vuol dire che si riduca anche la qualità. Anzi, economizzando sugli investimenti degli espositori puntiamo a fare un Salone che abbia ancora più qualità. Abbiamo un'organizzazione interna totalmente rivoluzionata: si entrerà, si girerà intorno al Palasport, totalmente fasciato e ricoperto, e si accederà direttamente alla Marina. In questo modo è garantito il forte impatto visivo di un Salone tutto sull'acqua, che consentirà a tutti i cantieri di fare le prove in mare e di far testare prodotti e imbarcazioni ai visitatori. Puntiamo molto su questo Salone, ci stiamo investendo tutto quel poco che abbiamo. Sentiamo forte la responsabilità, perché si svolge nel quarto anno consecutivo della crisi della nautica: il Salone è una cartina al tornasole del settore che rappresenta. È impensabile ipotizzare una manifestazione dai numeri boom, ma questo non significa che non possa essere un Salone completo: gli espositori più importanti, che hanno già confermato la loro presenza, porteranno la loro migliore flotta e le loro ultime novità».

Luca Giarola: «Altra kermesse di punta della Fiera di Genova è Euroflora. Si era parlato di anticipare la prossima edizione del 2016 di un anno per farla in concomitanza con l'Expo di Milano...».

Sara Armella: «Sì, avevamo ipotizzato di fare coincidere Euroflora con l'Expo 2015, ma è un'idea ormai superata. Avevamo chiesto l'inversione con un altro organizzatore del circuito internazionale delle Floralies, di cui Euroflora fa parte. A gennaio però è emerso che l'organizzatore in questione non era disponibile a lasciare il suo anno, per cui nel 2015 si sarebbero svolte due Euroflora in Europa, la nostra e quella belga di Ghent. Alla fine abbiamo scelto di non sovrapporci e di tenerci il nostro 2016. Nel 2015 comunque a Milano gestiremo un padiglione per un anticipo di Euroflora: sarà la prima volta che organizzeremo un grande evento fuori Genova. Nell'Expo 2015 avremo poi il Salone Nautico, che spero si possa inserire come un'eccellenza dell'Expo, magari con una declinazione che sappia guardare al mondo della cambusa, del food, delle tecnologie green. Ci sono tanti temi che possono legare il mare e la nautica al tema della grande kermesse milanese».

Laura Guglielmi: «La questione forse più delicata è quella dei 31 esuberi su 57 dipendenti totali annunciati dalla Società Fiera. Facciamo il punto».

Sara Armella: «È la situazione più dolorosa che si potesse realizzare. Siamo davanti a una scelta, fallimento o non fallimento, e dobbiamo scegliere il male minore. In una Fiera che era strutturata sul picco, il ridimensionamento delle aree di cui già abbiamo parlato significa minori spazi, minori costi e anche una riduzione del personale. Io sono figlia di un operaio che è stato anche cassintegrato e quindi sono consapevole della grave preoccupazione che la crisi di un'azienda determina sulla vita delle persone. Quello che a noi è sempre stato molto a cuore è il tema della prospettiva del lavoro: noi per stare in piedi dobbiamo ridurre il numero dei dipendenti, ma vorremmo cercare di accompagnare chi esce verso un altro lavoro. Questa iniziativa di sensibilizzazione, iniziata durante il mandato del sindaco Vincenzi, si trova in una fase drammaticamente finale. Io continuo a confidare nelle eventuali ricollocazioni, anche perché oltre ad avere grandi professionalità, abbiamo il vantaggio di essere molto trasversali: abbiamo tecnici, ingegneri, comunicatori, responsabili amministrativi, responsabili ufficio acquisti, insomma un mix di competenze e professionalità che possono sicuramente essere di supporto anche ad altre aziende».

Luca Giarola: «Come si fa a offrire manifestazioni di qualità in tempi di crisi?»

Sara Armella: «Per una società che perde stabilmente 4 milioni e mezzo di euro all'anno, intanto è già difficile fare delle manifestazioni. Sarebbe molto bello poterci occupare di affinamento, sviluppo, lancio di nuovi prodotti. Invece l'obiettivo è di arrivare al pareggio. La contrazione del Salone Nautico è il segnale della fine di un'epoca».

Luca Giarola: «Se avessi a disposizione un budget illimitato per organizzare un grande evento alla Fiera, cosa faresti?»

Sara Armella: «Al giorno d'oggi sperperare i soldi non è la cosa più indicata. Nell'ultimo anno, su 86 nuove manifestazioni 84 hanno chiuso i battenti dopo la prima edizione. Con qualche risorsa economica in più potenzierei ulteriormente gli eventi che già abbiamo, spesso sottovalutati qui a Genova ma conosciuti in tutto il mondo. Sia il Salone Nautico che Euroflora, secondo me, vanno bene così per quanto riguarda i contenuti e la capacità di aggregare: investirei maggiormente nella comunicazione per far conoscere in Italia e nel mondo questo patrimonio».

Laura Guglielmi: «Vincenzi-Doria: come sono i rapporti con il Comune?»

Sara Armella: «Ottimi con entrambi. Sono stata scelta dal sindaco Vincenzi, prima non la conoscevo. Poi il rapporto tra di noi è stato sempre di rispetto e di reciproca professionalità. E credo che questa sia la giusta cifra del rapporto che ci deve essere tra sindaco e azionista».

Luca Giarola: «Il 7 maggio hanno perso la vita nove persone dopo il crollo della torre del Molo Giano, a pochissima distanza dalla Fiera di Genova. Come hai vissuto quella tragedia?»

Sara Armella: «Quello è stato il nostro 11 settembre, nel senso che tutti ci ricorderemo sempre dove eravamo e cosa stavamo facendo in quel momento. Per me la notizia è stata un colpo al cuore, quella notte ho pianto e non sono riuscita a prendere sonno. Nei giorni successivi ho partecipato alla commemorazione delle vittime in piazza Matteotti e ai funerali a San Lorenzo: vedere le bare che sfilavano e le giovani vedove con i bambini piccoli è stata una sensazione di enorme dolore».

Laura Guglielmi: «Eccoci alla domanda clou: Genova, quale futuro?»

Sara Armella: «Un futuro nel solco della tradizione ma con una forte impronta di novità. Il passato e il futuro di Genova sono il mare, e quindi l'economia del mare, le tante eccellenze che da Genova partono sui temi di innovazione e ricerca, shipping, nautica, portualità, scambio di servizi. Credo solo che Genova abbia bisogno di dotarsi rapidamente delle infrastrutture necessarie per essere sempre più accessibile al resto del mondo - la gronda, per esempio - e di una forte spinta decisoria per tornare ad essere protagonista, seppure con delle declinazioni diverse: l'innovazione, la ricerca e tutto quello che riguarda e si affianca alla cultura e all'economia del mare credo che siano una vocazione che Genova deve riprendere in mano».

Luca Giarola: «Perché vivere a Genova?»

Sara Armella: «Genova è una città dove si vive bene, anche grazie a un clima straordinario. E nonostante non sia enorme ha le capacità di essere internazionale, soprattutto nei settori dello shipping e dell'economia del mare. Ho avuto più volte la possibilità di andare a vivere in altre città, come Milano o Bruxelles. La scelta di vivere a Genova è sempre stata dettata dal cuore: per me è fondamentale essere vicina agli affetti più cari, a mia madre, agli amici. Viaggiare e scoprire cosa c'è fuori Genova mi piace molto, ma alla fine torno sempre qui».

Luca Giarola: «Dove abiti? Cosa ti piace del tuo quartiere?»

Sara Armella: «Vivo in centro. Mi piace avere tutto a portata di mano e raramente uso l'auto perché in questa zona sono concentrati gli uffici e le sedi dove mi devo recare per lavoro. Solo per andare in Fiera prendo la macchina».

Luca Giarola: «Se dovessi consigliare a un turista tre luoghi da non perdere a Genova, cosa diresti?»

Sara Armella: «Spianata Castelletto, un posto ideale per prendersi un gelato e ammirare il panorama di Genova dall'alto, magari al tramonto. Poi i musei dei Palazzi dei Rolli e l'Acquario».

Luca Giarola: «I tuoi ristoranti preferiti?»

Sara Armella: «Mi piacciono i posti dove la cucina è buona ma non troppo elaborata, e le dimensioni non eccessivamente lussuose. Tra quelli dove vado più spesso, anche per comodità, ci sono il Cambi Café, l'm.café Ducale e Chichibio».

Luca Giarola: «Quali sono i tuoi gusti letterari?»

Sara Armella: «Mi piace leggere i grandi classici, riscoprirli, trovarne chiavi di lettura attuali. Da Émile Zola ai russi: il mio romanzo preferito in assoluto è Anna Karenina di Tolstoj, anche se l'ho letto quindici anni fa è una delle cose che ricordo meglio. Ma non leggo solo classici: tra i contemporanei mi sono piaciuti molto Caos calmo di Veronesi e Nella mia gente di Nesi».

Luca Giarola: «E i tuoi film preferiti?»

Sara Armella: «Avrò visto una cinquantina di volte Matrimonio all'italiana con Marcello Mastroianni e Sophia Loren. Putroppo non vado molto al cinema, soprattutto da quando è nata mia figlia: da casa, però, guardo tantissimi film su dvd e Sky».

Luca Giarola: «Che musica ascolti?»

Sara Armella: «Sono un'onnivora. Adoro David Bowie, gli U2, Madonna. Ma anche Beethoven. In generale ascolto tantissima musica, mi piace sentirla in sottofondo anche quando lavoro».

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