Teatro Genova Domenica 19 maggio 2013

Carlo Felice, protesta durante la 'Traviata'. Doria: «Il Comune non si tira indietro»

La Traviata al Carlo Felice
© Marcello Orselli

Genova - Sabato 18 maggio al Carlo Felice, poco prima che si alzasse il sipario per la Traviata diretta dal maestro Fabio Luisi, i sindacati sono saliti sul palco per protestare contro le istituzioni e il sovraintendendente, ricordando la precaria situazione dei lavoratori del teatro.

Il sindaco di Genova, Marco Doria, ha commentato l'episodio e replicato ai lavoratori con un comunicato, che riceviamo e pubblichiamo: 

«Ieri sera in occasione della prima della Traviata il pubblico che gremiva il teatro ha potuto ascoltare un accorato appello del maestro Luisi in difesa della cultura e, successivamente, la lettura di un comunicato dei sindacati che entrava nel merito di una situazione complessa muovendo accuse senza che fosse possibile in tale contesto alcuna replica.

Appare doveroso dunque fornire a tutti elementi di conoscenza. Nei due anni passati i conti del Teatro si sono chiusi in sostanziale equilibrio grazie al ricorso ad ammortizzatori sociali (i contratti di solidarietà, che prevedono riduzione delle retribuzioni e del tempo di lavoro) e al conferimento di beni da parte del Comune alla Fondazione lirica. Il contributo dei lavoratori ha permesso, unitamente all’impegno del Comune, la sopravvivenza del teatro. Non è poco ma non basta. Dopo due anni i nodi di fondo sono ancora da sciogliere. La situazione del Carlo Felice non è diversa da quella di tanti altri enti lirici. Questa constatazione mi induce a ritenere fuorviante addebitare a singoli la responsabilità di una crisi che ha invece caratteri strutturali e che investe numerose realtà del settore.

I ricavi del Carlo Felice sono rappresentati in prevalenza da contributi pubblici: dello Stato, attraverso il FUS; del Comune di Genova; della Regione Liguria. Sono soldi dei cittadini che vengono investiti nella cultura e nella lirica in particolare. Non sono mancati anche introiti da sponsorizzazioni. Oggi il quadro della finanza pubblica è drammatico – il FUS si è progressivamente ridotto - e si sono ridotti pure i contributi da soggetti privati (e appare difficile credere, in un momento di crisi acuta, che possano arrivarne adesso in misura maggiore, per quanto io auspichi e chieda che tutti coloro che hanno a cuore il futuro del teatro si facciano avanti). Esiste dunque un oggettivo squilibrio tra ricavi e costi. Il consiglio d’amministrazione ha indicato nel rinnovo dei contratti di solidarietà uno strumento essenziale per la sopravvivenza del teatro e per poter progettare insieme la sua prospettiva futura. L’obiettivo è quello di difendere un patrimonio collettivo e di tutelare al tempo stesso i posti di lavoro, che nessuno intende mettere in pericolo. Tale rischio sarebbe invece molto concreto se non si fosse capaci di evitare il dissesto dei conti.

In un quadro di grande incertezza, che tutti i sindaci e i pubblici amministratori a livello locale subiscono, è necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Il Comune - pure impegnato su più fronti problematici in città - senza promettere l’impossibile, non intende tirarsi indietro».  

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