Concerti Genova Venerdì 8 febbraio 2013

Emanuele Dabbono, da X‑Factor alla 'Velocità del buio'

Genova - Emanuele Dabbono, 36 anni, cantautore genovese, è stato uno dei protagonisti della prima edizione di X-Factor nel 2008, aggiudicandosi il terzo posto dietro a Giusy Ferreri e ai vincitori Aram Quartet. All'indomani del successo televisivo, ha rifiutato la proposta discografica della Sony per la registrazione di un album di cover preferendo pubblicare un ep con canzoni sue per l'etichetta Edel. A fine 2011, prima sulla piattaforma iTunes, poi in formato disco nell'aprile del 2012, insieme al gruppo dei Terrarossa ha pubblicato il primo cd dal titolo Trecentoventi per l'etichetta Grace Orange/Halidon.

È passato poco più di un anno dall'uscita di Trecentoventi ed ecco che il 2013 darà alla luce il secondo album, La velocità del buio, il cui titolo prende spunto dalla riflessione di Emanuele su quanto sia facile, oggi, veicolare ed amplificare informazioni dettate dall'ignoranza e da un approccio mordi e fuggi con il mondo, piuttosto che dalla cultura o dalla voglia di sapere. Ma la luce in fondo al tunnel c'è perché per Dabbono, di fronte al vuoto che avanza, ci sono piccole luci e ancore di salvezza da scovare per non farsi schiacciare dalla banalità. Musicalmente, il disco segna un'evoluzione nel sound dei Terrarossa con forti influenze Nashville.

Tutto è iniziato con un foglio bianco. Il padre, operaio in una tipografia, gli portava a casa fantastici libri bianchi, non stampati, perfettamente rilegati. Emanuele, bambino, avrebbe preferito una macchinina ma quei fogli sono diventati uno spazio creativo da riempire, prima di disegni, poi di parole, solo più tardi di musica e testi. «Ho iniziato a suonare la chitarra alle scuole medie» ricorda Emanuele: «la prima canzone che sono riuscito ad eseguire è stata Desperado degli Eagles. Di lì ho compreso intimamente il valore delle emozioni che una semplice canzone poteva trasmettere e la forza comunicativa della musica. Da quel giorno non ho più smesso di suonare e comporre, sempre nel tentativo di trovare una strada tutta mia».

Poi racconta: «durante un viaggio in Irlanda ho avuto ulteriore conferma di quelle che fino ad allora erano semplici intuizioni. Ero a Doolin, un paesino di pescatori. Sono entrato insieme ad amici in un pub noto per le live session di musica tradizionale. Seduti a bere avvertivamo di non essere graditi. Non capivamo se si trattasse degli abiti o che altro; poi, quando ci hanno mostrato il palco e fatto capire che avremmo dovuto esibirci perché lì era la regola, sono salito e ho suonato. La gente applaudiva. Era felice. La comunicazione, dopo il momento di tensione iniziale, si faceva sempre più calda. Ecco. Questo è per me fare musica: interagire con il pubblico e traslocare emozioni. Per i concerti non preparo mai una scaletta, ma solo una quarantina di brani. Vado a braccio e scelgo i pezzi on stage, sulla base del pubblico che ho davanti, ascoltando le loro reazioni. Certo per i musicisti che suonano con me non è semplicissimo ma è così che deve essere».

Come nascono le tue canzoni? «Le mie canzoni migliori sono nate a Genova in sopraelevata. Ho sempre con me l'iPhone, canto, scrivo, annoto e la canzone prende forma. Tutto è occasione per inventare un brano. Dal fare la spesa ad osservare la gente per strada. L'importante è essere in sintonia con quello che ci sta intorno».

Oltre ai dischi hai scritto un libro, Genova di spalle, e un secondo è in uscita. Come sono nati? «Il primo è una storia di sopravvivenza in provincia, un romanzo breve con un linguaggio volutamente semplice, adolescenziale. Avendo fatto per anni l'educatore, ho concepito il libro come storia di formazione, scritto sotto forma di diario per raccontare il bello e il brutto dell'adolescenza di un ragazzo ligure tra gite in montagna, partite di calcio, primi amori, cassette dei Pink Floyd, vacanze con gli amici, corse in bicicletta, feste di paese e rapporti con la famiglia e i coetanei. Una volta scritto l'ho inviato a tutte le case editrici via mail. La pubblicazione, nel 2010, è stata a cura del Gruppo Albatros e le vendite molto al di sopra delle aspettative. La sorpresa più incredibile è stata che pensavo di aver scritto un libro malinconico, invece molti lo hanno trovato divertente. Ho continuato a scrivere e il prossimo libro, Musica per lottatori uscirà entro il 2013 con Feltrinelli ed è una raccolta di poesie».

Dopo la tua esperienza a X-Factor, consiglieresti ad un giovane di partecipare ad un talent show televisivo? «Trattandosi della prima edizione non potevo immaginare come fosse il programma. Sapevo solo che il vincitore si sarebbe portato a casa un contratto discografico. Per me è stata un'esperienza utile, ma non lo consiglierei ad un musicista perché non credo che emergere in un talent possa essere la soluzione ad una carriera. Ad un giovane agli esordi suggerirei piuttosto di andare a vivere e suonare all'estero; oppure lavorare assiduamente ad un progetto e proporsi alle case discografiche solo quando ha maturato un proprio stile. Il tutto per evitare il rischio di manipolazioni perché, nei talent, tentano in tutti i modi di plasmarti a partire dal look per finire all'identità musicale. Io ho rifiutato il contratto con la Sony proprio perché non corrispondeva alla mia idea di musica».

Potrebbe interessarti anche: , Festival Internazionale di Nervi: programma e ospiti, da Giorgia a De Gregori , Vasco Rossi, tour 2019: a Genova la nave per i concerti in Sardegna , Covo di Nord-Est, crowdfunding per riaprire dopo la mareggiata: «Entro Pasqua» , Faber Nostrum, il disco-tributo a Fabrizio De Andrè: gli artisti e quando esce , Corsi di tango argentino con la Scuola Ciitango444: si balla tra emozioni e movimento

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.