Viaggi Genova Ostriche e Vino Lunedì 11 febbraio 2013

Marco Arato: intervista al presidente dell'Aeroporto di Genova

Marco Arato nella redazione di mentelocale.it
© Chiara Pieri
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Genova quale futuro? è l'appuntamento fisso di mentelocale.it con i principali protagonisti della cultura e dell'economia cittadina.

La rubrica vuole indagare su quali potrebbero essere gli sviluppi possibili per Genova e su come chi ha il potere decisionale in città, dagli imprenditori ai politici, intenda agire per migliorare il futuro e la qualità della vita dei genovesi.

Le pagine di mentelocale.it sono da sempre punto d'incontro tra i lettori, che spesso descrivono il loro mondo e ci mandano opinioni, che noi pubblichiamo. Negli anni abbiamo scoperto e lanciato scrittori, band, registi, cantanti, artisti e attori, poi diventati famosi.

Abbiamo anche intervistato sindaci, assessori, manager e organizzatori, coloro che prendono le decisioni. E ora facciamo partire questo appuntamento settimanale, perché i nostri lettori possano conoscere da vicino e sotto una diversa prospettiva, chi detiene le leve del comando.

Leggete anche le nostre interviste a Giovanni Pacor (sovrintendente del Teatro Carlo Felice), Carla Sibilla (assessora alla Cultura e al Turismo del Comune di Genova), Beppe Costa (presidente di Costa Edutainment), Ariel Dello Strologo (presidente del Porto Antico), Angelo Berlangieri (assessore al Turismo, Cultura e Spettacolo della Regione Liguria), Francesco Oddone (assessore comunale allo Sviluppo Economico), Ilaria Bonacossa (curatrice del Museo di Villa Croce).

Volete proporre qualcuno da intervistare? Avete delle domande? Scrivete a redazione@mentelocale.it.

Genova - Tra qualche anno, l'aeroporto di Genova come lo abbiamo in mente adesso potrebbe essere solo un ricordo. A breve è finalmente previsto l'inizio dei lavori di ammodernamento dell'aerostazione di cui si parla da anni e, se tutto va bene, il Colombo è destinato a cambiare volto e diventare uno scalo di importanza determinante a livello europeo, così come prospettato dall'Enac (Ente Nazionale per l'Aviazione Civile) che lo ha recentemente inserito nell'elenco dei dieci scali strategici italiani.

Di sicuro è ancora presto per entusiasmarsi, ma tra qualche anno partire e arrivare a Genova in aereo potrebbe essere davvero più facile per tutti, sia per i residenti in partenza che per i turisti in arrivo. Di questo e molto altro abbiamo parlato con il presidente dell'Aeroporto Marco Arato.
Arato - che è anche avvocato e socio dello studio legale Bonelli Erede Pappalardo, nonché professore associato di Economia all'Università di Genova - è venuto a trovarci nella redazione di mentelocale, e partendo dalla situazione dello scalo di Sestri Ponente ci ha raccontato le sue idee per il futuro della città.

Luca Giarola: «Arato, in cosa consistono concretamente i lavori di ammodernamento dell'aeroporto?»

Marco Arato: «Il piano di sviluppo si articola su due fronti: un ampliamento dell'aerostazione con l'allargamento delle due ali laterali e la creazione di una monorotaia che partirà dall'aeroporto per arrivare fino al confine della stazione di Sestri Ponente. Il tutto per un investimento di 20 milioni di euro. Per quanto riguarda le ali laterali, l'ampliamento è già stato approvato dall'Enac, ma deve ancora passare la trafila dei Ministeri dei Trasporti e delle Finanze, del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, ndr) e della Corte dei Conti. Con l'Enac siamo alle battute conclusive e contiamo di finire i percorsi ministeriali entro la prima metà del 2013; nella seconda metà dell'anno poi dovremmo avere il visto della Corte dei Conti. Allora saremo a tiro per poter cantierare l'area: i lavori dureranno circa due anni».

LG: «Fatti due conti, le nuove ali dovrebbero essere pronte nel 2016. E la monorotaia?»

MA: «I lavori per il collegamento ferroviario dipendono non solo da noi ma anche da soggetti terzi, cioè le Ferrovie. Secondo i piani, anche la monorotaia dovrebbe essere pronta per il 2016, ma mentre nella mia programmazione ci credo, per quanto riguarda quella degli altri sono più cauto e non mi sento di garantire».

LG: «Teniamoci larghi: monorotaia pronta entro il 2018?»

MA: «Diciamo di sì, anche se noi avremmo interesse a realizzarla il prima possibile. Il tragitto della monorotaia avrà inizio di fronte al terminal, per poi costeggiare il parcheggio di interscambio che sarà realizzato alla discesa dell'elicoidale (dal quale partirà anche la funicolare per gli Erzelli). Poi proseguirà fino alla Stazione di Sestri Ponente, che ora è solo ferroviaria ma in futuro sarà anche di metropolitana leggera».

LG: «Nonostante sia stato inserito tra gli scali strategici, il Colombo ha chiuso il 2012 in calo, contrariamente agli ultimi anni in cui c'era stata una crescita costante. Qual è, secondo lei, il motivo di questo arresto?»

MA: «Gli ultimi due mesi del 2012 sono stati tragici, a novembre e dicembre abbiamo perso il 20% di traffico. Mentre fino a settembre siamo stati a + 5% di passeggeri, alla fine abbiamo chiuso l'anno con il -1,5%. Il motivo? La gente non ha più soldi e non vola. Non è solo un problema di Genova: nello stesso periodo gli aeroporti di Roma hanno avuto il 30% in meno dei passeggeri. È la crisi, e nonostante ciò dobbiamo andare avanti».

LG: «Il piano di sviluppo prevede anche l'introduzione di nuovi voli?»

MA: «Nel 2013, che sta cominciando un po' in salita, per quanto riguarda l'Italia abbiamo già contrattualizzato tre nuove tratte con Volotea che da fine marzo volerà, oltre che a Palermo, anche a Olbia, Reggio Calabria e Catania. La nostra idea è di connettere al meglio Nord e Sud dell'Italia. Genova è già collegata con Napoli, Bari, Catania, Palermo, Trapani, Cagliari e Olbia: possiamo quindi dire che quasi tutti gli aeroporti del Sud li abbiamo. Su Catania, poi, la presenza di un duplice vettore - oltre al nuovo volo Volotea resta il collegamento Alitalia - dovrebbe favorire l'abbassamento delle tariffe».

LG: «Nel 2011 il volo Ryanair da Genova a Roma Ciampino in concorrenza con Alitalia però non era andato molto bene...»

MA: «No, tant'è che poi lo hanno tolto: i genovesi lo prendevano poco lamentandosi che partiva troppo tardi, alle 8 del mattino. Era una tratta business: da Ciampino veniva su quasi vuoto e i genovesi, abituati al fascino pazzesco delle Millemiglia Alitalia, volavano più volentieri a Fiumicino con la compagnia di bandiera. Per quanto riguarda Catania, occorre che Volotea sappia che sta facendo concorrenza a un colosso e quindi investa sulla promozione del volo».

LG: «Passando alle tratte internazionali, possiamo ormai definire consolidato il rapporto con Turkish Airlines, che da giugno volerà quotidianamente a Istanbul. Dal 20 aprile, inoltre, partirà il volo diretto per Mosca della compagnia S7 Siberia Airlines».

MA: «Dobbiamo abituarci all'idea che il baricentro del mondo si è spostato a est, è da lì che viene la ricchezza oggi. Il volo di linea per Mosca è il coronamento di un grande investimento sui charter che abbiamo portato avanti per anni. Oltre alla capitale russa, a marzo ripartono i voli Vueling per Barcellona dopo la sosta invernale e ad aprile quelli Ryanair per Bruxelles e Ibiza. Le altre destinazioni spagnole, Madrid e Valencia, invece, non riprenderanno perché la Spagna è in crisi e non dà più contributi a Ryanair. Per il resto, manterremo tutti i voli attualmente operativi».

LG: «Non ci sono altre trattative in corso?»

MA: «Sì, con alcune città del Nord Europa: dobbiamo pensare a tratte che attirino gente il Liguria. Ma è ancora presto per parlarne».

LG: «Nel 1999 il Ryanair Genova-Londra Stansted è stato uno dei primi voli low cost in Italia. Perché poi, per anni, non si è più riusciti a impiantare a Genova le compagnie low cost?»

MA: «Posso ovviamente parlare solo del periodo in cui sono stato presidente dell'Aeroporto, cioè dal 1999 al 2001 e dal 2008 a oggi (dal 2001 al 2008 alla presidenza del Colombo si sono succeduti Giovanni Novi e Alessandro Carena, ndr). Dal punto di vista dell'aeroporto, i low cost sono i vettori che pagano meno di tutti, per cui la loro presenza dipende anche e soprattutto dalle istituzioni. I low cost danno benefici e favoriscono lo sviluppo del territorio in quanto i passeggeri mangiano, bevono, dormono e si svegliano sul territorio. Ma chiedono anche contributi promozionali al territorio stesso. Con la Regione Liguria abbiamo stretto un accordo dal 2008 in base al quale riceviamo 5-600 mila euro all'anno fino al 2014. Nel 2011 siamo riusciti a coinvolgere anche la Camera di Commercio, che invece nel 2012 non ha più ritenuto di poterci dare contributi. Quando non ci sono questi contributi è impossibile investire su nuovi voli».

LG: «Molti paragonano gli aeroporti di Pisa e Genova e i loro differenti sviluppi negli ultimi 10-15 anni...».

MA: «La Liguria non può pensare di competere con la Toscana, che è conosciuta in tutto il mondo. E Pisa è l’aeroporto della Toscana (a Firenze la pista è corta e molti tipi di aerei non possono atterrare, per cui vanno a Pisa). Detto questo, anche noi dobbiamo sfruttare i tanti elementi a favore che abbiamo: penso prima di tutto al clima, alle bellezze naturalistiche, ma anche all'enogastronomia, alla cultura. E, perché no, ai campi da golf: in Liguria ne abbiamo tantissimi, è un turismo anche quello. Se solo riuscissimo a dialogare meglio con altri enti sarebbe tutto più facile».

LG: «Per quale motivo è così difficile collaborare?»

MA: «Temo che il problema sia l'eccessivo individualismo, non solo tra enti pubblici ma anche tra privati. Penso alla Riviera Romagnola e all'aeroporto di Rimini, uno scalo chiaramente stagionale: lì sono moltissime le iniziative di marketing degli albergatori, dei ristoratori e dei privati per vendere pacchetti turistici e promuovere le loro attività sui siti delle compagnie low cost. Da noi, invece, la logica comune è che sia solo il pubblico a dover intervenire. Io invece credo che tutti quelli che hanno un beneficio da qualcosa debbano investire, perché se non si investe non si raccoglie».

LG: «Quali sono gli ultimi viaggi che ha fatto partendo dal Colombo?»

MA: «Sono andato a Parigi per vedere un concerto di Leonard Cohen. Poi Londra, Palermo, Cagliari. E per lavoro vado a Roma con una certa frequenza. Non sono ancora andato a Istanbul, cosa che vorrei fare al più presto perché è una città che mi attira e mi stimola».

LG: «Siamo arrivati alla domanda clou: Genova, quale futuro?»

MA: «Genova oggi deve trarre da se stessa le spinte e le ragioni per lo sviluppo. Non possiamo adagiarci sul mugugno, anche perché in tutta Italia e in tutta Europa ci sono ragioni per mugugnare. Dobbiamo studiare, inventarci nuovi ruoli, nuove imprese, nuove occasioni, collaborare di più. E dobbiamo utilizzare i talenti che abbiamo: penso all'IIT o a quello che dovranno essere gli Erzelli. Se ci adagiamo su quello che siamo, siamo destinati a un declino inesorabile».

LG: «Quali sono i settori chiave per il futuro della città?»

MA: «Conoscenza tecnologica e l'intelligenza creativa e imprenditoriale credo che siano le chiavi di volta su cui investire per il futuro. Mi viene in mente, per fare un esempio, l'impresa Wyscout fondata dal chiavarese Matteo Campodonico, che unisce le passioni del calcio e dell'informatica e dà lavoro a decine di persone. E poi credo che ci sia da puntare su turismo e cultura: sono entusiasta ad esempio del programma di conferenze a Palazzo Ducale. E la mostra fotografica di Steve McCurry, sempre al Ducale, è una dimostrazione di come quando una cosa è bella, è ben lanciata ed è intelligente, allora funziona».

LG: «Perché vivere a Genova?»

MA: «A Genova sono nato: è una città bella, vivibile, umana. La qualità della vita è mediamente buona e il clima è ottimo. Purtroppo non è il baricentro dell'economia nazionale, per cui se si decide di vivere a Genova si deve avere la disponibilità a muoversi: questa è una cosa che dico spesso ai miei studenti».

LG: «In quale zona di Genova abita? Cosa le piace di più del suo quartiere?»

MA: «Abito sopra piazza Corvetto, è una zona centrale ma tranquilla».

LG: «Se dovesse consigliare a un turista tre luoghi da non perdere a Genova, cosa direbbe?»

MA: «Sicuramente il centro storico, con una toccata ai musei: ma suggerisco al turista di farsi accompagnare da una guida o un residente, anche perché il nostro centro storico è talmente nascosto che è facile sbagliare una via e perdersi un palazzo bellissimo. Poi, un giro del porto in battello, e scendendo dal battello una visita all'Acquario».

LG: «E tre luoghi in Liguria?»

MA: «Una bella passeggiata sul monte di Portofino con discesa a piedi fino a San Fruttuoso e ritorno in battello nel Tigullio. Ovviamente le Cinque Terre. E a Ponente tutto il finalese, con la spiaggia di Varigotti e le Manie».

LG: «Quali sono i suoi ristoranti preferiti?»

MA: «Da Carmine, a Quinto, soprattutto se si mangia fuori. Poi Le cicale in città in via Macaggi. Per un pranzo di lavoro, invece, i classici sono l'Ippogrifo alla Foce e il Saint Cyr in via Assarotti».

LG: «Qual è l'ultimo libro che ha letto?»

MA: «Conversazioni notturne a Gerusalemme del cardinal Martini, per cui ho una certa debolezza: è un'intervista molto lucida con il gesuita austriaco Georg Sporschill. Per il resto leggo molte cose tecniche - soprattutto volumi di diritto - per lavoro, per l'Università, ma anche per divertimento».

LG: «Uno spettacolo teatrale che l'ha recentemente colpita?»

MA: «La leggerezza del Trio Lescano al Teatro Duse, l'ho trovato molto gradevole».

LG: «E al cinema ci va?»

MA: «Mi ci porta sempre mia moglie, l'ultima volta abbiamo visto Argo di Ben Affleck. A me personalmente piacciono molto i film francesi, come Des hommes et des dieux (Uomini di dio) sull'omicidio di sei monaci cattolici in Algeria da parte di un gruppo di integralisti islamici, oppure il più leggero Chocolat. Tra i miei film preferiti ci sono anche Midnight in Paris di Woody Allen e La vita è bella di Benigni, un film che è una poesia».

LG: «Che musica ascolta?»

MA: «Quando lavoro sento solo musica classica, altrimenti mi distraggo: Bach, le variazioni Goldberg che sono un esercizio intellettuale unico, i concerti di pianoforte di Beethoven. Poi ascolto anche tanto jazz: tra gli italiani mi piace Stefano Bollani, recentemente l'ho visto al Carlo Felice con Irene Grandi e l'estate scorsa a Santa Margherita con Hamilton De Hollanda. Poi i grandi classici come Jacques Loussier, Claude Bolling, Oscar Peterson. Se mi mollate in un negozio di cd sono quasi bulimico, divento pericoloso: a Parigi c'è un negozio Virgin sugli Champs-Élysées che è aperto fino a mezzanotte e quando riesco ad andarci lo saccheggio, anche perché si trovano occasioni incredibili».

LG: «E a Genova dischi non ne compra?»

MA: «Certo, ma secondo me il negozio migliore di Genova era il piano di sotto della Fnac: è davvero un peccato che non riapra più».

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