Weekend Genova Giovedì 16 maggio 2013

Escursioni nel Parco del Beigua: Monte Argentéa

Panorama da Rocca del Lago
© Andrea Parodi / www.parodieditore.it
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In questa pagina un estratto da Vette e sentieri del Béigua Geopark (Andrea Parodi Editore, 2013, 208 pp, 19 Eu), l'ultima guida di Andrea Parodi, guida ambientale e escursionistica nonché autore di numerose guide dedicate all'escursionismo in Liguria e non solo.

La guida, dedicata al massiccio del Béigua, imponente dorsale montuosa che emerge prepotentemente tra Genova e Savona, a pochi passi dal mare, riporta 84 itinerari dalle passeggiate all’alpinismo facile, più numerose varianti ed è illustrato da più di 90 fotografie a colori e 18 cartine.
Oltre che in libreria, può essere acquistato tramite internet (www.parodieditore.it) o telefonando direttamente all’autore-editore (010 9183297, 347 6702312).

Per acquistare i libri di Andrea Parodi, consultare il sito www.parodieditore.it o telefonare direttamente all’autore-editore (010 9183297, 347 6702312).
Se avete dubbi o domande da fargli sugli itinerari escursionistici liguri (e non solo), scrivete a redazione@mentelocale.it. Gli inoltreremo le vostre richieste e pubblicheremo le risposte su mentelocale.

Genova - Il Monte Argentéa (1083 m) è una bella cima di forma trapezoidale, che protende verso sud notevoli contrafforti rocciosi (Rocca Negra, Rocca da Ciappa, Rocca Turchina). A settentrione, invece, si salda con una breve cresta all’erboso e ampio spartiacque, in corrispondenza della tondeggiante Cima Pian di Lerca dove sorge il Rifugio Argentéa. Sulla vetta si trovano: una piccola statua della Madonna in marmo bianco, posta a ricordo dell’Anno Mariano 1954, e un pilastrino di pietre, eretto nel 1983, con nicchia e statuina del Bambino Gesù.

Il toponimo potrebbe riferirsi alla presenza di minerali argentiferi (pirite) oppure, meno probabilmente, al riverbero della cima innevata. La tradizione locale che parla di un’antica miniera è priva di fondamento storico, ed è sorta probabilmente proprio per spiegare il nome.

Itinerario 40) Prato Rotondo - Rifugio Padre Rino - Collettassa - Monte Argentéa - Rifugio Argentéa - Cima del Pozzo - Prato Rotondo

Difficoltà: E
Dislivello in salita: 400 m circa
Dislivello in discesa: 400 m circa
Tempo di percorrenza: 3.30-4 ore

Bellissimo giro ad anello nel cuore del massiccio del Béigua: senza troppa fatica si percorrono altipiani erbosi, crinali, boschi e pietraie, che offrono una notevole varietà di paesaggi e spettacolari panorami.

Accessi

  • In automobile: usciti al casello di Varazze dell’autostrada Genova-Savona, si gira a destra per raggiungere l’abitato di Varazze, dove si prende la strada provinciale per Sassello; giunti alla frazione Pero si gira a destra per salire all’Alpicella; da qui la strada continua a salire fino in cima al Monte Béigua, poi scende in breve a Prato Rotondo
  • In automobile: uscendo al casello di Ovada dell’autostrada Voltri-Alessandria si raggiunge Rossiglione, dove si gira a destra per Tiglieto, Martina d’Olba e Piampaludo: da qui si segue la strada per il Monte Béigua fino a Prato Rotondo
  • In automobile: usciti al casello di Masone dell’autostrada Voltri-Alessandria, si prende a destra la strada per Genova che sale alla galleria del Turchino; attraversata la galleria si gira nuovamente a destra sulla rotabile per il Passo del Faiallo. Superato il Faiallo si scende a Vara Superiore e Vara Inferiore poi, poco prima di giungere a San Pietro d’Olba, si prende a sinistra la diramazione che sale a Piampaludo; da qui si segue la strada per il Monte Béigua fino a Prato Rotondo

Itinerario: nei pressi del Rifugio Pratorotondo (1110 m; tel. 010.9133578, www.rifugiopratorotondo.it) c’è un crocevia. Si abbandona la strada asfaltata che piega verso nord in direzione di Piampaludo e, lasciando a destra la diramazione che scende alle Fáie, si prende al centro la sterrata chiusa a traffico percorsa dall’Alta Via dei Monti Liguri. Con una breve discesa la strada raggiunge l’ampia spianata erbosa del Prato Rotondo (o Pra Riondo, 1092 m), che si percorre verso oriente. Passando accanto ad un caratteristico spuntone roccioso, la carrareccia aggira a sud la Cima Frattin con splendida vista sulla costa e sul mare, poi giunge ad una sorgente situata poco sopra la Casa della Miniera (1078 m).

La casa fu costruita prima degli anni Quaranta, come riparo per gli operai che lavoravano in una miniera di ferro situata poco lontano. La miniera fu presto abbandonata perché non rendeva abbastanza, mentre il riparo fu utilizzato dai contadini che salivano sui monti per falciare il fieno. Terminata l’epoca dei falciatori, la casa è caduta in rovina, poi è stata ristrutturata dal Gruppo Alpini di Cogoleto e trasformata in rifugio. Dispone di un locale sempre aperto, dotato di tavolo e panche. Poco più in basso, a quota 1064 su un aereo cocuzzolo erboso, si trova la Cappelletta degli Alpini.

Proseguendo sulla carrareccia si arriva in breve sul vasto altopiano di Prato Ferretto (o Pian del Fretto), dove s’incontra un bivio (palina). Lasciando a sinistra il sentiero con la croce gialla diretto a Piampaludo, si continua verso est nord-est sulla carrareccia percorsa dall’Alta Via dei Monti Liguri, fino al Passo di Prato Ferretto (1091 m), che si apre a meridione del roccioso Bric Resonáu. Qui si lascia a destra il sentiero che sale sul Monte Rama (vedi itinerario n. 28) e si trascura anche l’Alta Via dei Monti Liguri che piega verso settentrione , per continuare in discesa tra i faggi nel valloncello del Rio Carbunea a nord del Monte Rama, lungo un sentiero piuttosto sconnesso (segnavia: due linee rosse).
Giunti alla diroccata Casa Carbunée (943 m) si lascia a destra la diramazione segnalata con una “A” rossa diretta al Passo Camulà, per proseguire sul sentiero con le due linee rosse che attraversa in lieve salita una pietraia di grossi blocchi. Poco più avanti s’incontra la Fonte Spinsu: qui si abbandona il sentiero con le due linee rosse che scende verso Lerca, per prendere a sinistra la diramazione segnalata con la “A”, che taglia orizzontalmente la ripida testata del vallone del Rio di Lerca. Procedendo a mezza costa con vista fino al mare, si attraversano vaste colate di blocchi rocciosi, alternate a boschetti di noccioli e di querce. S’incrocia il sentiero segnalato con un triangolo rosso proveniente da Campo e subito dopo si arriva al Rifugio Padre Rino (ex Casa Leveasso, 903 m), sovrastato dal Monte Argentéa (1.10-1.20 ore da Prato Rotondo).

La casa fu costruita intorno al 1895 da Tognu u Bregiè, un contadino di Campo, che nella bella stagione portava lassù le pecore. Inizialmente nota come “Ca’ du Bregiè” o “Ca’ du Tognu”, fu chiamata in seguito “Casa Leveasso”, perché intorno c’erano molte lepri. Nel 1935 fu acquistata dal Corpo Forestale dello Stato e completamente ristrutturata. Fu utilizzata dalla Forestale fino al 1950, poi fu abbandonata e andò in parte in rovina. È stata infine recuperata nel corso degli anni Ottanta, da volontari del CAI di Arenzano in collaborazione con il Comune di Arenzano e la Comunità Montana Argentéa. La vecchia casa è stata così trasformata in rifugio, dedicato a Padre Rino, frate carmelitano socio del CAI di Arenzano, caduto il 12 luglio 1987 nel corso di una scalata sul Grand Combin, in Valle d’Aosta. Il rifugio, sempre aperto, è costituito da due locali: uno al piano terra, con tavoli, panche e stufa, e l’altro al piano superiore, dotato di brande, prive però di materassi e coperte. Dal Rifugio Padre Rino si può salire direttamente al Rifugio Argentéa, seguendo un sentierino s’innalza verso oriente fra gli arbusti.

Dal rifugio si prosegue sul Sentiero “A” che rimonta diagonalmente verso sud-est una gigantesca pietraia, dove si trova un caratteristico spuntone a forma di fungo, fino ad una stretta forcella.

Da qui, chi ha un minimo d’esperienza alpinistica può salire sul Monte Argentéa per la piacevole cresta sud-ovest, con difficoltà di I e II grado su roccia ottima: dalla forcella si rimonta una crestina inclinata per alcune decine di metri, fino a che non si perde fra gli arbusti. Traversando brevemente a destra si raggiunge una seconda cresta. Si sale anche questa superando facili risalti e, dopo una cinquantina di metri, si traversa nuovamente a destra per pendio erboso con arbusti, fino alla cresta principale. Seguendo quest’ultima si superano brevi balze verticali e belle placche inclinate. In alto le rocce si alternano a pendii erbosi, fino a raggiungere la traccia contrassegnata dalla stella bianca che in breve conduce in cima al Monte Argentéa.

Superata la forcella, si prosegue su bella mulattiera sorretta da muri a secco, in lieve discesa fino all’ampio valico della Collettassa (932 m), che si apre sul contrafforte meridionale del Monte Argentéa ai piedi della piramide terminale (splendide vedute su mare e monti). Qui s’incontra il segnavia “stella bianca” proveniente da Campo. Girando a sinistra si segue la stella bianca per poche decine di metri, fino sul bordo inferiore di un prato, poi si svolta a destra sul sentiero indicato da tre pallini rossi, che sale diagonalmente verso nord-est. Arrivati ad un bivio, si lascia a destra la diramazione per il Riparo Fasciun e si va a sinistra seguendo sempre i tre pallini rossi. Il sentiero s’innalza con brevi svolte fra arbusti e rocce fino ad un altro bivio: proseguendo a sinistra per gradini rocciosi, si guadagna in breve la panoramica vetta del Monte Argentéa (1083 m; 40-45 minuti dal Rifugio Padre Rino).

Ritornati al bivio sotto la vetta si procede verso nord, seguendo il segnavia “triangolo rosso pieno”: si aggira con qualche passo impervio la cresta rocciosa del Monte Argentéa e si arriva alla sella (1062 m) che lo separa dalla Cima Pian di Lerca. Qui s’incontra il sentiero che sale direttamente dal Rifugio Padre Rino. Con una breve salita si guadagna l’ampia sommità della Cima Pian di Lerca, dove si trova il Rifugio Argentéa (1088 m).
Ricavato dalla ristrutturazione di una casermetta diroccata, il rifugio dispone di un piccolo locale sempre aperto.

Proseguendo verso nord sul prato, s’incontra l’Alta via dei Monti Liguri, che si seguirà verso sinistra per ritornare a Prato Rotondo. Seguendo l'Alta Via, si scende in breve all’ampia sella erbosa del Passo Pian di Lerca (1035 m).
Il valico si apre tra l’alta valle del Torrente Orba e il selvaggio vallone del Rio di Lerca, che si tuffa verso il mare insinuandosi fra le moli rocciose dei monti Argentéa e Rama. Da qui, scendendo a sinistra verso il Rio di Lerca, si può raggiungere in una quindicina di minuti il Rifugio Padre Rino (903 m).

Dal valico, l’Alta Via sale verso occidente tra erba e massi, lasciando poco a sinistra la rocciosa Cima Giassetti. Superata una selletta, si scavalca l’ampio dorso della Cima del Pozzo (1101 m), poi si scende dolcemente fra radi pini, fino ad incontrare il Riparo Cima del Pozzo, che sorge addossato ad un masso. (1.30-1.45 ore dal Passo del Faiallo).
Edificato negli anni Novanta da alcuni soci del CAI di Arenzano, è una piccola costruzione in pietra, al cui interno si trovano: un tavolo, alcune panche e una stufa a legna.

Con una breve discesa si raggiunge il Passo Notua (1068 m), poi si riprende a salire tra pini e faggi per scavalcare la Rocca Fontanassa a quota 1168. Si sbuca quindi su un vasto altopiano cosparso di massi. Davanti a noi, oltre il dorso del Bric Damè, si scorgono i ripetitori radiotelevisivi posti in cima al Monte Béigua. Procedendo sull’altopiano ai margini della pineta, a quota 1160 s’incontra il segnavia “rombo giallo vuoto” proveniente da Vara Inferiore.

Lasciando a destra il sentiero per Vara Inferiore, l’Alta Via prosegue a sinistra in discesa fra i pini, poi contorna ad occidente il roccioso Bric Resonáu e giunge al Passo di Prato Ferretto (1091 m) dove ci si ricongiunge con il percorso dell'andata.

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