Teatro Genova Teatro Garage Venerdì 1 marzo 2013

Antonio Tancredi racconta il G8 di Genova @ Teatro Garage

Un momento dello spettacolo 'Cambia rotta'

Genova - Quattro anni fa un ideale passaggio di testimone: Raffaella Tagliabue di Narramondo introduce la figura di Antonio Tancredi dentro il gruppo Teatro degli Zingari. Il gioco non è temporaneo. Antonio si ferma per dar vita a un laboratorio di teatro permamente.

«La prima cosa che abbiamo fatto insieme è stato sviluppare il tema che appassionava tutti affrontato in Incendio a Cervara, dall’omonimo libro di Roberto Denti - l'inquinamento delle acque in un piccolo paesino tra Liguria e Toscana (vedi video sotto). Sono rimasto legato a questo gruppo. Dopo alcuni lavori su materiali esterni, tra cui anche testimonianze di immigrati, abbiamo deciso di raccogliere esperienze più personali, più autobiografiche e dar vita a Cambia rotta» - che va in scena con Pierugo Bertolino, Ottavia Brunetti, Antonio Carletti, Angelo Frola, Maurizio Frumento, Arianna Sale, Giorgio Scicchitano,al Teatro Garage, sabato 2 marzo ore 21 e domenica 3 alle ore 17.

«L'occasione - prosegue Antonio - è nata un paio di anni fa in risposta agli eventi per ricordare i 10 anni dal G8 di Genova, un po' su spinta di Pierugo Bertolino che oltre ad essere una delle figure importanti di Teatro degli Zingari, è musicista che con una band, Ostinati e Contrari Zena, accompagna Don Gallo ed è anche alla guida del Comitato Piazza Carlo Giuliani: e un po' perché naturalmente all'interno del gruppo l'idea è maturata e ha trovato un'adesione immediata».

Attivi ormai da 10 anni circa i componenti del gruppo Teatro degli Zingari sono «persone che vivono il teatro come militanza, fanno pochissimi spettacoli e in gran parte sono un prolungamento della Comunità di San Benedetto: o perché alcuni di loro ci lavorano o ci hanno lavorato o perché i loro percorsi a un certo punto ce li hanno condotti o si sono incrociati».

Delle violenze nelle giornate del G8 si è detto, scritto, messo in scena, girato video, documentari, film, insomma tanto - anche se come per tutte le grandi tragedie, tanto non significa troppo - è stato rielaborato sfruttando le varie arti per riflettere, capire, esorcizzare quei giorni. Quale il taglio di questo spettacolo dunque? «Fin dall'inizio ci siamo messi al lavoro per intrecciare la storia con la s minuscola con quella con la 'S' maiuscola, le nostre storie con quelle giornate. Abbiamo preso materiali un po' dappertutto, letto articoli e lettere, visto video e spezzoni di filmati diversi. La suggestione e la conferma rispetto alla direzione che sentivamo di voler prendere è arrivata però da una lettera, quella di Raul Zibechi al Comandante Marcos. Il titolo della piece parte proprio da questa immagine, presa in prestito da questo scrittore uruguaiano: guardare il G8 dal basso, dalla parte dei cittadini che avevano partecipato per andarne a recuperare desideri, intenti, in una parola rintracciare l'entusiasmo di chi era sceso in quei giorni in piazza. La prima immagine dello spettacolo è dunque quella di un popolo in viaggio. Immagine mitica, persino biblica, che ricorda anche il quadro di Delacroix - La libertà che guida il popolo (1830)» o Quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

«Sì, insomma un'idea ciclica che ritorna di un popolo in lotta e epicamente in marcia verso un destino comune. Anche perché prima del G8 le stesse persone avevano toccato alcune tappe in vari porti del mondo: Goteborg, Seattle, Porto Alegre per poi approdare a Genova, in un altro porto con tutta la sua carica di umanità. Quindi viaggio e nave da cui sbarcano: campesinos, giornalisti, lavoratori, studenti, intellettuali, scrittori e poi la città che si trasforma. Le grate, i blocchi di cemento, l'esercito... Ci fermiamo allo sparo e poi proponiamo due prospettive una per una sintesi di questi primi dieci anni e una, utopica, sui prossimi dieci».

Il gioco di parole è tanto scontato quanto irresistibile: Antonio Tancredi, regista e attore professionista anche nel settore del teatro per ragazzi, va in un'altra direzione con questo spettacolo? Fa una scelta tra teatro professionistico e no? «La stessa domanda che mi sto facendo io e a cui per il momento non ho risposta. Lavorare con queste persone che rappresentano una comunità non è per un caso, ma perché il teatro è una volta di più strumento per dare voce a chi non ne ha e per riflettere su quello che ci succede attorno. Loro fanno un teatro che dà senso alla loro pratica, ma non come lavoro. E credo che anche come attore è davvero interessante confrontarsi con la loro immediatezza spesso più forte di quanto possa fare un attore professionista. Mi pare anche che in me sia cambiato qualcosa dopo il viaggio in Argentina nel 2006 e in particolare dopo aver assistito a un grandioso spettacolo collettivo, alla Boca, con oltre 80 persone in scena, tra cui anche alcuni attori professionisti. La forza, il senso di fare teatro in quel momento spettacolare e comunitario è stato illuminante».

Cambia rotta è una scrittura e una drammaturgia collettiva «ogni singola parte è stata decisa, ogni singolo materiale è stato sottoposto al vaglio di tutti quanti, io ho solo messo a disposizione le mie capacità di organizzare materiali e idee. Per esempio Arianna Sale, giovanissima laureata in storia, ha generosamente messo a disposizione le sue capacità di scrittura ma ognuno ha contribuito personalmente con idee e punti di vista: Pierugo Bertolino, Ottavia Brunetti che è anche anima di Terra di Nessuno e lavora nel sociale oltre che in un asilo nido; Angelo Frola che viene dalla Comunità di San Benedetto ed è stato subito adottato dal gruppo e ancora Maurizio Frumento, operatore della Comunità di San Benedetto e di altre; e Giorgio Scicchitano, personaggio fantastico, anni '70, il cugino di "David Bowie". E poi Antonio Carletti, attore professionista, che abbiamo invitato ad aiutarci nel momento in cui, dopo due gravi lutti (tra cui la scomparsa di Roberto Gho, figura carismatica all'interno della compagnia da sempre), il gruppo stava perdendo energia. La cosa straordinaria è che già la loro presenza in scena racconta molto dei loro vissuti ed è già storia a sé».

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