Mostre Genova Museo di Villa Croce Giovedì 28 febbraio 2013

Ilaria Bonacossa: «Genova, città d'arte e di stimoli. Ma troppi hanno ancora la testa nel Seicento»

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Genova quale futuro? è il nuovo appuntamento fisso di mentelocale.it con i principali protagonisti della cultura e dell'economia cittadina.

La rubrica vuole indagare su quali potrebbero essere gli sviluppi possibili per Genova e su come chi ha il potere decisionale in città, dagli imprenditori ai politici, intenda agire per migliorare il futuro e la qualità della vita dei genovesi.

Le pagine di mentelocale.it sono da sempre punto d'incontro tra i lettori, che spesso descrivono il loro mondo e ci mandano opinioni, che noi pubblichiamo. Negli anni abbiamo scoperto e lanciato scrittori, band, registi, cantanti, artisti e attori, poi diventati famosi.

Abbiamo anche intervistato sindaci, assessori, manager e organizzatori, coloro che prendono le decisioni. E ora facciamo partire questo appuntamento settimanale, perché i nostri lettori possano conoscere da vicino e sotto una diversa prospettiva, chi detiene le leve del comando.

Leggete anche le nostre interviste a Giovanni Pacor (sovrintendente del Teatro Carlo Felice), Carla Sibilla (assessora alla Cultura e al Turismo del Comune di Genova), Beppe Costa (presidente di Costa Edutainment), Ariel Dello Strologo (presidente del Porto Antico), Angelo Berlangieri (assessore al Turismo, Cultura e Spettacolo della Regione Liguria), Francesco Oddone (assessore comunale allo Sviluppo Economico), Marco Arato (presidente dell'Aeroporto di Genova).

Volete proporre qualcuno da intervistare? Avete delle domande? Scrivete a redazione@mentelocale.it.

Genova - «Genova è una città con tanto talento e voglia di fare, dove la cultura è un valore acquisito dalla collettività. Ma è inaccessibile per i trasporti, collegata in maniera pessima con il resto d'Italia. Figuriamoci d'Europa».
Diretta e senza peli sulla lingua Ilaria Bonacossa, curatrice da neanche un anno del Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce: milanese, dopo aver lavorato a lungo a Torino e con le principali istituzioni del settore, sta cercando di ricollocare l'ente genovese in una dimensione meno provinciale e più europea. Lavorando con la creatività dove non si arriva con il budget. Il prossimo frutto sarà la mostra del Velvet Underground Tony Conrad, il film e videomaker che il 7 marzo volerà da New York a Genova per festeggiare i suoi 73 anni.

«C'è moltissimo da fare, ma con pochi fondi è difficile – parte alla carica Bonacossa, che è venuta a trovarci in redazione non appena atterrata dal Rijksmuseum di Amsterdam – Ho a disposizione dal Comune 100mila Eu all'anno, una cifra non sostenibile per un museo d'arte contemporanea. Per dare un metro di paragone, la fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino all'anno può contare su un budget di 2 milioni. A me ne basterebbero 800mila. Ma per il momento, bisogna ingegnarsi con quello che si ha. Per fortuna Genova ha una grande presa sugli artisti».

Matteo Paoletti: «In che senso? Davvero Genova ha un appeal così forte?»

Ilaria Bonacossa: «Certo. Soltanto ieri, ad Amsterdam, ho incontrato Reem Koolhaas (tra i più influenti teorici dell'architettura contemporanea, ndr) e Hans Ulrich Obrist (ex direttore e curatore della Serpentine Gallery di Londra, ndr): non appena hanno saputo che lavoro a Villa Croce, mi hanno risposto entusiasti, dicendo che Genova è il futuro, una città viva dove succedono cose interessanti».

Laura Guglielmi: «Nello scegliere di aprire un bando e di affidare la selezione ad un gruppo di esperti, la città di Genova si è dimostrata all'avanguardia, affidando quindi il suo museo a una curatrice fuori dagli schemi consueti. Quali sono le sinergie che stai cercando di mettere in piedi con altre realtà italiane, europee e internazionali?»

Ilaria Bonacossa: «Bisogna innanzitutto rendere più solido il brand di Villa Croce, aprendo il museo a delle collaborazioni con istituzioni internazionali. Per questo motivo, abbiamo avviato un rapporto con il CAC di Vilnius che si concreterà a luglio, con una mostra a Genova di un artista lituano. Allo stesso modo, i contatti con New York hanno portato alla presenza di Tony Conrad a Villa Croce, mentre il Frac Paca di Marsiglia porterà presto alcuni lavori di Cristof Yvoré. Stiamo lavorando anche con la Fondazione Giuliani di Roma. Bisogna cercare sinergie con enti di questo tipo: senza polemica con Giovanna Melandri - che ha fondi ben diversi dai miei - io non avrei investito delle risorse per cercare di portare al Maxxi delle opere da New York. In Italia non abbiamo la base finanziaria per competere con il Metropolitan, né per innescare degli scambi alla pari: al posto di andare a New York, sarei andata a cercare in musei internazionali più piccoli, ma comunque di grande qualità».

Matteo Paoletti: «Sempre senza polemica, tu nei panni di Melandri il film delle polemiche Girlfriend in a coma l'avresti proiettato a Villa Croce?»

Ilaria Bonacossa: «Certamente! E ci avrei costruito intorno un vero e proprio evento. Credo che se l'obiettivo del Maxxi era evitare le polemiche durante il periodo elettorale, con questa strategia c'è invece caduta in pieno, peraltro senza ritorni per il museo».

Laura Guglielmi: «Come ti sembra che abbia risposto la città alla tua nomina a curatrice?»

Ilaria Bonacossa: «Ha risposto e risponde bene: sono stata cercata da molte realtà attive a Genova e molto diverse tra loro, come a esempio Corpi Urbani e Film Festival. Anche il Conservatorio si è mosso, proponendo dei progetti legati alla composizione contemporanea. Per tutti questi soggetti trovare un interlocutore nuovo, che arriva dal di fuori dei giochi fatti, ha messo in moto degli stimoli. La cosa che ho apprezzato di più a Genova, infatti, è che la gente mi cerca non per avere dei soldi, ma per fare e proporre delle idee. A Milano, invece, si muove soltanto ciò che porta soldi. E le cose un po' underground muoiono subito. Questa potenzialità di Genova è stata notata anche da moltissimi artisti stranieri».

Laura Guglielmi: «Anche se - come ormai tanti milanesi - sei entusiasta della città, ora devi però tirar fuori anche i suoi peggiori difetti :-)».

Ilaria Bonacossa: «È inaccessibile con i trasporti: è impensabile avere tre soli aerei al giorno per Roma, o metterci cinque o sei ore in treno. Che dire, poi, delle due ore che ci vogliono per percorrere in auto i 200 km che la dividono da Milano? Se fosse stata più facile da raggiungere, sarei venuta a vivere a Genova, invece di andare avanti e indietro».

Matteo Paoletti: «Questi i difetti di Genova. E quelli dei genovesi?»

Ilaria Bonacossa: «Alcuni sono un po' provinciali: già solo per parlarti di una trasferta a Milano, qualche persona - anche giovane - te la descrive come un viaggio. Il peggiore difetto è però il fatto che molti giovani dell'alta società siano più interessati all'antiquariato che non all'arte contemporanea. Sembra che vivano con l'eredità del Seicento, un passato mitico che non esiste più».

Laura Guglielmi: «Come curatrice, che cosa ti manca di più in Italia rispetto ai tuoi colleghi di realtà come quella tedesca o britannica o statunitense?»

Ilaria Bonacossa: «Le accademie di buon livello: in Italia la formazione è un disastro. Chi diventa un artista, lo diventa per sbaglio. Ruotano ancora intorno ai corsi di scultura e pittura».

Matteo Paoletti: «Quali sono i problemi peggiori delle accademie di belle arti?»

Ilaria Bonacossa: «È la concezione stessa del metodo a a essere vecchia: non è pensabile fare ancora oggi lezioni di nudo dal vero senza aprirsi alla contemporaneità. Anche i docenti validi, che pure ci sono, sono schiacciati dal sistema».

Laura Guglielmi: «E l'Accademia Ligustica di Genova?»

Ilaria Bonacossa: «Sì, perché è il sistema educativo il problema: è la macchina che non ti forma. Poi è chiaro che esistono singoli docenti molto validi, affiancati spesso ad altre persone che insegnano senza avere un percorso artistico personale alle spalle. Così si produce un danno enorme, perché non solo non si formano gli artisti, ma non si forma neppure il pubblico. E soprattutto, non si forma la consapevolezza di che cosa sia l'arte contemporanea».

Laura Guglielmi: «È vero. Quest'estate, a dOCUMENTA(13) a Kassel, faceva impressione vedere quante persone – dai pensionati agli studenti – si aggirassero con curiosità tra le opere d'arte contemporanea disseminate per giardini e musei della città. Gruppi di tedeschi che erano arrivati da tutta la Germania, con tanto di guide».

Ilaria Bonacossa: «Già, purtroppo in Italia la conoscenza dell'arte contemporanea si ha soprattutto grazie a un collezionismo d'eccezione, che non ha nulla da invidiare a quello olandese o tedesco. Questo perché dagli anni Sessanta agli anni Ottanta il collezionismo privato ha sostituito la latitanza dello Stato, che ha brillato per l'assenza di strutture istituzionali dedicate».

Matteo Paoletti: «Non pensi che questo atteggiamento rifletta un problema di pubblico? Da addetta si lavori, a chi si interessa, oggi, l'arte contemporanea in Italia?»

Ilaria Bonacossa: «Soprattutto giovani tra i 25 e i 45 anni, al 70% donne. Una fetta di pubblico importante, a cui si sommano collezionisti più maturi».

Laura Guglielmi: «È una fascia di pubblico che coincide con quello dei lettori abituali di mentelocale».

Ilaria Bonacossa: «Infatti stiamo puntando molto sulla rete, sfruttando i social media e la comunicazione online. Sono convinta infatti che il pubblico nuovo si riesca a creare soltanto attraverso singole persone che provano l'esperienza dell'arte contemporanea, ne rimangono affascinate e se ne fanno ambasciatori».

Matteo Paoletti: «La campagna pubblicitaria che hai lanciato va in questa direzione: messaggi brevi e d'impatto».

Ilaria Bonacossa: «È una comunicazione aggressiva, anche perché comunicare dei messaggi è il valore della contemporaneità. Cerco forme non convenzionali, perché non so quanto effettivamente possa funzionare la pubblicità tradizionale, fatta di inserzioni che si rivolgono ad una singola mostra, in un paese pigro come il nostro».

Matteo Paoletti: «E invece come sono i rapporti con le gallerie genovesi?»

Ilaria Bonacossa: «Prima di arrivare a Villa Croce conoscevo Chan e Pinksummer, ma vivendo a Genova ho scoperto quanti talenti e cose interessanti la città abbia da proporre. Proprio per questo credo che il Museo debba offrire delle cose diverse».

Matteo Paoletti: «E con gli artisti genovesi? Trovi giusto dar loro spazio o lo trovi un ragionamento provinciale?»

Ilaria Bonacossa:«Il Museo deve guardare quello che succede e avere il polso della creatività locale, ma non è tenuto a esporla se non è interessante. Per ora non ho in previsione mostre di artisti genovesi, ma non escludo di farne in futuro. Il mio obiettivo è proprio quello di intercettare le cose di qualità che vengono da qui».

Matteo Paoletti: «Hai notato degli artisti giovani interessanti, qui a Genova?»

Ilaria Bonacossa: «Sì, ma chiaramente non posso fare i loro nomi. Però non farò una mostra su di loro, perché lo scopo del Museo non è quello di celebrarli – anche perché se una città ti celebra, rischia di seppellirti – ma di intercettarli e di diffondere le loro idee».

Laura Guglielmi: «Pensi di sfruttare anche il parco di Villa Croce, oppure ti limiterai agli spazi interni?»

Ilaria Bonacossa: «Il problema dell'esposizione in esterno sono sempre le risorse. Comunque a maggio inizieremo a utilizzare il parco durante la notte dei musei. Per ora, però, non posso dire di più».

Matteo Paoletti: «E per quanto riguarda archivio, biblioteca e collezione di proprietà dell'ente?»

Ilaria Bonacossa: «Biblioteca e archivio non dipendono da me, mentre la collezione è di proprietà del Comune. Io posso solo scegliere di esporla, come ho fatto recentemente con Giuseppe Chiari, oppure di metterla a disposizione degli artisti giovani, perché ci sviluppino sopra delle idee. Questa è la strada che ho intenzione di percorrere, budget permettendo. Anche perché la collezione dell'ente è molto nota ai genovesi, che sono il pubblico principale di Villa Croce».

Matteo Paoletti: «All'inizio della nostra conversazione, accennavi al nodo dei finanziamenti. Rispetto ad altri musei, Villa Croce ha una struttura più agile: ce la puoi speghiare meglio?»

Ilaria Bonacossa: «Villa Croce - per fortuna - non è una fondazione di diritto privato autonoma, ma un semplice contenitore: il Comune ha legato il Museo alla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, che ci fa da cassaforte. Questo ci consente di avere una struttura più snella, che non ha bisogno di segretari generali, revisori dei conti e figure di management intermedio. Tolti i dipendenti del Museo, per il Comune il costo è zero. Io stessa sono dipendente di Palazzo Ducale con un contratto triennale. Si tratta di una struttura snella e intelligente, un unicum assoluto nel panorama italiano».

Laura Guglielmi: «In che modo stai cercando di trovare nuove risorse per il Museo?»

Ilaria Bonacossa: «Il primo passo è la costituzione degli Amici del Museo di Villa Croce: versando mille Eu, i soci diventano sostenitori delle attività, ricevendo in cambio la possibilità di poter organizzare un evento».

Laura Guglielmi: «E se qualcuno volesse costruire un evento di poca qualità, una mostra o una conferenza non in linea con il rigore necessario a gestire un museo di arte contemporanea di alta qualità?»

Ilaria Bonacossa: «Non c’è pericolo perché saranno eventi privati, non aperti al pubblico: versando la quota, la Villa viene affittata per un evento del tutto privato e temporaneo. Del resto, un elemento che stupisce tutti gli artisti internazionali che arrivano a Villa Croce è la sua posizione: quanti sono i Musei al mondo che hanno una vista mare? Si contano davvero sulle dita di una mano».

Laura Guglielmi: «A me viene in mente Istanbul o il Getty Museum a LA, ad esempio».

Ilaria Bonacossa: «Sì, e un altro paio negli Stati Uniti. Ma per il resto, la posizione di Villa Croce è unica. E pensiamo di sfruttarla con degli eventi collaterali all'attività museale».

Matteo Paoletti: «Come stanno andando le adesioni al progetto Amici del Museo?»

Ilaria Bonacossa: «Molto bene: a Genova ci sono persone a cui l'arte contemporanea importa davvero. Persone che credono nel Museo e che sono quindi disposte a spendere. Per il momento abbiamo raccolto 12, 13 adesioni. Il mio obiettivo per quest'anno sarebbe arrivare a trenta. Comunque sono previste anche altre formule per sostenere Villa Croce: 150 Eu per il contributo di socio ordinario e 30 Eu per i giovani. La tessera darà diritto a sconti sui cataloghi, invito ai vernissage e iniziative riservate».

Laura Guglielmi: «Quali altre idee hai in mente per reperire dei fondi?»

Ilaria Bonacossa: «Nel caso i finanziamenti non dovessero consentirci una programmazione annuale, potremmo pensare di affidare una parte del calendario a pagamento a delle gallerie selezionate. È una cosa che molti musei fanno in maniera più o meno occulta per tirare avanti. Questo è scorretto. Credo che invece se lo si fa in modo trasparente e chiaro per il visitatore non ci sia nulla di scandaloso. È chiaro che però il prodotto offerto deve essere di alta qualità e venire da gallerie di peso internazionale».

Laura Guglielmi: «Abbiamo parlato molto di budget e di finanziamenti. Ma tu, se avessi a disposizione fondi illimitati, come trasformeresti Villa Croce?»

Ilaria Bonacossa: «Il mio sogno sarebbe una collettiva di giovani artisti italiani sul concetto di robot, sviluppandolo insieme all'Istituto Italiano di Tecnologia. Tra i grandi nomi, invece, mi piacerebbe portare Dadamaino, Rudolf Stingel e Isa Genzken. E se proprio avessi fondi illimitati, vorrei portare a Genova l'Hitler in preghiera di Cattelan. Ma non a Villa Croce: il posto giusto sarebbe Palazzo Ducale: sai che effetto nell'appartamento del Doge?»

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