Libri Genova Mercoledì 22 maggio 2013

Don Gallo, «la morte come dono». Un brano dal suo ultimo libro

Don Andrea Gallo
© torre.elena / flickr.com

Don Andrea Gallo è morto alle 17.45 di mercoledì 22 maggio 2013. In questa pagina pubblichiamo un brano tratto dal suo ultimo libro In cammino con Francesco. Dopo il conclave. Povertà, giustizia, pace (Chiarelettere, 2013, 182 pp, 12 Eu).
Si tratta di un'omelia pronunciata a Genova il 27 novembre 2008 in occasione del funerale di Sergio Bonfanti, violoncellista che ha fatto parte di diverse orchestre, tra cui quella dell’Angelicum di Milano e per molti anni di quella del Teatro alla Scala. Nel 1995 ha fondato a Genova l’associazione Pasquale Anfossi, della quale è stato presidente e direttore artistico.

La camera ardente di Don Andrea Gallo é aperta dalle 20.30 di mercoledì 22 maggio presso la chiesa di San Benedetto al Porto di Genova. Sulla bara di Don Gallo il suo cappello nero, la sua sciarpa rossa, il suo sigaro e la bandiera della pace. Molte persone vicino al Don sono giá andate a rendergli l'estremo saluto. Tra queste lo scrittore Bruno Morchio e il regista e attore Pino Petruzzelli.

«Il feretro è collocato in una bara refrigerata e ben visibile da una lastra di vetro nella camera ardente». La camera ardente resterà aperta aperta anche giovedí 23 (ore 9-21; Santa Messa alle 17.30, a seguire S. Rosario) e venerdì 24 maggio (ore 9-23; ; Santa Messa alle 17.30, a seguire S. Rosario; veglia funebre alle 21)

La Comunità di San Benedetto chiede espressamente di non portare fiori, secondo Don Gallo «sono sempre stati fuori luogo ai funerali».
Per chi lo volesse è possibile rendere omaggio attraverso il conto corrente della comunità Banca Etica (IBAN: IT86J0501801400000000138289) o il conto corrente postale n. 15149164.

La Comunità di San Benedetto chiede espressamente di non portare fiori, secondo Don Gallo «sono sempre stati fuori luogo ai funerali».

Sabato 25 maggio
 a Genova ore 11.30 presso la chiesa del Carmine in via Brignole De Ferrari 3, si svolgerà la cerimonia funebre di Don Andrea Gallo. A celebrare la messa saranno il cardinale Angelo Bagnasco e Don Luigi Ciotti. Al termine sul sagrato interverranno il sindaco Marco Doria e Moni Ovadia.

Alle 10 dalla Comunità di San Benedetto via San Benedetto 12, partirà il corteo funebre per accompagnare Don Andrea alla chiesa del Carmine.

Alle 16 a Campo Ligure, paese dove vive gran parte della sua famiglia, si terrà una funzione in forma più ristretta presso la parrocchia di Piazza Vittorio Emanuele. Subito dopo la salma sarà accompagnata al cimitero locale.

Venerdì 24 maggio dalle ore 21 nella chiesa di San Benedetto si terrà la Veglia, occasione per chi lo volesse, di salutare Don Andrea in modo più personale.

Su desiderio di Don Gallo la Comunità chiede di non portare corone o fiori, si potrà rendere omaggio attraverso il c/c della Comunità: Banca Etica IBAN IT86J0501801400000000138289, oppure c/c postale n. 15149164. Per la Comunità di San Benedetto al Porto.

La morte come dono

Genova - Ancora giovane, fui invitato alla Scala di Milano.
Che splendore, quale musica! Avvolto in quell’atmosfera, per la prima volta mi venne da pensare: ma questo è un angolo del Paradiso! Angeli, arcangeli, cherubini, musica celestiale...
Lasciatemi immaginare l’accoglienza della morte di Sergio con questa musica celestiale.
Si racconta che gli uomini si lamentassero con Dio: «Hai dato le ali a tante creature e ti sei dimenticato degli esseri umani!». «Ma no» disse Dio.
«Alle creature umane ho donato la musica per poter volare, alzarsi, emozionarsi.»

Non so se mi riuscirà, dinanzi al silenzio della morte di Sergio, di meditare brevemente con voi. La Chiesa primitiva definiva il vero uomo «colui che non ha paura della morte».
Papa Giovanni disse alla fine: «Mi rallegro perché mi è stato detto: “Andremo nella dimora del Signore”».
«Laudato si’ mi’ signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare.» Francesco nel Cantico delle Creature aggiunse quest’ultima strofa.

Nel momento in cui sparisce la fede (se uno ce l’ha), scompare la speranza e ogni intermediario, ogni comunicazione. Don Bosco, nella sua pedagogia, aveva inserito, ogni mese, l’esercizio della buona morte. Resta, questa è la mia personalissima riflessione, soltanto un immenso amore misterioso e profondo, che ci avvolge tutti, credenti e non credenti, tutti figli e figlie inondati da un incessante flusso dello spirito agapico dell’Amore universale.

Intanto, la morte di Sergio è tacere e riposarsi in pace. È emblematica la sequenza del requiem che inizia la liturgia funebre: Dies irae, dies illa solvet saeclum in favilla (il giorno dell’ira, quel giorno che dissolverà il mondo terreno in cenere). La morte è tornare alla terra nostra madre. Nell’immagine dell’amore, Adamo vuol dire terra.

Vi invito ad ascoltare sant’Agostino: «Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri pieni di lacrime».
La morte, ci dicono i teologi, è trovarsi davanti al Giudizio. Ma quale Giudizio e di chi? Ci troveremo davanti a chi ha già perdonato: l’Amore.
I nostri cari defunti, se ci fermiamo un attimo, insegnano a tutti noi a continuare a vivere nell’amore degli uomini, e nell’amore alla vita, alla verità, alla libertà, all’uguaglianza universale.

Non è facile imparare a morire, non è facile obbedire fino alla morte e quindi fare obbedienza alla morte, non è facile fare di essa un dono d’amore per la famiglia, per gli amici.

«Non c’è amore più grande di chi dà la vita per gli amici» ha detto Gesù la sera prima della
Passione. Un’affermazione che è sempre piaciuta ai miei vecchi amici atei, anarchici. Ma la morte resta un evento difficile, un evento doloroso. Qoelet, il sapiente predicatore che tenta una meditazione sulla vita e sulla morte, non ha risposte né certezze. Tuttavia intravede nel cuore profondo dell’uomo quel desiderio di eternità.
Gesù, dopo secoli, non parla di immortalità, ma di vita nuova, cieli nuovi, terre nuove.
Ci invia un messaggio: miei cari, vi lascio in un mondo stordito dal fascino dell’apparenza, in una cultura che conosce il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuno, ho sempre cercato di essere per voi uomo, padre, nonno, fratello, volevo amarvi tanto, a uno a uno, ce l’ho messa tutta.

Vi ho tenuto nascosta una cosa che ora non posso più nascondervi: debbo proprio partire.
Addio.

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