Food Genova Sotto le Mura Martedì 7 maggio 2002

Sotto le Mura

Genova - Non ci sono insegne o indicazioni. Non è uno di quei posti dove capita di entrare perché ci passate davanti. È come le cose preziose, che sono sempre un po' nascoste. Quando siete di fronte all'ingresso trovate una mattonella bianca con su scritto Sotto le Mura. Allora capite che siete nel posto giusto. Il posto giusto per tante cose: per una cena tranquilla in un locale raccolto e accogliente. Per bere qualcosa e magari spiluzzicare un piatto freddo dopo cena. Per ascoltare musica dal vivo. «Ogni mercoledì faremo un concerto, abbinato a una cena a tema. Musica tranquilla, chitarra classica o acustica, perché la gente mentre mangia non ha voglia di sentire troppo casino», mi spiega Diego, il giovanissimo titolare (ha 24 anni).

Sotto le Mura è tutto questo: un'enoteca-ristorante aperta (come pubblico esercizio) da due anni e attraversata dalla storia, che affaccia sulla piazzetta di Campopisano. Il locale è piccolo, una stanza, ma decisamente invitante. Le pareti rosse, oggetti e opere di artisti (in questo periodo c'è una mostra di Claudio Gentiluomo), le luci soffuse e calde, i tavolini piccoli in legno. E la storia, dicevamo: un pezzo delle mura duecentesche che fa bella mostra di sé in una vetrina. Poi tante bottiglie in parata sulle mensole. Ci sono più di cento etichette: si va dalla Bonarda da 10 euro al Solaia da 160 euro, passando per Abbazia Novacella, Antinori, Pio Cesare e via trincando. Per chi vuole bere ci sono anche birre, long drink, whisky, rhum…, magari accompagnati da un piattino di insaccati, formaggi o pesce salato. O da una bruschetta.

Chi invece ha proprio voglia di mangiare, si metta comodo. Il motto di Sotto le Mura è Mangia e beie a Zena: si capisce subito, quindi, che qui va forte la cucina genovese. Minestrone, stoccafisso in umido o in insalata, tomaselle genovesi (involtini di carne ripieni e aromatizzati). Tanto pesce, «sempre fresco, vado tutte le mattine al mercato di piazza Cavour», rassicura Diego, che mi indica gli spiedini di novelli, poi calamaretti e acciughe fritti e taglierini verdi all'astice. Tutto all'insegna della tradizione con una spruzzata di globalizzazione: il baccalà affumicato che arriva dalla Spagna. C'è anche la carne, ovviamente, mentre per i vegetariani Diego consiglia la stracciatella in pinzimonio (ovvero burrata stracciata con la panna).

Poi i dolci: sufflé al cioccolato, fragole al Porto, ma soprattutto il tiramisù «con le noccioline in granella. Lo facciamo alle sette di sera, quindi non lo mangi freddo di frigo, ma praticamente appena fatto». Un pasto completo (primo, secondo, dolce, vino) viene in media 26 euro (ovviamente dipende dal vino…). L'orario di apertura recita: dal lunedì al sabato 20–2, ma la cucina chiude prima: «Su prenotazione possiamo far da mangiare fino alle 23-23,30». La prenotazione è comunque consigliata.

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