Food Genova Giovedì 14 marzo 2013

Slow Fish torna a Genova. E si apre alla città con 4 giorni al Porto Antico

Genova - «Mettiamo in croce i politici, ma anche i nostri comportamenti: mare e sviluppo sono questioni non prorogabili». Guru della cultura slow food, artista della frase a effetto e maitre à penser di un ritorno alle origini propagandato attraverso un brand multinazionale, Carlin Petrini sa cogliere nel segno quando mette in risalto i problemi veri della sostenibilità ambientale e le contraddizioni della filiera alimentare nell'età dei consumi al collasso.

Tutte questioni che saranno le colonne portanti di Slow Fish - Il mare di tutti, la rassegna di Slow Food dedicata al mare che dal 9 al 12 maggio 2013 torna per il decimo anno a Genova. Ma che per la prima volta abbandona gli spazi chiusi della Fiera a favore dell'area all'aperto del Porto Antico.
«È un ottimo modo per far dialogare la rassegna con la città - spiega Petrini - Finalmente siamo in centro, in un luogo accessibile e di passaggio, che apre maggiori possibilità di scambio».
Conferma il presidente della Regione Claudio Burlando: «Il Porto Antico è una scelta giusta per creare un diverso rapporto con la città e per contenere i costi». È bene sottolineare, infatti, che la nuova collocazione di Slow Fish permette di garantire l'ingresso gratuito, scaricando i costi sulle attività e sulle degustazioni a pagamento.

Così, per quattro giorni, tra Caricamento, l'Acquario, il piazzale delle Feste e i ristoranti dell'area ridisegnata 21 anni fa da Renzo Piano torneranno alla loro antica funzione (oggi sopravvissuta solo in parte) di luogo di commercio del pesce.
Largo dunque alle bancarelle di un mercato dove trovare pesce fresco o conservato, laboratori didattici, scuole di cucina e la novità di quest'anno, Fish & Chef, che vedrà 16 chef stellati da tutto il mondo cucinare dal vivo per 25 commensali a rotazione. Artisti della padella in arrivo da Giappone, Francia, Finlandia e i migliori ristoranti della Penisola che si cimenteranno nella riscoperta in chiave gourmet dei pesci ritrovati. O meglio, quelli della tradizione, magari difficili da pulire, che abitualmente non consumiamo.

«Delle 300 specie commestibili del Mediterraneo, non ne mangiamo neanche dieci, perlopiù di allevamento - centra il problema Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico di Slow Fish - Li scegliamo perché più facili da pulire e da cucinare, ma sono spesso pesci di scarsa qualità, specie estremamente sfruttate, che scegliamo per il prezzo. Eppure è un errore. Prendiamo ad esempio il tonno o il pesce spada: sono i cosiddetti pesci bistecca, che avendo un ciclo vitale lunghissimo, accumulano nelle loro carni molti più inquinanti. Meglio scegliere pesci meno noti, più economici e dalla vita più breve, che ci fanno risparmiare, tutelano l'ambiente e non ci espongono a contaminanti o metalli pesanti».

«I porti hanno deciso di sostenere Slow Fish per lanciare un segnale importante sul consumo del mare», spiega Luigi Merlo, presidente di Assoporti e dell'Autorità portuale di Genova.
«Slow Fish è una fiera commerciale che ha dalla sua la cultura e i valori - continua il sindaco Marco Doria, sostenitore della prima ora delle attività di Slow Food - Principi che ci spingono a provare a modificare schemi mentali vecchi e non più sostenibili. Si tratta di un'iniziativa educativa e divulgativa che fa riflettere dando anche momenti di piacere».

«Rispetto al sindaco, sono meno ottimista - prende la parola Carlo Petrini - Dobbiamo imparare a convivere con la schizofrenia di questo momento storico. Stiamo entrando nel sesto anno di crisi. Una crisi epocale e di struttura, che riguarda il destino dell'umanità e di un pianeta che pensavano che le risorse fossero infinite. L'insostenibilità del sistema alimentare è ormai evidente, anche se è inquietante che chiunque, dalle multinazionali agli ambientalisti, esprima il proprio consenso allo sviluppo sostenibile. Quando troppe persone sono d'accordo su un unico concetto, quel concetto non vale più nulla. Per questo piuttosto che esprimermi in termini di sostenibilità, io preferisco parlare di durabilità. Perché non si può rispondere alla crisi aumentando i consumi: dobbiamo giocare sulla durata delle cose, creando spazi per la socialità, la vivibilità e la socialità. A cosa servono migliaia di ragazzi che studiano scienze della comunicazione quando mancano agricoltori e fornai?».
La risposta all'interrogativo del guru arriva, indiretta, dal lancio di un corso universitario in panificazione presso l'università di Slow Food di Pollenzo.

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