Teatro Genova Teatro Duse Giovedì 2 maggio 2013

The Pillowman: uno spettacolo tra macabro e horror

Aldo Ottobrino e Enzo Paci in 'The Pillowman'
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Genova - Una stanza, nuda. Un tavolo, due sedie, tre uomini. I poliziotti Tupolski (Andrea Nicolini) e Ariel (Enzo Paci), e lo scrittore agli arresti Katurian Katurian (Aldo Ottobrino). Martin McDonagh con The Pillowman, scritto nel 2003, ma in bozza già proposto come lettura al pubblico nel 1995, si allontana rischiosamente dal suo dark humor che lo ha reso celebre attraverso la sua trilogia di Leenane (La bella Regina di Leenane, Lo storpio di Inishmaan e Il tenente di Inishmore) per calcare decisamente la mano sul macabro e forme varie di violenza gratuita, a cui affianca un certo compiacimento verso una figura idealizzata di scrittore, il cui valore non è umano ma legato al suo genio travasato su carta, da preservare a qualsiasi costo.

Spogliato di quella umanità complessa e arcaica che McDonagh era andato a rintracciare in una sua versione dell'Irlanda popolare, questo testo disturba senza raccontare, indugia invece e in modo piuttosto pedante sul raccontare e sul suo valore, sulla perversa idea che l'opera d'arte debba sopravvivere l'umano anche quando propone storie brevi grondanti ferocia contro bambini innocenti spesso disabili. Lo porta in scena al Teatro Duse la compagnia Gank per la regia di Carlo Sciaccaluga e l'interpretazione di Aldo Ottobrino, Alberto Giusta, Andrea Nicolini, Enzo Paci e Silvia Biancalana, su musiche originali di Niccolò Cagnini e Jacopo Luvizone e luci di Sandro Sussi - repliche fino a domenica 5 maggio 2013 (lo spettacolo è sconsigliato ai minori).

Ambientato in un incerto e drammaturgicamente poco costruito regime totalitario, che non emerge mai in tutta la sua potenziale carica minacciosa, il play è organizzato su tre atti e su due luoghi principali: la stanza di polizia dove vengono condotti gli interrogatori e una cella. Ma è chiaro un certo disequilibrio tra la centralità dello scrittore e delle sue storie, che rappresentano la sua ragione stessa di vita e tutto il resto, ovvero: i crimini reali commessi contro minori, il coinvolgimento del fratello (segnato da disturbi dell'apprendimento e comportamentali), il caso di polizia che non avrebbe affatto bisogno di alcun regime totalitario per giustificare la brutalità dell'interrogatorio. Insomma molti elementi stridono e la critica teatrale inglese non ha mancato si segnalarlo, anche se bisogna anche ricordare che il play si è aggiudicato diversi riconoscimenti (tra cui nel 2004 l'Olivier Award come Best New Play, nel 2005 il New York Drama Critics' Circle Award for Best New Foreign Play, e due Tony Awards), senza contare che il testo è stato anche trasformato in una sceneggiatura cinematografica.

Eppure viene da chiedersi: perché tentare di percorrere la trama di una persecuzione politica verso uno scrittore, quando quasi subito è evidente che il focus è su tutt'altra tematica? Perché attribuire ai poliziotti un vissuto doloroso rispetto al tema dell'infanzia se poi questo serve a giustificare la gestione sommaria della giustizia attraverso la tortura-vendetta? E non ha niente a che fare con la decisa accusa contro qualsiasi tipo di abuso contro minori? E perché sembra invece venir usata per, in certo qual modo, sminuire la professionalità dei poliziotti e svilirne l'individualità, quasi fossero degli sfigati per colpe non commesse ma subite? E perché infilarci un adulto torturato dai genitori in funzione di costruire una figura ideale di scrittore amato e incoraggiato e segnato da traumi al contempo?

Se è inevitabile il richiamo alla raccolta di racconti del '79, The Bloody chamber (La camera di sangue) di Angela Carter che riscriveva alcune delle più note fiabe per far emergere il lato oscuro e malato delle stesse, qui McDonagh ci conduce in un intrico, che cura troppo poco l'aspetto della tensione e quindi la dinamica teatrale della violenza verbale (impossibile inizialmente non ricordare One for the road di Harold Pinter). Il play finisce per avvolgersi su se stesso e diventare un esercizio gratuito, morboso e ambiguamente indecente rispetto a ciò che si può o non si può umanamente giustificare.

A evocare gli spazi in questa produzione Gank, quasi come in una mise en espace, solo alcuni elementi di mobilio e qualche proiezione grafica che sintetizza altri elementi architettonici (le sbarre della cella) o illustra alcune delle storie-fiabe, spesso con mano volutamente infantile. Gli interpreti faticano a lavorare su un testo che li distrae continuamente dal loro ruolo, sovrapponendo trame incoerenti tra loro. Più solida la figura di Katurian Katurian che Aldo Ottobrino veste di quell'umanità che McDonagh sembra aver rinnegato per gli altri personaggi. Mentre resta molto incerta la costruzione del fratello mentalmente disabile che ci propone Alberto Giusta, troppo poco infantile, troppo poco incerta nel pensiero, troppo rapida nell'esecuzione delle battute e rigida nella postura.

Forse una contrazione sulla parte drammaturgica, volta a una maggior coerenza, potrebbe giovare all'intero impianto e spingere il testo in una direzione meno vaga, violando i troppi percorsi narrativi in favore del sottotesto dominante: scrivere di violenze sui bambini è un po' anche perpetrarle? Se sì, anche se fosse alta letteratura varrebbe più della vita umana? E come andrebbe valutato il caso di un adulto diventato scrittore solo al costo di un fratello torturato? Senza contare il suo trasformarsi in assassino per salvare proprio quel suo fratello, da valutare come attenuante? O forse, visto che lui stesso ritiene i suoi scritti più importanti della vita del fratello e della sua stessa, riconsiderare tutto dal punto di vista della psicopatologia criminale? Credo sia quest'ultima la traccia su cui McDonagh si è messo a lavorare di recente producendo un nuovo film: Seven Psychopaths (2012) una commedia dai toni dark, ma molto divertente, che trova la chiave giusta rispetto al tema del crimine e della violenza e in una versione tutta sua di criminali squinternati, presenta una serie di serial killer votati a far sparire altri serial killer giovandosi di interpreti come Colin Farrell (anche produttore insieme a McDonagh), Sam Rockwell, Woody Harrelson e l'intramontabile, qui un po' sotto tono, Christopher Walken.

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