Attualità Genova Mercoledì 20 marzo 2013

'Si dice donna'. Gli anni del femminismo in Rai nel libro 'La tigre e il violino'

Genova - La sigla raffigurava una violinista che suonava davanti a una tigre dello zoo di Roma. L’aveva creata la regista Alessandra Bocchetti per Si dice donna, un programma di Tilde Capomazza andato in onda su Raidue dal 1977 al 1981 a cui parteciparono giornaliste, registe e studiose del movimento delle donne.

Fu sempre Bocchetti a voler far dialogare Monica Vitti con una suora in confidenza tanto da scoprire molte affinità perché tutte e due hanno seguito la loro vocazione e una strada di libertà, sottraendosi al più tradizionale ruolo di moglie e madre. Ma andò anche in onda un servizio sulla sessualità nel matrimonio girato con un gruppo di donne di Napoli, mentre La madre della sposa era una sorta di docufiction per raccontare che cosa accade a una mamma nel momento in cui vede uscire di casa l’ultima figlia. Oppure L’altra faccia del pulito con le operaie della cooperativa femminile Colaser armate di spazzoloni, secchi, ramazze e i soldi che non bastano mai.

Insomma parlavamo di tutto, di lavoro domestico, di parto in acqua, delle suffragette e del femminismo, ma anche delle lotte sindacali, degli spettacoli o di la politica estera. Volevamo costruire in Rai uno sguardo di donna sul mondo senza tabù. Era una trasmissione rivoluzionaria anche perché tutto questo accadeva su Raidue, in prima serata dopo le prime puntate, ben 35 anni fa e il materiale è rimasto custodito nelle teche fino a quando Loredana Cornero ha intervistato le giornaliste, studiose e registe che diedero vita a Si dice donna. Ne è uscito un libro corredato di un dvd, La tigre e il violino. “Si dice donna” Un programma di Tilde Capomazza (Rai Eri, 2012, 180 pp).

«Nel 1977 Rai 2 era appena nata – ricorda Tilde – con alla direzione Massimo Fichera, un socialista demartiniano, mentre l’unica donna capo struttura era Marina Tartara. Mi chiamarono a realizzare questa trasmissione perché credevano in una tivù con donne, giovani e operai come protagonisti. Peccato, perché poi il programma che aveva un’audience altissima, e nel 1979 era passato in prima serata, venne stroncato a metà dal quarto anno. Come mai? Cambio di direzione e i nuovi arrivati lo hanno messo in seconda serata, poi è diventato un appuntamento quindicinale. Alla fine, nell’aprile ’81, chiusero il programma perché incombeva il referendum sull'aborto e noi ne avevamo parlato nell'ultima puntata».

Così finì una bellissima avventura culturale. Tilde stessa, con una decina di giornaliste, tutte impegnate nel movimento delle donne (da Annamaria Guadagni a Mariella Gramaglia, da Fiamma Nirenstein a Mariuccia Ciotta, da Anna Maria Mori a Giulietta Ascoli), andava in giro per l’Italia e l’Europa a documentare un’immagine femminile articolata e in continuo mutamento. Erano anni in cui le piazze si riempivano di donne mentre il Parlamento nel maggio 1978 varò la legge 194 sulla regolamentazione dell’aborto.

La trasmissione aveva un impianto tipo magazine, c’era ad esempio un servizio di attualità sull’applicazione della nuova legge di parità e intervistammo le ferraiole, che erano operaie edili. A seguire, nella stessa puntata, ci poteva essere la ricostruzione di un personaggio storico, come Olympia de Gouges, interpretata da Laura Betti. I nostri mezzi erano elementari, ma siamo riuscite a creare formule nuove come le storie di vita e poi i talk show, le inchieste approfondite. E chi lo ha già visto resta colpito dall’attualità dei servizi raccolti nel dvd. Racconta ancora Tilde: «Avevamo dedicato una puntata a Barbara Giuranna, una nota compositrice che raccontò le difficoltà incontrate nell’esecuzione dei propri brani nonostante avesse vinto un concorso. Aveva sofferto tanto e si batteva per le altre musiciste.  Da queste vicissitudini, creammo la storia di vita Lisa, prova d’orchestra (era appena uscito il film di Fellini) con una ragazza, semplice uditrice, che diresse benissimo la formazione di Santa Cecilia. Ma quando alla fine intervistammo gli esecutori chiedendo loro se una donna poteva diventare direttore d’orchestra, le risposte furono quasi tutte negative perché, dissero, ci vuole carisma, carattere, autorevolezza. Eppure lei li aveva diretti».

Tutto il mondo declinato al femminile. Senza complessi. Eravamo ambiziose, coraggiose, quasi spavalde. Un gruppo di donne scelte da Tilde Capomazza e Marina Tartara senza che nessuno ci chiedesse mai se eravamo iscritte a qualche partito o protette da chissà. Ricordo un talk show sul ruolo delle donne in Cina, durante il processo alla vedova di Mao, Jiang Qing, con Rossana Rossanda in studio o il servizio sul parto in acqua realizzato in Olanda da una nostra troupe. Nell’80 mi mandarono tre giorni ad Atene a filmare e raccontare un matrimonio ortodosso, eravamo già incuriosite dalla multiculturalità, evidentemente. O dalle differenze. Una serata la dedicammo alla prostituzione, senza nascondere nulla neppure dei clienti e arrivammo a 8 milioni di ascolti, un record. Avevo 28 anni, ero emozionatissima. L’idea era sempre la stessa: occhi di donna su ogni evento di cronaca o documento del passato. Prima di noi non l’aveva fatto nessuno e nessuno ci censurò. Almeno fino all’arrivo della nuova direzione.

Ma oggi sarebbe possibile fare una trasmissione come Si dice donna e con tante ragazze scelte con normali provini e solo in base alla loro competenza? E se la risposta è no, perché?

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