Luca Borzani: «Palazzo Ducale, una casa aperta alla circolazione di idee in città» - Genova

Attualità Genova Giovedì 4 aprile 2013

Luca Borzani: «Palazzo Ducale, una casa aperta alla circolazione di idee in città»

Luca Borzani
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Genova quale futuro? è il nuovo appuntamento fisso di mentelocale.it con i principali protagonisti della cultura e dell'economia cittadina.

La rubrica vuole indagare su quali potrebbero essere gli sviluppi possibili per Genova e su come chi ha il potere decisionale in città, dagli imprenditori ai politici, intenda agire per migliorare il futuro e la qualità della vita dei genovesi.

Le pagine di mentelocale.it sono da sempre punto d'incontro tra i lettori, che spesso descrivono il loro mondo e ci mandano opinioni, che noi pubblichiamo. Negli anni abbiamo scoperto e lanciato scrittori, band, registi, cantanti, artisti e attori, poi diventati famosi.

Abbiamo anche intervistato sindaci, assessori, manager e organizzatori, coloro che prendono le decisioni. E ora facciamo partire questo appuntamento settimanale, perché i nostri lettori possano conoscere da vicino e sotto una diversa prospettiva, chi detiene le leve del comando.

Leggete anche le nostre interviste a Giovanni Pacor (sovrintendente del Teatro Carlo Felice), Carla Sibilla (assessora alla Cultura e al Turismo del Comune di Genova), Beppe Costa (presidente di Costa Edutainment), Ariel Dello Strologo (presidente del Porto Antico), Angelo Berlangieri (assessore al Turismo, Cultura e Spettacolo della Regione Liguria), Francesco Oddone (assessore comunale allo Sviluppo Economico), Marco Arato (presidente dell'Aeroporto di Genova) e Ilaria Bonacossa (curatrice del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce). Leggi anche l'intervento di Francesca Gorini, dell'ufficio PSC del CNR.

Volete proporre qualcuno da intervistare? Avete delle domande? Scrivete a redazione@mentelocale.it.

Genova - «Palazzo Ducale? È una casa aperta alla circolazione di idee in città».
Luca Borzani passeggia nel Cortile Minore dello storico edificio genovese con l’immancabile sigaro tra le dita, e descrive «un modello inedito nel nostro Paese: la Fondazione per la Cultura del Ducale ha voluto unire la dimensione espositiva con quella degli incontri e dei festival. Sono tanti i soggetti e le associazioni che compongono il Palazzo: è fitta la rete di relazioni. E poi c’è l’internazionalità: dal Ducale sono passate in questi anni figure importanti a livello nazionale ed europeo».

Prima di diventare il presidente della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, Borzani è stato assessore prima alla scuola e al decentramento, poi alla cultura del Comune di Genova: «Un assessore deve tenere insieme un sistema e farlo crescere: la cultura in una città è fatta di tante cose. Sono contento di aver fatto quell’esperienza, anche se oggi non la farei più».

Laura Guglielmi: «Ti abbiamo sentito dire spesso che nella Genova della cultura è necessario fare sistema. Ti è riuscito in questi anni?»
Luca Borzani: «In passato a Genova esistevano schemi e forme di auto referenzialità che oggi non esistono più. Il confronto fa crescere chi lo promuove. Oggi in città fare sistema è diventata un’abitudine comune. Palazzo Ducale collabora spesso con altre realtà cittadine: dal Teatro Stabile al Porto Antico, fino alla Fiera e all’Acquario, e molte altre realtà. Sono tanti anche i progetti che coinvolgono le scuole e le realtà di quartiere. Sono consapevole, però, che c’è ancora molto su cui lavorare. La crisi economica ci impone di ripensare al nostro lavoro: non possiamo restare uguali. Credo che oggi nessun segmento culturale possa agire da solo. Dato la riduzione delle risorse, dobbiamo riorganizzarci. Oggi in tanti comparti artistici c’è immobilismo e poca innovazione. Il tema della cultura è complesso, perché ha tante facce e mobilita le coscienze. La crisi profonda che stiamo vivendo non coinvolge solo la politica, ma anche il sistema culturale. C’è silenzio da parte degli intellettuali. E il silenzio pesa più delle parole. A volte la voce ridondante non crea conoscenza».

Francesca Baroncelli: «Le grandi mostre a Palazzo Ducale: sei soddisfatto di come stanno andando le esposizioni dedicate a Mirò e Steve McCurry
Luca Borzani: «Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti fino ad oggi (entrambe le mostre sono state prorogate e termineranno domenica 7 aprile, n.d.r.). Fino a qualche giorno fa hanno visitato la mostra di Mirò circa 73mila persone. Mentre siamo arrivati a 80 mila visitatori per McCurry. C’è quindi una continuità con il successo di pubblico ottenuto l’anno scorso con Van Gogh e il viaggio di Gauguin. Si tratta di mostre organizzate in partnership con soggetti privati, senza un contributo pubblico: anche questo è un aspetto della rete. Sono cambiate le funzioni della pubblica amministrazione: fare cultura pubblica non vuol dire contare solo sulle risorse pubbliche».

Laura Guglielmi: «A proposito di Arte Contemporanea: Villa Croce è una presenza importante in città. Cosa pensi del lavoro avviato da Ilaria Bonacossa
Luca Borzani: «La curatrice di Villa Croce è un valore aggiunto per questa città, sia per la sua competenza, sia per il modo in cui è stata selezionata: il bando di concorso per la ricerca di un nuovo curatore artistico per il Museo è stato una novità importante per la nostra città. Villa Croce sta assumendo una sua identità. A confermare la voglia di cambiamento c’è la costituzione degli Amici del Museo di Villa Croce (versando 1000 Eu, i soci diventano sostenitori delle attività, ricevendo in cambio la possibilità di poter organizzare un evento, n.d.r.)».

Francesca Baroncelli: «Il Ducale non ospita solo le grandi mostre: il Palazzo è diventato negli anni un vero e proprio luogo di confronto pubblico, con i suoi incontri dedicati a temi diversi, dalla letteratura alla filosofia, fino alla musica. Contento della risposta del pubblico?»
Luca Borzani: «Gli incontri sono un elemento di grande innovazione. E grande è anche il numero di persone che, nel 2012, hanno assistito agli incontri: si parla di 600mila visitatori. Migliaia di persone passano di qui ogni settimana: il bisogno di conoscenza evidentemente è molto sentito. Quello degli incontri al Ducale è un modo non accademico di affrontare temi culturali. E soprattutto, venire al Ducale non produce identità. Chi segue i nostri incontri non è costretto a riconoscersi nel Palazzo: non c’è un motivo per partecipare e ognuno trae qualcosa di personale dall’esperienza. Mi piace questo modello, che è anti televisivo e permette a tutti di sentirsi liberi, e come a casa propria».

Laura Guglielmi: «A Palazzo Ducale il pubblico giovane è un po' latitante. Ci sono progetti che avete intenzione di realizzare per attrarre anche l'attenzione degli studenti e dei ventenni in genere?»
Luca Borzani: «Il pubblico giovane di Palazzo Ducale è proporzionale al numero di giovani che vivono a Genova: oggi i ragazzi che hanno tra i 15 e i 25 anni sono meno del 25%, e 12mila sono stranieri. Bisognerebbe rifletterci su. Come fare per far sì che la componente giovanile assuma ruoli di maggior protagonismo? Palazzo Ducale pensa ai giovani e ai talenti artistici emergenti con i progetti della Sala Dogana. Ma c’è un peso che a Genova si sente fortissimo: manca uno sguardo dei giovani sulla città».

Francesca Baroncelli: «Quali sono state in questi anni le iniziative più apprezzate dal pubblico giovane a Palazzo Ducale?»
Luca Borzani: «Sono molto amati dai ragazzi gli incontri a tema filosofico e quelli sulle neuroscienze. Ma anche la Storia in Piazza è seguitissima. Tra le mostre, senz’altro quella di Steve McCurry».

Laura Guglielmi: «In campo culturale, quali sono le maggiori urgenze a Genova?»
Luca Borzani: «Anche se negli ultimi dieci anni il mutamento in città è stato grande, così come la crescita, Genova deve innanzi tutto aumentare la propria offerta, che purtroppo è legata a prezzi molto bassi. Questo, se aumentano i tagli, porterà al crack. Per uscire da questo 2013 bisogna guardare con occhi nuovi. E scegliere nuove priorità. Coinvolgere il pubblico, ora, diventa fondamentale».

Francesca Baroncelli: «Quali sinergie si sono create tra Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale e l'assessorato di Carla Sibilla?»
Luca Borzani: «Sibilla è un ottimo amministratore. In questo momento difficile ha cercato di avviare progetti di crescita in città. Anche con l’ex assessore Andrea Ranieri mi trovavo benissimo: siamo amici e spesso ho fatto con lui molte discussioni filosofiche. L’atteggiamento di Sibilla è piuttosto di consapevolezza pragmatica: vuole incidere sulla realtà. Mi è capitato spesso di lavorare con le donne, che riescono a guardare a un problema con occhi diversi».

Laura Guglielmi: «Quali progetti ti piacerebbe realizzare a Palazzo Ducale se avessi a disposizione fondi illimitati?»
Luca Borzani: «Cercherei di fare una produzione di mostre. Poi lavorerei per alimentare un sistema regionale e interregionale per il prossimo Expo 2015, che è un’occasione da non perdere sia per Milano che per Genova».

Laura Guglielmi: «Cosa manca a Genova per diventare una città di respiro europeo?»
Luca Borzani: «Crederci. E poi deve acquisire maggiore consapevolezza dei propri limiti: la qualità della vita urbana sta peggiorando. Sono tante le opportunità, ma Genova oscilla sempre, e rischia di non scegliere mai».

Francesca Baroncelli: «Luca Borzani e i social media: li usi? E quali preferisci?»
Luca Borzani: «Utilizzo Facebook, mentre non sono su Twitter. Sono strumenti di comunicazione, ma hanno anche molte parzialità, perché non rappresentano in toto la realtà. Spesso chi parla con i propri contatti di Facebook crede di comunicare le proprie idee al mondo. E non capisce che lo ascolterebbe un numero maggiore di persone se andasse in piazza a proporre le proprie idee».

Laura Guglielmi: «Perché vivere a Genova?»
Luca Borzani: «Per me e per la mia generazione Genova è una città di intelligenze: sentivamo la responsabilità di crescere. Ma il mio sguardo sulla città non è quello di un giovane che abita in periferia; non è quello dei 50mila stranieri che la abitano da vent’anni, ma che sono visti ancora come altri».

Francesca Baroncelli: «In quale zona di Genova abiti? Cosa ti piace di più del suo quartiere?»
Luca Borzani: «Vivo in centro storico da vent’anni, prima nella rive gauche, oggi nella rive droite. A Genova non potrei abitare altrove. La movida non mi ha mai disturbato. Quello che mi pesa è veder chiudere i negozi. Mi pesa accorgermi che il processo di riqualificazione del centro storico si è fermato. Mi pesa, poi, la disurbanità di chi frequenta i caruggi. Non dobbiamo considerare il centro storico come uno spazio vuoto».

Laura Guglielmi: «Se dovessi consigliare a un turista tre luoghi da non perdere a Genova, cosa diresti?»
Luca Borzani: «La scalinata del duomo di San Lorenzo, per fermarsi a osservare come cambia la luce che colpisce i palazzi nel corso della giornata. Poi la vecchia Vernazzola, il piccolo borgo di pescatori che non tutti conoscono. Infine consiglierei di percorrere la strada che da Voltri porta in centro. Per conoscere Genova da un nuovo punto di vista».

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