Libri Genova Lunedì 10 giugno 2013

'L'enigma di Leonardo': intervista a Claudio Paglieri

Claudio Paglieri

L’enigma di Leonardo (Piemme, 2013, 400 pp, 16.50 Eu) di Claudio Paglieri ha vinto la quinta edizione del premio Nebbiagialla: la premiazione si è svolta domenica 14 settembre a Suzzara.
L'autore genovese, con 20 voti, ha prevalso su Romano De Marco (con Io la troverò, 14 voti) e Lorenzo Beccati (con Pietra è il mio nome, 11 voti).

L'enigma di Leonardo: leggi un brano del romanzo di Claudio Paglieri

Genova - Claudio Paglieri ha creato il commissario Luciani. Un anti Montalbano. Alto quasi due metri, asciutto come un ulivo, mangia pochissimo e corre in continuazione. È antitecnologico per eccellenza (detesta quelli che stanno su Facebook), non ha fortuna con le donne, anche se queste si perdono per lui ma poi lo lasciano. È una persona buona, ma si sforza di apparire ruvido come una lima dentro una torta recapitata dietro le sbarre per facilitare un’evasione.

Con Domenica Nera (Premio Bancarella Sport) il commissario Luciani ha compiuto un’irruzione trionfale nel giallo italiano. Quel libro narrava una storia di calcioscommesse, di calcio malato, in cui era andato a sbattere. Un libro sferzante, teso come una corda bagnata dall’acqua salsa. Poi, Il vicolo delle cause perse e La cacciatrice di teste. In questi due libri Luciani sembrava aver perso un po’ di vigore.
Avevamo pensato che anche Paglieri – dopo una prova così smaltata come il primo libro – avesse innestato un pilota automatico, una marcia sicura di crociera priva degli scintillii iniziali. Invece. Quando non te l’aspetti, dopo tre anni di gestazione faticosa dovuta al lavoro martellante della redazione nel Secolo XIX, ecco apparire L’enigma di Leonardo (Piemme, 2013, 400 pp, 16.50 Eu - leggi un estratto), intagliato nella stessa identica vena di quarzo da dove era uscita la Domenica che ci aveva fatto palpitare (a noi personalmente durante una crociera indimenticata).

È una storia che gira intorno ad un ritratto di Leonardo Da Vinci, per la precisione una Testa di profilo d’uomo che guarda a sinistra. Un disegno di modeste dimensioni, ma che se lo guardi ti trafigge l’anima per quanto sembra profondo. Una specie di specchio dell’anima che più lo guardi e più crudamente ti rivela e ti dice chi sei. Come l’eltiometro nella Bussola d’oro, un cronografo capace di avvertirti quando qualcuno non dice la verità. La prova d’esame di ogni essere umano, quella insuperabile della coscienza.

Quel ritratto ha un valore inestimabile e per questo – per lui – si uccide. Una catena di omicidi. Un antico nemico che torna dal passato. Un bambino piccolo per il Commissario Luciani che si ritrova ad essere padre per la prima volta nella sua vita. A corda tesa per tutte le pagine, senza mai perdere un colpo,come dentro una creuza verso il mare, con un fiatone lungo così fino alla fine ed i talloni rosi dalle scarpe da corsa. Come in Domenica Nera.

Alors, Claudio. Luciani fa i conti con una realtà famigliare in questo romanzo, e diventa anche meno egoista, meno racchiuso su sé stesso.
«Mi sembrava importante farlo. Un bambino – soprattutto quando dorme – è come guardare un angelo posato su un arcobaleno. È un’esperienza che mi ha fatto crescere personalmente e quindi volevo che anche il mio commissario conoscesse questa versione della vita».

Il romanzo va ai cento all’ora. È molto più adrenalinico degli ultimi due. Non ha un attimo di cedimento. Sei ritornato quello affamato di Domenica nera? Luciani è di nuovo magro e famelico?
«(Sorride). Ti ringrazio. In effetti ho ricevuto in questo periodo tanti messaggi di persone che mi dicono la stessa cosa. Il romanzo sta andando bene e sono contento. Decisamente. La mia preoccupazione erano i personaggi. Siccome sono davvero tanti, temevo che la trama si ingarbugliasse. Invece sono riuscito a crearne una omogenea, che scorre».

A dire il vero, fila come un treno nella notte. Quando hai scritto questo romanzo? All’alba?
«Ora al Secolo XIX sono allo sport e il tempo è sempre poco. Quando non devo andare in riunione la mattina, ho a disposizione qualche ora. Dopo che ho portato mio figlio a scuola. Ma si tratta sempre di qualche mattina e non di più. Per scrivere il romanzo ho impiegato quasi tre anni».

Nel libro Luciani usa Facebook, anche se per un motivo ben preciso e non per cazzeggio. A differenza di Claudio Paglieri, gli toglierai anche questo divertissment, come la focaccia?
«Of course! Il commissario Luciani resta totalmente antitecnologico».

Cosa ti spaventa di più in un personaggio come Luciani?
«Che diventi troppo sentimentale».

Il tuo commissario è ingombrante nella tua vita. Ti fa respirare?
«Direi proprio che mi lascia tranquillo. In questo periodo sto rimettendo mano ad un mio vecchio romanzo che avevo pubblicato per Marsilio, L’estate sta finendo. Sto recuperando delle scene che avevo tagliato e vorrei cambiare il finale. Credo che forse lo ripubblicherò in ebook. Vedremo. Luciani è quello che mi ha dato il là. Quando ho scritto Domenica Nera partendo da un fatto di cronaca, avevo pensato che se avessi scritto un saggio, probabilmente nessuno se lo sarebbe filato. Luciani è stato il mio pigmalione. Ma non è un carnefice».

E L’enigma di Leonardo resta il più bel giallo della stagione, nato anch’esso da una storia vera, perché il ritratto esiste davvero ma non si è mai ucciso per lui. Quando finirete il romanzo, però, avrete ugualmente il cuore in gola e i battiti in salita.

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