Weekend Genova Venerdì 10 maggio 2013

Borghi abbandonati: Reneuzzi

L'autore di fronte alla chiesa di San Bernardo Abate
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Su mentelocale.it un viaggio per i borghi abbandonati della Liguria e dintorni.

Vi avevamo già raccontato la storia di Poilarocca, borgo abbandonato alle spalle di Mendatica. Poi vi abbiamo spiegato come raggiungere Canate di Marsiglia, nell'entroterra genovese.

Ora vi proponiamo una gita a Reneuzzi.

Genova - Una struggente storia d’amore con un epilogo da far accapponar la pelle, rovi ed edere a far malinconicamente compagnia a pericolanti case, muretti a secco ormai sbrecciati e l’eterno fascino del passato. Reneuzzi, piccolo borgo dell’alta val Borbera, riesce a custodire in sé un insieme di sensazioni e riflessioni che difficilmente si possono racchiudere in un articolo.

Borgo di coriacei contadini abbarbicato alle pendici del Monte Antola questo paesino abbandonato si raggiunge agevolmente percorrendo un’antica mulattiera (segnavia cerchio giallo vuoto) che, partendo dal paese di Vegni nel comune di Carrega Ligure (AL), risale dolcemente l’Antola attraversando gli antichi abitati di Casoni e Ferrazza oggi ormai disabitati e che permettono, al camminatore stanco, di fermarsi per qualche pausa offrendo interessanti scorci da fotografare.

Proseguendo per la mulattiera si giunge infine ad un piccolo rivo che, guadato, attacca ripido e deciso la cima del monte Antola e ci conduce, in circa venti minuti, alla nostra meta.

Reneuzzi ci accoglie così, spuntando dalla vegetazione come un fungo in una giornata di sole dopo la tempesta e dove solo l’occhio più attento riesce a cogliere i primi segni dell’uomo. L’impatto iniziale potrebbe lasciare delusi per le aspettative create se non che, superati i primi ruderi, si giunge infine all’oratorio e relativa chiesa del borgo dedicati a San Bernardo Abate.

Qui, anche il camminatore più distratto non può non rimanere a bocca aperta dinanzi al connubio della natura che, rispettosamente, sembra abbia risparmiato questo edificio religioso rendendolo ancor più mistico e affascinante. L’edificio addirittura sembra voler emergere ancora dal fitto della vegetazione arrivando al cielo con un campanile a vela (ahimé senza più campane) che cerca ancora quella luce che un tempo sicuramente raccoglieva. Dentro l’edificio è malconcio, qualche vandalo ha peggiorato l’incuria del tempo ma alcuni arredi rimangono come l’altare e la piccola acquasantiera in pietra a testimonianza della ruralità del luogo.

Lasciata la chiesa ci si addentra nel borgo vero e proprio, dove la natura è ormai padrona incontrastata e bisogna così addentrarsi facendo attenzione a non incespicare. Tra le vecchie case, ormai in totale degrado, alcune abitazioni vantano addirittura un terrazzino, eredità di un periodo fecondo di metà Ottocento quando Reneuzzi arrivò ad ospitare circa trecento anime. Ci si addentra sino ad arrivare all’immancabile piazza del paese, oggi quasi indistinguibile, che permette una sosta anche se, nonostante sembri ideale, non lascia la voglia di soffermarsi più di tanto. Con la mente e la fantasia infatti inevitabilmente si vola a quando questa piazza riuniva le genti del paese mentre oggi è solamente uno spiazzo erboso silenzioso e malinconico.

Poco distante infine il piccolo cimitero del paese tappa obbligata della visita a Reneuzzi. Qui è possibile per un attimo tornare indietro nel tempo, scorrendo i nomi sulle lapidi ormai sepolte della vegetazione è possibile immaginare un volto, una famiglia, una realtà di cui oggi rimane solo questa sparuta testimonianza.                

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