Luigi Merlo: «il Porto di Genova? Lo voglio aperto alla cultura»

Attualità Genova Martedì 16 aprile 2013

Luigi Merlo: «il Porto di Genova? Lo voglio aperto alla cultura»

Luigi Merlo
© Francesca Baroncelli / mentelocale.it
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Leggi anche l'intervista a Luigi Merlo su Expo 2015 e i nuovi progetti del Porto di Genova.

Genova - Genova e il suo porto, un legame indissolubile da tempi immemori: dai traffici di sete e spezie dopo l'anno Mille alle grandi emigrazioni tra Ottocento e Novecento, lo scalo navale genovese è da sempre uno dei punti nevralgici del flusso commerciale nel bacino del Mediterraneo. Oggi resta il maggiore porto industriale e commerciale d'Italia.
Di questo e altro abbiamo parlato con Luigi Merlo, presidente dell'Autorità Portuale di Genova, che è venuto a trovarci nella redazione di mentelocale.

Merlo ci ha illustrato i suoi sogni per aprire maggiormente il porto alla città con eventi culturali e percorsi pedonali tra le banchine; ci ha parlato del ruolo di Genova per l'Expo 2015; ci ha spiegato le differenze tra il capoluogo ligure e La Spezia, dove è nato, ha ricoperto ruoli istituzionali e dove tuttora trascorre parte della sua vita. E ci ha anche rivelato di essere stato tra i primi in Liguria a firmare un contratto digitale.

Laura Guglielmi: «Il Porto rappresenta da sempre un pezzo importante di Genova, ma rimane sempre un'area accessibile con difficoltà dai cittadini. Quali sono i progetti più significativi per farlo interagire, come il Porto Antico, con la città?»

Luigi Merlo: «Ci sono progetti importanti in corso, penso a quello di Ponte Parodi che diventerà un polo ludico-commerciale. Ma anche al recupero dell'edificio Nbic, per cui abbiamo definito il bando che è in corso di pubblicazione. Questi due elementi rappresentano l'ideale interconnessione tra la stazione crocieristica e il Porto Antico, e possono rappresentare un elemento introduttivo. Poi abbiamo fatto una discussione importante di incrocio tra Piano Urbanistico Comunale e Piano Regolatore Portuale, individuando alcuni assi di penetrazione che vorremmo in qualche modo sviluppare. La parte più importante riguarda il collegamento tra il Porto Antico e la Fiera attraverso la restituzione alla città di via dei Pescatori, trasformando in viabilità urbana quella che oggi è solo viabilità portuale. Per fare questo bisogna trasferire una parte di traffico nelle aree attualmente dedicate alle riparazioni navali. Non è un progetto di immediata attuazione, ma un obiettivo che potrebbe essere un passo in avanti per lo sviluppo della città».

Laura Guglielmi: «A proposito di Ponte Parodi, quando abbiamo intervistato il presidente di Porto Antico Spa Ariel Dello Strologo, ci ha detto che i lavori dovrebbero iniziare tra il 2013 e il 2014, e che dovrebbero durare un paio d'anni. Confermi?»

Luigi Merlo: «L'Autorità Portuale si sta occupando della costruzione della nuova banchina che ospiterà le navi da crociera; poi, Altarea Italia interverrà sulla superficie per realizzare tutta la parte ludica e ricreativa. Questo progetto ha avuto molte difficoltà perché sconta un peccato originale: è stato ipotizzato un nuovo intervento senza ipotizzare contestualmente la delocalizzazione delle attività che si trovavano lì. L'enorme problema a cui ci siamo trovati di fronte è che in quella zona ci sono due attività centrali per il porto: il polo dei rimorchiatori e un impianto per il trattamento dei rifiuti delle navi. I rimorchiatori non volevano allontanarsi da lì perché è una posizione baricentrica: c'è stata una faticosa discussione tra le parti, che alla fine è stata mediata con la decisione che i rimorchiatori rimarranno lì in testata, in un'area inizialmente destinata agli yacht. Però, man mano che procediamo con i lavori stiamo spostando da un lato all'altro della banchina i rimorchiatori: per questo il progetto ha maggiori rallentamenti rispetto ad altri. Nonostante tutto stiamo andando avanti: nel 2014 i lavori dell'Autorità Portuale dovrebbero essere terminati, e allora Altarea potrà intervenire per realizzare la parte superficiale».

Luca Giarola: «Restano comunque zone del porto poco utilizzate che potrebbero essere dismesse o spostate altrove, come le acciaierie di Cornigliano e le aree abbandonate dietro ai Magazzini del Cotone: che ostacoli ci sono all'eventuale spostamento di queste zone che ancora spaccano la città?»

Luigi Merlo: «Le acciaierie di Cornigliano purtroppo sono state sdemanializzate dal demanio portuale e affidate al gruppo Ilva. Per quel che riguarda le aree a fianco dei Magazzini del Cotone, lì c'è un edificio molto importante, liberato da poco, che è quello dell'ex lavanderia. Abbiamo progetti e sogni che stiamo ancora immaginando, che potrebbero riguardare un collegamento con la città, ma anche una applicazione per la tecnologia applicata in porto. Vedremo se questi progetti possono avere gambe, perché vorremmo che quest'area diventasse il nuovo confine riqualificato tra un porto rinnovato e l'area del Porto Antico».

Luca Giarola: «Un'altra zona delicata è la centrale Enel vicino alla Lanterna...»

Luigi Merlo: «La centrale Enel dal 2017 sarà definitivamente chiusa per quella che è la sua funzione originale, quella energetica. La città potrà discutere insieme al Porto del suo futuro utilizzo: si potrebbe recuperare il vecchio progetto di collegamento tra la Lanterna e la centrale con una passerella sopraelevata per realizzare un percorso pedonale che si affaccerebbe direttamente sul porto. Dal tetto della centrale, che è molto alto, si ha una visione panoramica straordinaria, da lì si vede uno scorcio unico, tutto il porto da Sampierdarena fino a Voltri».

Laura Guglielmi: «Da anni noi di mentelocale portiamo avanti una battaglia per la ciclabilità. L'anno scorso in Italia si sono vendute più bici che auto. Io stessa la uso per muovermi a Genova. Abbiamo seguito attentamente gli sviluppi della pista ciclabile dell'estremo Ponente Ligure che ha avuto un enorme successo (ha dato un impulso straordinario al turismo anche in zone non più appetibili come un tempo). Da parecchio si parla della possibilità di costruire una pista ciclabile che attraversi il porto: è solo un sogno?»

Luigi Merlo: «Se riuscissimo a collegare Fiera e Porto Antico attraverso via dei Pescatori, e dal Porto Antico arrivare fino al viadotto Cesare Imperiale (quel godibilissimo percorso pedonale che si affaccia sulla Stazione Marittima e che i genovesi usano ancora poco), ci sarebbe una pista di alcuni chilometri sicuramente suggestiva e interessante. Proseguire fino a Sampierdarena sarebbe effettivamente più problematico. Nel Puc prevediamo l'ipotesi di trasformare l'area dell'attuale terminal container di Calata Sanità in attracco crocieristico: allora, si potrebbe realizzare un percorso che arriverebbe esattamente fino alla Lanterna».

Luca Giarola: «Che tempistiche ci sarebbero per la realizzazione di questi due percorsi?»

Luigi Merlo: «Per quanto riguarda quello dal Porto Antico al viadotto Cesare Imperiale, includendo i lavori dell'edificio Nbic e di Ponte Parodi, una data ipotizzabile sarebbe il 2015. Una data per la realizzazione del percorso di via dei Pescatori è invece legata alla discussione che è in corso sul nuovo stadio: bisogna capire cosa sarà di quell'area, dipende molto anche da ciò che decideranno gli altri enti. Da parte sua l'Autorità Portuale ha dato grande disponibilità: noi vorremmo che quel grande patrimonio che abbiamo realizzato che si chiama darsena nautica, utilizzata solo per il Salone Nautico, diventasse un patrimonio vivibile per la città, un altro punto di riferimento e di sbocco a mare».

Laura Guglielmi: «Parlavamo di Piano Regolatore. Come sono i rapporti con la Giunta?»

Luigi Merlo: «Il discorso di interazione tra Puc e Prp lo avevamo iniziato con la precedente Giunta, all'interno dell'Urban Lab di Renzo Piano. Con la nuova amministrazione lo abbiamo ripreso ma c'è piena sintonia. I rapporti sono positivi, collaborativi e non hanno rallentamenti».

Luca Giarola: «Quest'anno per la prima volta l'Autorità Portuale sponsorizza Slow Fish, al Porto Antico dal 9 al 12 maggio. Come è nata questa scelta?»

Luigi Merlo: «Come Autorità Portuale di Genova siamo soci di Porto Antico Spa, quindi da questo punto di vista vogliamo concorrere a valorizzare e mantenere quell'area sempre viva. Slow Fish, come noto, rischiava di scomparire per mancanza di risorse: in questo caso interveniamo come sistema dei Porti Liguri e come Associazione dei Porti Italiani. Perché i porti non sono solo merci o container, anzi nelle nostre concessioni abbiamo ancora molti pescatori professionisti, e quindi rientra nella parte di responsabilità verso una fetta di economia che va salvaguardata, difesa e messa in rete».

Laura Guglielmi: «Oltre al cibo, tra le cose più lette sul web ci sono i viaggi. Anche se la gente parte meno, magari sogna di partire. Come è la situazione dei traghetti che partono da Genova?»

Luigi Merlo: «È onestamente molto preoccupante. Per quanto riguarda le mete tradizionali, la Sicilia e soprattutto la Sardegna, negli ultimi anni abbiamo avuto una diminuzione drastica dei passeggeri. Il motivo? Sicuramente l'aumento delle tariffe: per molti anni l'unico settore che ha fatto una micidiale concorrenza al ribasso è stato quello dei traghetti, ricorderete l'offerta auto a un euro. Questo anche perché la compagnia di stato Tirrenia ogni anno perdeva 200 milioni di euro, che i cittadini con le loro tasche ripianavano, e le altre compagnie facevano concorrenza. Per cui tutte le società del settore a un certo punto hanno rischiato il default e hanno dovuto aumentare di colpo le tariffe che non erano aumentate in 20 anni. Oltre a ciò, c'è stato l'aumento esplosivo dei carburanti. Recuperare in questo ambito sarà molto difficile se non attraverso un percorso di nuove navi con carburanti alternativi perché hanno costi decisamente ridotti. Come la propulsione Lmg a gas liquido, quella usata già oggi dai traghetti del Nord Europa».

Luca Giarola: «Nessun dato positivo quindi?»

Luigi Merlo: «Cresce il traffico passeggeri per Tunisia e Marocco, ma questa è una vocazione più pendolare che turistica: per partire verso queste mete arriva gente anche dalla Francia e dalla Germania. Siamo il principale punto di riferimento, molto più di Marsiglia: le compagnie preferiscono Genova perché garantisce servizi più efficienti dal punto di vista delle connessioni portuali. In forte crescita è anche il dato crocieristico: di questo sono molto soddisfatto perché quando sono diventato presidente dell'Autorità Portuale, cinque anni fa, eravamo sotto i 400 mila passeggeri e la gente ancora soffriva per la partenza di Costa verso Savona; abbiamo cercato di costruire un nuovo rapporto con Msc che cercava uno scalo italiano per fare il suo home port, e quest'anno supereremo il milione di passeggeri diventando il principale approdo di Msc e con ulteriori possibilità di crescita. Il Mediterraneo, infatti, è considerato il bacino più appetibile dal punto di vista turistico del mondo intero e le crociere sono l'unico mercato italiano che secondo me oggi - per il tipo di offerta, di qualità e nel rapporto qualità prezzo - sta intercettando il turismo asiatico».

Luca Giarola: «A proposito di crociere, nel novembre 2012 abbiamo visto la Costa Deliziosa attraccata a Genova. Si parla spesso di un possibile ritorno della compagnia, che ha attualmente il suo home port a Savona. C'è qualche fondo di verità?»

Luigi Merlo: «Genova non può abbandonare Savona. Noi con Msc ci stiamo avvicinando a una saturazione degli accosti, almeno finché non ci sarà Ponte Parodi. A Genova c'è stato qualche attracco di navi Costa perché non essendo ancora pronto il nuovo palacrociere savonese lì non c'era spazio. Ma non escludo e mi auguro che Costa Crociere possa tornare a utilizzare il porto di Genova: non in sostituzione a Savona, ma in complementarietà. Siamo due home port, noi per Msc e loro per Costa, che si possono integrare benissimo».

Luca Giarola: «Con i porti di Savona e La Spezia c'è più collaborazione o concorrenza?»

Luigi Merlo: «A livello di autorità portuali c'è grande collaborazione, cerchiamo di fare una regia programmata. Poi c'è la concorrenza degli operatori, che è una cosa diversa: in questo caso la competizione c'è ed è normale che ci sia, soprattutto in un periodo di crisi in cui l'offerta è più della domanda. Sono stati fatti dei grandi passi in avanti per i soggetti che regolano i porti: abbiamo costituito l'associazione Ligurian Ports, per fare marketing e promozione, ma anche attività di studio insieme».

Laura Guglielmi: «E del traffico merci cosa ci dici? Che fase sta vivendo?»

Luigi Merlo: «Cresce molto l'export, va male l'import che è segno della capacità di spesa degli italiani. Ci sono poi da segnalare le modifiche degli andamenti per quel che riguarda il mercato delle materie prime: non arriva più il petrolio greggio perché in Italia chiudono le raffinerie; aumentano invece gli oli vegetali per i carburanti alternativi, l'olio di palma e altri prodotti analoghi. In generale posso dire che dopo la crisi pesantissima degli anni 2007, 2008 e 2009, il porto ha retto molto bene dal punto di vista dell'economia e dell'occupazione».

Luca Giarola: «Quali sono gli esempi virtuosi di portualità in Europa?»

Luigi Merlo: «La portualità nel Mediterraneo è molto diversificata. Quelli in evoluzione sono i porti di transhipment (dove il carico di navi più grosse viene scaricato in navi più piccole, ndr) come quelli nordafricani collegati con Genova e quindi non in competizione. Il nostro termine di paragone è il porto di Barcellona, oggi in forte crisi perché serviva un mercato interno che è crollato. In questo caso più che di modello del porto bisogna però parlare di modello di programmazione statale: in Spagna c'è una struttura nazionale che sovraintende a tutti i porti, che è quello che manca in Italia dove ci sono 25 autorità portuali, ognuna che va per la sua strada. Questo è l'unico elemento, insieme all'autonomia finanziaria, che oggi rivendichiamo. Il Porto di Genova è in assoluto quello che oggi va meglio nel Mediterraneo del Nord, per cui non ci possiamo lamentare».

Laura Guglielmi: «Il paragone con i porti del Nord Europa è invece una spina dolente?»

Luigi Merlo: «Non dal punto di vista dei traffici. Il problema è invece l'aspetto gestionale e normativo: quelli sono porti Spa che governano tutti i processi, dalla capitaneria alle dogane, e hanno la possibilità di entrare in azioni di mercato, cosa che noi non possiamo fare. Da questo punto di vista siamo un po' invidiosi».

Laura Guglielmi: «La mitologia del portuale è intrinseca alla storia della città: come si sono evoluti in questi ultimi anni i portuali?»

Luigi Merlo: «La prima evoluzione si è avuta con il passaggio dal lavoro manuale ai mezzi, e successivamente con l'avvento dei computer, che oggi coprono gran parte dell'operatività in banchina. Il nostro è un sistema misto dove ci sono contemporaneamente lavoratori dipendenti del terminal e lavoratori dipendenti della Compagnia Unica. Negli anni si è mantenuta la caratteristica abbastanza rara di un soggetto che si autodetermina e però sa misurarsi con il mercato. Io credo che sia giusto difendere la realtà della Compagnia Unica perché si evita il precariato, perché è un lavoro molto pericoloso, a condizione che lei continui ad attrezzarsi per stare sul mercato. Con questa evoluzione può mantenere la sua autonomia, la sua dimensione, le sue caratteristiche».

Laura Guglielmi: «In Compagnia Unica hanno assunto delle donne o rimangono sempre fermi nel loro passato?»

Luigi Merlo: «No, sono tutti soci uomini. Mentre negli uffici di donne ce ne sono diverse, dove le operazioni prevedono l'uso di gru e carrelli è poco frequente che vengano assunte delle donne».

Laura Guglielmi: «Cosa pensi di tutti i porti turistici nati del Ponente? Imperia, San Lorenzo, Portosole che non è neanche concluso...»

Luigi Merlo: «"Se si vogliono fare i porticcioli si facciano, ma non si facciano le speculazioni". Frasi del genere le dicevo in tempi non sospetti, quando i posti barca andavano in modo straordinario. Con l'offerta che si è costruita - al di là degli aspetti penali che devono essere valutati in altre sedi - se non ci fossero stati i disastrosi provvedimenti di penalizzazione della nautica attuati dagli ultimi governi, oggi i nostri porticcioli rappresenterebbero una parte importante dell'economia. Invece abbiamo fatto un grande regalo alla Francia, alla Croazia, al Montenegro: tutte le nostre barche, nonché quelle straniere che utilizzavano il mercato italiano, sono scappate lì e noi rischiamo di restare con molti posti barca vuoti e investimenti lasciati a metà. Molti dei quali che non dovevano essere fatti e rischiano di rappresentare una cattedrale nel deserto».

Luca Giarola: «Per molto tempo hai avuto un ruolo attivo nell'amministrazione comunale della Spezia, città in cui sei nato. Al di là delle dimensioni geografiche, quali sono le principali differenze tra Genova e La Spezia?»

Luigi Merlo: «Genova è una città portuale, La Spezia una città con il porto. In entrambi i casi il porto ha un ruolo importante per l'economia, ma se io giro per Genova molti mi fermano e mi chiedono dettagli sul porto, alla Spezia nessuno mi blocca per interloquire di problemi legati al porto. Genova ha una classe imprenditoriale molto più forte e consolidata, che investe di più; La Spezia ha una pace sociale sindacale molto più diffusa, c'è meno conflitto sociale. La Spezia non ha una radice unica ma multietnica (italiana e straniera) che ha generato un popolo un po' anomalo, mentre Genova ha la sua storia e la sua tradizione. Sono due città molto complementari, e avrebbero potuto esserlo ancora di più».

Luca Giarola: «Puoi spiegarti meglio?»

Luigi Merlo: «In passato non ci sono stati processi di regionalizzazione. La Regione Liguria per molti anni non ha fatto il suo mestiere: credo che il primo presidente che abbia trattato tutti i territori con equilibrio sia stato Claudio Burlando. Prima La Spezia e le altre province si sentivano molto più ai confini dell'impero. Ancora quando ero vicesindaco io, alla Spezia si discuteva spesso della Lunezia, dell'ipotetica annessione alla Toscana: oggi non se ne parla più e gli spezzini si sentono molto più liguri di prima perché hanno sentito la politica vicina».

Luca Giarola: «Nel marzo 2011 avevi lanciato un blog all'interno del sito dell'Autorità Portuale per dialogare con i cittadini, ma l'ultimo post è del gennaio 2012. Come mai non lo hai più aggiornato? Poca partecipazione, poco tempo o cos'altro?»

Luigi Merlo: «C'è stato un problema operativo perché la persona che lo seguiva insieme a me ha avuto dei problemi personali. Però io ci tengo a quel blog, che per me è uno strumento di trasparenza. La mia scoperta è stata un po' negativa perché mi aspettavo un confronto di partenza molto più serrato. Il nostro è un settore ancora resistente rispetto a questo tipo di procedure, tende a essere troppo autoreferenziale».

Luca Giarola: «Quindi intendi rilanciarlo?»

Luigi Merlo: «Sì, certamente. D'altronde quello dell'Autorità Portuale è uno dei siti istituzionali più visitati d'Italia: ancor prima che uscisse la legge sulla trasparenza, noi abbiamo messo in rete tutto il possibile dal punto di vista delle gare di appalti, dei servizi, delle informazioni agli utenti. Il paradosso è che per seguire una struttura di questo tipo ci vorrebbero almeno 7/8 persone, mentre il recente decreto sulla trasparenza chiede di ridurre gli organici. Altra contraddizione è che le procedure burocratiche stanno aumentando invece che diminuire».

Laura Guglielmi: «Leggevo recentemente nel libro dell'architetto Stefano Boeri che l'Italia è l'unico paese al mondo che ha aumentato l'uso della carta. Qui da noi ogni atto va stampato...»

Luigi Merlo: «Vero, ma ci sono delle eccezioni. Ad esempio sono entrati in vigore i contratti con firma digitale. Io credo di essere stato uno dei primi a Genova ad aver firmato un contratto digitale, con l'impresario di un'impresa che ha vinto un appalto per eseguire dei lavori in porto. Ci siamo incontrati dal notaio, io con la mia chiavetta nell'iPad, lui con la sua, e davanti al notaio abbiamo fatto questa firma digitale».

Laura Guglielmi: «Passiamo ora a una patata bollente, che tocca anche Genova: l'Expo 2015. Si capisce ancora poco, è tutto molto confuso. Il porto sta pianificando qualcosa?»

Luigi Merlo: «Noi sono tre anni che cerchiamo interlocutori stabili con cui dialogare in un ragionamento che paradossalmente non chiede ma dà. Abbiamo costruito un pacchetto chiamato Porto dell'Expo che abbiamo già presentato ripetutamente ai nostri interlocutori, che ci hanno sempre rinviato dicendo: "Voi siete pronti, noi ancora no". Sono moltissimi i paesi che hanno aderito all'Expo, mi pare 110, e il Porto di Genova sarà il punto di riferimento logistico per portare a Milano stand e materiali. Agganciare quei paesi vuol dire costruire e rafforzare un canale comunicativo. Nel protocollo siglato dai sindaci Doria e Pisapia, tra gli obiettivi c'è proprio la funzione portuale a servizio dell'Expo. Anche i paesi che non hanno il mare ma hanno una potenzialità enorme: ad esempio ho già sottoscritto un accordo con il Presidente del Consiglio della Mongolia, perché è uno dei paesi che ha la maggior quantità di materie prime pregiate e il maggior esportatore di lana Cashmire in Italia, che finora, via Pechino, usava il porto di Rotterdam. Insomma, noi siamo pronti, appena Milano formalizza un po' le sue esigenze, si potrebbe avviare una forte collaborazione».

Luca Giarola: «Ora la domanda clou: Genova, quale futuro?»

Luigi Merlo: «Il futuro di Genova è legato al mare, all'innovazione e anche al turismo. C'è un filo rosso che secondo me può caratterizzare le prospettive di questa città per quel che riguarda l'economia del mare, che ha bisogno di ricerca e innovazione. Vedo un porto fortemente collegato con i progetti dell'Iit e degli Erzelli e un porto con una vocazione sempre più turistica. Un porto che si sta attrezzando per organizzare gli elementi che saranno al centro del Piano Regolatore Portuale, che concepisco proprio in questa visione: offrire alla città un'opportunità di crescita di qui al 2030, una visione di prospettiva di crescita felice che garantisce un'economia fondata sulla tradizione ma molto aperta al futuro».

Laura Guglielmi: «Come giudichi la situazione culturale a Genova? Anche se non è compito specifico dell'Autorità Portuale, hai qualche consiglio da dare agli amministratori?»

Luigi Merlo: «Sicuramente la situazione è molto diversificata. Giudico molto positivo il lavoro fatto da Palazzo Ducale dal punto di vista delle mostre e degli incontri. Sul resto, secondo me, si può fare di più: ad esempio, noi stiamo lavorando con il Carlo Felice per vedere se si possono organizzare spettacoli dedicati ai crocieristi come avviene in altri paesi. Altro elemento sui cui bisogna lavorare di più superando le gelosie è una programmazione di carattere regionale, sia dal punto di vista teatrale che dal punto di vista musicale. Ci sono regioni, come la Puglia, che hanno fatto politiche avvedute di coordinamento, hanno creato una rete che valorizza più località e genera risparmi significativi».

Laura Guglielmi: «Se avessi a disposizione un budget illimitato per organizzare qualcosa di culturale inerente al porto che cosa faresti?»

Luigi Merlo: «Mi piacerebbe trasformare il porto in un luogo di eventi e iniziative culturali. Ci stiamo provando da un po’ di anni ma è difficile riuscire a conciliare l’incessante attività portuale con l'organizzazione di eventi. Sarebbe bello fare conoscere il porto attraverso la cultura. E poi mi piacerebbe costruire un ampliamento del percorso della memoria nel settore dei transatlantici, magari attraverso quei tipi di rappresentazioni, in Italia molto ostacolate, che fanno vivere le emozioni anche attraverso un po’ di finzione: penso a quello che è stato fatto altrove per il Titanic, oppure a Cape Canaveral negli Stati Uniti con le simulazioni di partenza dello shuttle. Perché non fare a Genova una cosa del genere dedicata alla simulazione marina, che faccia rivivere l’esperienza dell’emozione del primo varo di una nave in 3 o 4 dimensioni. Questo anche in chiave didattica per i ragazzi: sarebbe un passo in avanti anche rispetto al Port Center, che è un elemento di educazione al porto che funziona molto bene, ma potrebbe rappresentare un’attrazione turistica innovativa».

Luca Giarola: «Intanto a Palazzo San Giorgio il 22 aprile inaugura una mostra sul transatlantico Rex nell'ottantesimo anniversario della conquista del Nastro Azzurro, il riconoscimento che viene attribuito alla nave passeggeri che detiene il record di velocità media di attraversamento dell'Atlantico».

Luigi Merlo: «È un percorso legato alla nave Rex per quanto riguarda i suoi aspetti costruttivi, ma anche per la sua nuova proiezione non più esclusivamente di emigrazione ma già di tipo turistico; nella mostra non mancheranno le suggestioni cinematografiche di Fellini sul passaggio del Rex in Amarcord. Il transatlantico fu costruito nel cantiere di Sestri, che è quello che vogliamo rilanciare, e varato nel 1931. Allora il porto fece un restyling sulla base delle dimensioni del Rex: si rifece un bacino, nacque la Stazione Marittima. In questo modo vogliamo far capire che i processi di trasformazione ci sono stati in passato e in qualche modo superare le resistenze culturali di chi oggi pensa che non sia possibile costruire nuove strutture».

Luca Giarola: «Se dovessi consigliare a un turista tre luoghi da non perdere a Genova, cosa diresti?»

Luigi Merlo: «Anche se potrei sembrare di parte, il simbolo del Porto: la Lanterna. Poi Palazzo San Giorgio, che è poco conosciuto e mi piacerebbe sempre di più aprire ai turisti. E sicuramente i vicoli, che rappresentano l’anima identitaria della città. Se uno vuole conoscere Genova deve vedere il porto e deve vedere i vicoli».

Laura Guglielmi: «Perché vivere a Genova?»

Luigi Merlo: «Premetto che faccio una vita da pendolare tra Genova e La Spezia. Genova è bella, c’è il mare senza cui non potrei vivere. E poi mi piace perché ha un’offerta culturale di valore e un aeroporto vicinissimo al centro. Sono molte le ragioni, e penso che se avessimo il terzo valico sarebbero in tanti che sceglierebbero di venire a vivere a Genova».

Laura Guglielmi: «Quali sono i tuoi ristoranti preferiti?»

Luigi Merlo: «Io faccio pochissimi pranzi di lavoro. Quando mi capita a volte vengo all'm.café di Palazzo Ducale. Ultimamente per comodità vado spesso da Eataly, penso sia stato un acquisto molto importante per Genova. Alla Spezia invece La Posta, in centro città, che ha cambiato gestione da alcuni anni tenendo però il nome dell’antico ristorante: c’è un ristoratore molto bravo che cura i piatti con originalità»

Laura Guglielmi: «Un libro da consigliare?»

Luigi Merlo: «Leggo molto e leggo le cose più diverse. In questo momento consiglierei un libro-intervista di Marcel Duchamp, che rivela la personalità di questo artista considerato tra i più intelligenti del suo tempo: apre scenari critici, anche molto dissacranti, sugli artisti moderni. Recentemente ho comprato anche un libricino che ripropone gli scritti di D’Annunzio sul rapporto tra Wagner e Nietzche, è il prossimo che leggerò».

Laura Guglielmi: «Quali sono i tuoi gusti cinematografici?»

Luigi Merlo: «Mi faccio molto condizionare da mia moglie (l’assessora Raffaella Paita, ndr). L’ultima volta che sono andato al cinema però è stato con mio figlio piccolo, a vedere Il grande e potente Oz: un film bellissimo dal punto di vista della qualità cinematografica».

Luca Giarola: «E che musica ascolti?»

Laura Guglielmi: «Quando facevo l’assessore mi dedicavo ad ascolti più impegnati, ormai ascolto soprattutto quella leggera. Da Ivano Fossati, a Ligabue, a Vasco Rossi. Anche Marco Mengoni, ma soprattutto per compiacere i miei figli di 10 e 18 anni che sono suoi grandi fan».

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