Concerti Genova Mercoledì 22 maggio 2013

Epopea di uno qualunque dei Tomakin. L'intervista

Genova - Uno qualunque di tutto il mondo, unitevi. Qui si parla di voi, o meglio, di noi. Nel nuovo album dei Tomakin, gruppo indie-rock formatosi a metà tra il basso Piemonte e Genova, si parla dei discutibili personaggi che abitano la nostra società, individui apparentemente diversi ma che, in realtà, si assomigliano molto.
Epopea di uno qualunque, questo il titolo dell'album, riporta lo sguardo indagatore di sei ragazzi provenienti principalmente dalle zone di Acqui Terme ma che, tra lavoro e musica, si spostano spesso e volentieri sulle strade genovesi.

Dopo il disco d'esordio Geografia di un momento del 2009, lo scorso 15 aprile è uscito il secondo sforzo artistico registrato tra il Green Fog Studio di Genova e la Casa Bollente di Acqui Terme, da Mattia Cominotto e Fabio Martino, componenti storici dei Meganoidi e degli Yo Yo Mundi già partner lavorativi di mostri sacri" come Gaber, Fossati e Battiato.

I Tomakin sono formati da Alessio Mazzei alla voce principale, Giovanni Facelli e Valerio Gaglione alla chitarra e alla voce, Denis Martino al basso, Daniel Joy Pistarino alle tastiere e al synth, Federica Addari, voce e synth, e Manuel Concilio alla batteria. Sei ragazzi tra i venticinque e i trent'anni, armati di idee e sguardi disillusi al cospetto di una società sempre più schiava delle apparenze e sempre meno legata ai suoi veri valori.

Vi definite osservatori della realtà odierna. Com'è la vita vista da fuori?
«Siamo indagatori di un presente che però ci ha inevitabilmente assorbito. In pratica osserviamo noi stessi. In questo album abbiamo pensato di descrivere personaggi non troppo distanti dalla realtà, caricature che però possiamo incontrare nella vita di tutti i giorni. Ognuno ha dei tic, una propria personalità: la nostra descrizione si è concentrata sugli aspetti più diffusi del momento, nel bene e nel male. Viviamo in un'epoca in cui chiunque tiene ad apparire. Esistono forme di protagonismo sviluppatesi in questi ultimi anni, al di là del facile successo televisivo: improbabili fashion-bloggers, audaci opinion-leader o tipici figli di papà, arricchiti da una fortuna che non appartiene ai loro sforzi. Tutti personaggi che si sentono unici. Ma in realtà sono tanti uno qualunque».

Qual è l'identikit di questo «uno qualunque»?
«È un individuo che si sente al centro del mondo, una bestia in via d'estinzione che però non si estinguerà mai. L'uno qualunque vivrà sempre. Soprattutto ora, grazie al potentissimo strumento della rete sempre a disposizione. Da qui deriva il titolo del nostro album, con un ossimoro che contrappone l'epopea, inteso come viaggio mitico ed epico, ad un qualsiasi individuo, a uno qualunque».

Vedete una luce in fondo all'oblio di questa società?
«La speranza c'è, come sempre. Noi però viviamo in una società viziata. Noi, tutti, siamo viziati, assuefatti dalle "cose" e da un lusso che ci fa venire l'emicrania. Si dovrebbe vivere con meno pretese e scendere dal grande palcoscenico della vita. Il nostro motore dovrebbe nutrirsi di buoni intenti, non di apparenze e di sogni di seconda mano».

Il gruppo è nato principalmente sull'asse Acqui Terme - Genova. Quale visione prevale nell'uno qualunque, quella provinciale o quella della grande città?
«Siamo nel mezzo: ci spostiamo di continuo e assorbiamo influenze sia da un parte che dall'altra. Siamo un po' degli inetti. O meglio, una sorta di uno qualunque».

Quali sono le difficoltà che trovate, in provincia o in città?
«Tutto nasce dal grave momento che stiamo attraversando. Non è facile trovare spazi che ti permettano di suonare dignitosamente per l'uscita di un secondo disco. Per ora ci siamo trovati sempre molto bene in tutti i posti in cui abbiamo suonato, dal baretto al localone. Ci sono difficoltà logistiche, specialmente in questa stagione con i primi concerti all'aperto rovinati dal maltempo. Ci sono difficoltà d'interazione: prima che ti ascoltino e ti chiamino per andare a suonare anche a soli 60 km di distanza ce ne passa. E noi siamo quasi sempre costretti a muoverci in prima persona. Il prossimo passo sarebbe quello di avere un sottobosco ma per ottenerlo ce ne sarà ancora da lavorare».

Dopo lo studio della terra in Geografia di un momento, spazio all'antropologia con Epopea di uno qualunque: cosa è cambiato nei Tomakin in questi anni?
«Per chiudere il discorso di prima, in un certo senso siamo meno inevitabilmente meno provinciali, rimanendone pur sempre ancorati. Dal punto di vista discografico ci siamo evoluti: dalla descrizione di luoghi e situazioni, siamo passati alle persone e ai svariati aspetti legati alla società moderna. È un argomento molto più scottante e anche più complicato da trattare, ma speriamo che il messaggio in qualche modo venga trasmesso».

A proposito di messaggio, perché un nuovo ascoltatore dovrebbe avvicinarsi ai Tomakin?
«Perché la visione dei nostri testi ha un punto di vista ben definito della realtà. Sarebbe interessante anche che gli ascoltatori ci fornissero la loro visione dei fatti, che sia diversa, critica o un arricchimento dei nostri pensieri. È semplice dire "mi piace" o "mi fa schifo", un ascoltatore maturo dovrebbe argomentare e dire la sua. La musica e gli ascoltatori dovrebbero completarsi a vicenda».

Che tipo di rapporto avete con il pubblico genovese?
«Molto positivo. Essendo borderline con il basso Piemonte, abbiamo molti contatti nel capoluogo ligure. Le nostre date a Genova ormai non si contano più. Siamo nel nostro, diciamo. E per quanto ne dicano, crediamo che sia una città ricca di spunti e personalità positive nell'ambiente musicale».

Venerdì 24 maggio tornerete a suonare a Genova ai Giardini Luzzati.
«A proposito di bella gente. Sono persone splendide: suonare da loro è sempre un piacere. Veniamo sempre trattati da signori, noi come tutti gli altri gruppi. Fossero tutti così...».

Parliamo di futuro: quali sono i vostri progetti?
«Più che progetti, parliamo di speranze. Il disco è uscito lo scorso 15 aprile con Prisoner Record, anticipato dal primo singolo "Squali" accompagnato da un video "fatto in casa" ma che ha ottenuto un gran successo. Le recensioni che si sono occupate del nostro lavoro ci hanno accolto positivamente, per cui guardiamo fiduciosi al futuro. Lunedì è uscito il secondo singolo Avanguardisti, con il video diretto dal grande regista Stefano Poletti. Speriamo di ottenere il doppio, se non il triplo del successo del clip precedente. Per combattere le difficoltà logistiche e la carenza di date, i video sono l'ideale per non restare e fermi e farsi conoscere. Se non si può fisicamente, almeno ci muoviamo virtualmente».

Una curiosità, per concludere: il nome Tomakin ha un significato particolare?
«Arriva da un personaggio di una romanzo futurista di Aldus Huxley, Il mondo nuovo. Tomakin è il direttore di una sorta di centro futurista che "stampa" le persone secondo rigidi criteri. Una fabbrica che crea individui quasi bionici, praticamente non umani. Nel nostro caso, tanti uno qualunque».

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