Weekend Genova Sabato 23 febbraio 2013

Villa Serra di Comago, un angolo di Inghilterra a Genova

Villa Serra di Comago, Sant'Olcese (Genova)
© Umberto Fistarol / Flickr.com

Genova - In Val Polcevera, a Comago, nel comune di SantOlcese, c'è la Villa Serra. Il mare di Sampierdarena è il più vicino e il torrente Secca, che a quel mare giunge, scorre rasente il grande parco, in un contesto che già nel corso del Sei e Settecento era, tra i molti, favorito per la villeggiatura e, più che mai, per l’utilità che proveniva da un razionale uso agricolo del territorio. E così avevano intuito i Pinelli, nobile famiglia genovese di origine germanica che alla Repubblica aveva dato dogi, cardinali, senatori, e che di queste terre possedeva una cospicua parte, da mettere a frutto.

L’intelligente utilizzo della proprietà operato proprio nel momento di massimo fulgore della inclita stirpe aveva fatto sì che quella terra venisse dotata di palazzo signorile e numerose costruzioni coloniche, utili alla permanenza della forza lavoro e, di conseguenza, funzionali al redditizio governo delle colture. Possidenti della zona almeno a partire dal principio del XVIII secolo, ne avevano assecondato lo spirito agreste senza in apparenza dimostrare interesse per l’agio e la piacevolezza della villeggiatura, almeno fino al 1811 anno in cui Agostino Pinelli mette mano al solido palazzo padronale, ridisegnandolo.

Ben diverso, al contrario, è lo sguardo con il quale osserva tutto questo Orso Serra, marchese, futuro Senatore del Regno di Sardegna, il quale, in vista del suo quarantesimo compleanno, acquisisce la proprietà dei Pinelli, con l’intento di modificarne del tutto l’aspetto. Quel suo nome forte e in apparenza quasi rustico era stato ripetuto nella famiglia di sua madre, la senese e nobilissima Maria Fiammetta Pannocchieschi d’Elci, fino a giungere a lui, al pari di quel suo preziosismo che lo portava ad un’attenta cura del paesaggio, non più visto esclusivamente quale fonte di reddito. A ridosso dell’acquisto della villa Pinelli, nel 1851, Orso Serra parte per Londra accompagnato da Carlo Cusani e Carlo Ludovico Pallavicini, mecenate dell’Accademia di Belle Arti, di cui proprio il marchese Serra era solerte socio promotore fino a divenirne poi Presidente.

L’osservazione dell’assetto apparentemente spontaneo dei parchi inglesi, dove alla rigidità del disegno formale tipico del pensiero italiano si contrapponeva l’esuberanza naturale, appositamente e con sapienza ricreata, era vista come il raggiunto e perfetto equilibrio tra autenticità e intervento umano. Carlo Cusani, pittore e architetto più per diletto che professione, quasi coetaneo di Orso Serra e partecipe sostenitore delle sue stesse convinzioni, è l’estensore vero e proprio dei desideri dell’amico. La grande dimensione della proprietà, ampia circa nove ettari, mette quindi alla prova, a dismisura, tanto progettista che proprietario, animati all’unisono dall’intento di creare un sorprendente parco all’inglese, ricco di essenze esotiche.

Decine e decine di alberi vengono collocati a formare macchie dense in contrapposizione a serene radure, e l’acqua, che forma cascate, torrenti, rivi, è ora destinata a dar vita a un grande lago, attrazione irresistibile. Le case e le costruzioni già presenti sono adattate alla immaginifica scenografia, in un sorprendente progetto unitario, e una nuova villa viene ora costruita, desunta di sana pianta dall’Enciclopedia of cottage, farm and villa architetture pubblicata nel 1846 da John Claudius Loudon, botanico e architetto scozzese.
Il cottage, che ancora oggi rimane una delle attrazioni più valide del grande parco, dà un carattere tutto nuovo al luogo. Disegnato in stile tudor, con la vicina torre gotica diviene il luogo nevralgico dell’intero progetto.

Il parco, accessibile al pubblico, previa autorizzazione (biglietti 3 Eu, ridotti 1 Eu, ndr), già a partire dagli anni Sessanta del XIX secolo, alla morte di Orso Serra passa al nipote Vincenzo e da questo a Caterina sua figlia, morta senza eredi nel 1938. Pervenuti per volontà testamentaria alla Curia genovese e da questa destinati ad un’Opera Pia, villa e parco conoscono quindi l’ingiuria della trascuratezza, subendo in aggiunta gravi e volontari danni durante la permanenza del comando militare tedesco. Solo l’acquisto avvenuto nel 1982 da parte dei comuni di Genova, Sant’Olcese e Serra Riccò, che danno vita al Consorzio di Villa Serra, permette di mettere mano al restauro dell’intero complesso, restauro avviato sistematicamente fino alla riapertura del 1992, e da allora sempre in prosecuzione fino al previsto recupero totale dei manufatti.

Oggi Villa Serra è un luogo insolito e speciale, così come lo era stato già nelle menti e nei cuori dei suoi ideatori, e consegna così al visitatore stupito un angolo di Inghilterra in questa terra di Liguria, in un unicum di raffinata concezione a infinito amore.

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