Weekend Genova Venerdì 31 maggio 2013

Borghi abbandonati: l'abbazia di Cassinelle

La chiesa di Santa Maria
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Su mentelocale.it un viaggio per i borghi abbandonati della Liguria e dintorni.

Vi avevamo già raccontato la storia di Poilarocca, borgo abbandonato alle spalle di Mendatica. Poi vi abbiamo spiegato come raggiungere Canate di Marsiglia, nell'entroterra genovese e infine Reneuzzi, il borgo contadino inghiottito dal bosco.

Oggi vi proponiamo una gita all'abbazia di Cassinelle, alle spalle di Sestri Ponente.

ATTENZIONE!
Chi ha scritto l'articolo che trovate qui sotto si è recato a Cassinelle nel marzo 2011.
Ricordiamo che questo, come altri percorsi poco frequentati da turisti e camminatori, potrebbe essere diventato oggi non agibile o pericoloso. Mentelocale.it declina ogni responsabilità per eventuali disagi.

Pertanto, se non siete esperti, prima di recarvi a Cassinelle contattate l'ufficio di informazioni turistiche del Comune di Genova (010 5572903. Per maggiori informazioni consultate il sito turismo.provincia.genova.it).

E in ogni caso, occhio quando andate in un paese diroccato!

Genova - Se abitate nel ponente genovese credo che questa passeggiata possa stupirvi semplicemente perché, senza troppo sforzo, offre la possibilità di catapultarsi nel tredicesimo secolo, senza per questo dover percorrere ore di macchina o arrampicarsi su improbabili pendii.

Alle spalle di Sestri Ponente, luogo insospettabile per i più, addentrandosi coraggiosamente dentro la vegetazione è possibile giungere all’antica Abbazia di Cassinelle. Fondata ufficialmente nel 1308 (anche se va detto che la prima notizia di una 'cella' alle Cassinelle, dove alcuni frati facevano vita eremitica, sembra risalire addirittura al 1267) questa abbazia suscita subito forte devozione nella popolazione, al punto che il suo ampliamento e relativi finanziamenti procedono spediti e nel 1332 la famiglia dei nobili Grimaldi la sceglie per costruirvi le proprie tombe.

Incredibile pensare alla disponibilità di questo complesso, oggi isolato e coperto dai rovi, che nel 1387 davanti alla richiesta di finanziamenti per il sostentamento di Papa Urbano VI è capace di versare 10 lire rispetto alle misere 4 che devolve la ancor oggi conosciuta parrocchia di San Giovanni Battista a Sestri Ponente.

Arrivare a ciò che rimane oggi dell’antico complesso religioso è semplice: partenza dalla chiesa di Santo Stefano di Borzoli, si continua per via Rivassa, fosso Battestu, vico superiore Priano, via Cassinelle, località San Rocco di Priano, seguendo il segnavia sbiadito FIE con due linee rosse. Occhio al segnavia che è sbiadito, noi l’abbiam perso più di una volta.

L’escursione può tranquillamente essere compiuta in una mezza giornata, dalla partenza infatti trascorre circa un' oretta prima di arrivare a destinazione. La selva, padrona incontrastata dell’abbazia, ci nasconde fino all’ultimo il suo tesoro, lasciandoci fisicamente sbattere addosso al primo fabbricato.

Eppure a darci il benvenuto è una costruzione a due piani, ormai privi di copertura, adibita probabilmente a stalla, viste le finestre chiuse con mattoni pieni che formano quei tipici spazi delle bucature dei fienili per arieggiare gli ambienti.

Si continua a salire scoprendo che la zona non è stata abitata solo abitata dai monaci dell’abbazia: dagli edifici che rimangono è semplice evincere come attorno a questo priorato vivessero diverse famiglie di contadini, che con il loro lavoro alimentavano il complesso religioso. Oggi rimangono solo sparute testimonianze ma non è difficile immaginare il via vai che caratterizzava non solo la vita monastica, ma il contado che vi lavorava.

Infine ecco spuntare il centro del Priorato di Cassinelle con la chiesa e relative strutture religiose. L’abbazia ha pianta rettangolare ad un'unica navata con altare sovrastato dal busto di un santo. Le pareti sono decorate con lesene ancora oggi visibili, mentre la copertura, oggi crollata, era a volta.

A lato dell’ingresso, sul lato di sinistra, una piccola tomba in arcosolio, in marmo e ardesia sorretto da colonnine. Sul lato opposto ciò che rimane della torre campanaria.

Ma è sotto la chiesa che emerge lo spazio più scenico di tutto il percorso, il locale che accoglie ciò che rimane dei 32 loculi ospitati. Drammaticamente vandalizzati e inghiottiti dalla vegetazione questi spazi non lasciano indifferenti (sono contento di non essere venuto da solo). Originariamente chiusi con lastre di marmo, oggi sono solamente vuote cavità, e forse è anche questo senso di vuoto a impressionare maggiormente.

Superata la chiesa si arriva ad un ulteriore fabbricato, addirittura su tre piani, che vanta ancora finiture di un certo pregio, un camino e pareti ornate: probabilmente la residenza di qualche rappresentante delle elite del complesso o persino dell’abate.

Nella parte alta del priorato si trova un ampio prato, suggestivo per dimensioni vista la stretta valle nella quale ci troviamo, ottimamente esposto a Nord ad una quota di circa 378 metri s.l.m. Spazio probabilmente intensamente coltivato. Vicino un recinto in ferro ci indica la probabile ubicazione del cimitero anche se, infestato dai rovi, difficilmente si possono avere certezze in merito.

Contando che per giungervi non è necessario un grande allenamento, questa gita è consigliata a tutti, in particolare a chi ama veder sbucare dalla vegetazione tracce di un passato così intrigante.

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