Attualità Genova Giovedì 31 gennaio 2013

Francesco Oddone: «Voglio una Genova più europea, non una città di supermercati!»

Francesco Oddone
Altre foto

Genova quale futuro? è il nuovo appuntamento fisso di mentelocale.it con i principali protagonisti della cultura e dell'economia cittadina.

La rubrica vuole indagare su quali potrebbero essere gli sviluppi possibili per Genova e su come chi ha il potere decisionale in città, dagli imprenditori ai politici, intenda agire per migliorare il futuro e la qualità della vita dei genovesi.

Le pagine di mentelocale.it sono da sempre punto d'incontro tra i lettori, che spesso descrivono il loro mondo e ci mandano opinioni, che noi pubblichiamo. Negli anni abbiamo scoperto e lanciato scrittori, band, registi, cantanti, artisti e attori, poi diventati famosi.

Abbiamo anche intervistato sindaci, assessori, manager e organizzatori, coloro che prendono le decisioni. E ora facciamo partire questo appuntamento settimanale, perché i nostri lettori possano conoscere da vicino e sotto una diversa prospettiva, chi detiene le leve del comando.

Leggete anche le nostre interviste a Giovanni Pacor (sovrintendente del Teatro Carlo Felice), Carla Sibilla (assessora alla Cultura e al Turismo del Comune di Genova), Beppe Costa (presidente di Costa Edutainment), Ariel Dello Strologo (presidente del Porto Antico), Angelo Berlangieri (assessore al Turismo, Cultura e Spettacolo della Regione Liguria), Marco Arato (presidente dell'Aeroporto di Genova), Ilaria Bonacossa (curatrice del Museo di Villa Croce).

Volete proporre qualcuno da intervistare? Avete delle domande? Scrivete a redazione@mentelocale.it.

Genova - «Non possiamo diventare una città di supermercati! Il progetto degli Erzelli è fondamentale per lo sviluppo di Genova. Perché l’aggregazione di diverse realtà consente di creare un circuito virtuoso tra industria, ricerca e occupazione».

Ha le idee chiare Francesco Oddone, 44 anni, assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova. Due lauree, una alla Bocconi in Economia e una in Scienze Politiche a Genova e una vita in giro per il mondo, da Francoforte, dove ha frequentato il liceo e dove attualmente vivono sua moglie e i suoi tre figli, a New York, dove ha seguito un master in Arti Economiche.

Genovese di origini, Oddone è tornato in patria nel ’97, quando è stato eletto consulente economico di Sviluppo Genova Spa. Tra i suoi incarichi, prima di diventare assessore, quello di amministratore delegato per Spim, la società per la gestione del patrimonio pubblico di proprietà del Comune di Genova e poi la presidenza di Datasiel, l’azienda informatica della Regione Liguria.

Oddone è venuto a trovarci in redazione per raccontarci qual è la sua idea di futuro per la città di Genova, ma anche per descrivere, tra battute e qualche parola in tipico slang newyorkese, cosa si prova a sedersi al tavolo decisionale della città.

Laura Guglielmi: «Questa è la tua prima esperienza diretta in politica come amministratore. A parte l’età, che in altri paesi, come negli Stati Uniti, dove prima Clinton e poi Obama sono diventati presidenti a poco più di quarant’anni, come ci si sente a Genova e più in generale in Italia a fare l’assessore?».

Francesco Oddone: «Fare l’assessore è la mia vocazione. Non lo cambierei con niente al mondo, lo sento come l’impegno della vita. È un’esperienza entusiasmante, ma anche difficilissima e faticosa, soprattutto nel contesto in cui viviamo, dove manca l’apprezzamento da parte della gente. Ma se si pensa, ad esempio, a quello che accade a pochi metri da qui in Regione, si capisce perché le persone si distanzino dalla politica. Tuttavia sono contento di fare l’assessore nella dimensione comunale della mia città. Una città che amo e in cui sono tornato dopo tanto girovagare».

Laura Guglielmi: «Qual è la cosa che preferisci del fare l’assessore?»

Fransceso Oddone: «Mi piace che con gli altri membri della Giunta ci sia un confronto libero, aperto, civile e di alto livello. Per esempio, quando si discutono questioni importanti e poi si trova una soluzione da applicare si prova un'enorme soddisfazione, una gratificazione difficile da trovare in altri ambiti. E si scopre che anche nelle difficoltà le cose possono essere fatte in un certo modo».

Laura Guglielmi: «Come vi siete incontrati tu e Doria?»

Francesco Oddone: «Siamo stati presentati da amici a ottobre del 2011. Era il tempo della sua candidatura alle primarie. Gli ho raccontato cosa avevo fatto negli anni per Genova. Mi è molto piaciuto il suo approccio, il taglio, la lettura della città e delle sfide che Genova ha davanti. Ho dato un contributo informale nel corso delle primarie, e poi sono stato coordinatore per la relazione del programma. Un’esperienza bellissima. Poi, quando Doria ha vinto le elezioni mi ha chiesto di fare l’assessore. Dopo essermi consultato con il mio capoufficio, cioè mia moglie, ho accettato».

Laura Guglielmi: «Com’è lavorare per Marco Doria o con Marco Doria?»

Francesco Oddone: «Io direi con e per. Il sindaco è lui e come si dice negli Stati Uniti I serve at the pleasure of the President. Io servo perché me l’ha chiesto Doria, anche se lui te lo fa sentire molto come con. Lavorare con lui è estremamente challenging, è una sfida, perché non si parla politichese, ma si analizzano i problemi, si verificano le criticità e si cercano soluzioni utili con risorse limitate».

Laura Guglielmi: «Il sindaco controlla il lavoro degli assessori?»

Francesco Oddone: «Personalmente mi piace tenerlo informato. Non troverei positivo se non ci fosse un feedback, un riscontro. Il suo poi, è un approccio rivoluzionario per questo paese: si risponde e ci si confronta con i cittadini, prima che con la politica».

Laura Guglielmi: «In un certo senso, tra lo stile di mentelocale.it e quello di Marco Doria ho notato un’empatia. Se mentelocale.it ha sempre messo in primo piano i suoi lettori - perché sono i lettori i nostri principali referenti - anche Doria ne fa una bandiera del fatto che vorrebbe mettere i cittadini al primo posto dei suoi interessi».

Francesco Oddone: «Sì, Doria guarda non solo ai suoi elettori, ma a tutti i cittadini, anche a quelli che abbiano votato per parte avversa o non abbiano proprio votato. Il disgusto per la politica, infatti, non si può semplicemente prendere come un dato di fatto, perché alla fine rischia di minare la democrazia. Bisogna dare delle prove concrete, con le azioni, non con la retorica. Come amministratori di una città abbiamo a che fare con problemi molto concreti, ma al tempo stesso con le grandi visioni. La cosa bellissima di far parte di questa Giunta è coniugare le due cose: da un lato il pragmatismo, la capacità di affrontare problemi e trovare soluzioni, dall’altro la visione di quello che si immagina per il territorio nei prossimi anni».

Laura Guglielmi: «All’assessore allo Sviluppo Economico non si può non fare la domanda clou, che dà titolo alla rubrica: Genova, quale futuro?»

Francesco Oddone: «Anzitutto dobbiamo prendere consapevolezza che Genova ha un futuro. Questa è una città che troppo spesso si piange addosso, invece abbiamo grandi risorse: il Porto che è  l’ancora di questa città, nuove industrie che possono e devono svilupparsi e giovani molto preparati. Come civica amministrazione dobbiamo lavorare molto per il futuro della città, ma tutte le energie per avere successo in futuro ci sono».

Chiara Pieri: «Quali sono i settori chiave per il futuro della città?»

Francesco Oddone: «Da un lato Erzelli, che forse a Genova è l’unica area di una certa importanza che può essere adibita a polo industriale. Il suo sviluppo è di interesse anche per l’Università in un’ottica di medio periodo. Penso che sia evidente e che l’evidenza, unita anche ad una facilitazione a livello dei trasporti, possa vincere su resistenze, timori e remore. Dall’altro il Porto che deve essere considerato una vera porta d’accesso. Non è possibile che sia più facile arrivare in Svizzera da Rotterdam che non da Genova».

Laura Guglielmi: «Da quanto tempo sei tornato a Genova?»

Francesco Oddone: «Sono tornato quindici anni fa. Dopo varie peregrinazioni, stavo per raggiungere mia moglie, che è economista alla Banca Centrale Europea, e i miei tre figli a Francoforte, quando mi hanno presentato Marco Doria. Adesso volo in Germania quasi tutti i weekend. Sarà perché ci vediamo poco che il mio matrimonio gode di ottima salute?»

Laura Guglielmi: «Tra le tue peregrinazioni, qual è un posto dove hai lasciato il cuore?»

Francesco Oddone: «New York, 27esima tra seconda e terza. Lì c’era il mio appartamento al quinto piano con vista sul Chrysler e sull’Empire State Building. Sono andato via da Genova quando ero un bambino, mio padre faceva il rappresentante per la Carige e con i miei genitori abbiamo girato l’Europa, nelle varie città dove c’erano le sedi della banca. Non li ringrazierò mai abbastanza per quella scelta, anche se allora piansi come un vitello. Poi sono andato a New York, ma alla fine, anche se ci stavo bene, sono tornato a Genova, con cui ho un malsano rapporto d’amore».

Chiara Pieri: «Parlando di viaggi ed esperienze all’estero, quali sono le linee smart da seguire per una Genova più europea, dal momento che Smart City è una delle deleghe del tuo assessorato»?

Francesco Oddone: «Smart City è un progetto che può consentire davvero a Genova di diventare più europea. È coniugare lo sviluppo economico con la qualità della vita e la vivibilità complessiva, grazie per esempio alle nuove tecnologie, all’innovazione, all’attenzione all’ambiente e alla cultura. Se riusciamo a mettere in rete tutte queste cose, possiamo davvero diventare più europei. Genova ha grandi potenzialità, ma vanno sfruttate sapendo qual è il punto di partenza e considerando che su molte cose effettivamente siamo più indietro».

Laura Guglielmi: «A livello di mentalità, non trovi che Genova sia una delle città più europee d’Italia? Penso ad esempio all’accoglienza dei genovesi al Gay Pride del 2009 con i bambini e nonni che guardavano sfilare i carri?»

Francesco Oddone: «Genova è una città aperta dal punto di vista culturale. Forse perché storicamente porta del Mediterraneo significava anche tollerare e accettare il diverso. Sicuramente siamo più internazionali di una città come Firenze, che è molto trafficata dai turisti, ma anche molto chiusa in se stessa. In Italia, però ci sono ancora molte criticità, per esempio mi dà fastidio che qui il pubblico sia considerato di nessuno, mentre in altri paesi è di tutti. Qui essere furbi è quasi una virtù. Non ci si rende conto che se tutti sono furbi, alla fine tutti stiamo peggio».

Chiara Pieri: «Sempre in tema Smart City, da poco è stato lanciato un bando per coinvolgere giovani laureati nei progetti di innovazione per la città. Ci confermi che Genova si sta svegliando e ha deciso di puntare sulle nuove leve, anziché farsi scappare i cervelli?»

Francesco Oddone: «Sì, nel nostro piccolo. Abbiamo aperto 20 posti di stage all’interno della macchina comunale che selezioneremo per merito, curriculum, capacità e caratteristiche. Inserire questi ragazzi può essere interessante sia per loro che per noi. Da un lato loro accumulano esperienze e vedono come funziona il mondo, dall’altro portano all’amministrazione comunale una visuale smart e un contributo in termini di pensiero, idee e sprone al cambiamento».

Laura Guglielmi: «La prima volta che ci siamo incontrati, dopo la vittoria di Doria alle elezioni, mi hai detto che a Datasiel avresti voluto portare rinnovamento e non hai usato mezze parole per condannare certi atteggiamenti della gestione di quell'azienda negli anni passati. Ora il tuo giudizio è sempre lo stesso?»

Francesco Oddone: «Datasiel ha delle criticità. È una creatura con 400 dipendenti, un solo azionista, la Regione Liguria e un solo cliente, la Regione Liguria. Ci sono meccanismi di incentivazione anche per i più alti livelli, che sono sicuramente propri di un privato che compete sui mercati, ma molto meno propri di un soggetto che ha un cliente e un azionista. In base a una legge del 2006 Datasiel non può andare sul mercato, ma il fatto di non potersi confrontare con i privati liberamente, pur avendo notevoli competenze tecniche, è una limitazione. La mia volontà era quella di provare ad adeguare la governance al nuovo momento storico».

Chiara Pieri: «Pensi che non saresti stato più utile lì che come assessore? Ti penti di aver rinunciato all’incarico di Presidente di Datasiel?»

Francesco Oddone: «Non mi pento assolutamente, anche se mi piaceva fare quel lavoro e lo facevo con grande passione e impegno. Mi sarebbe piaciuto portarlo a termine anche gratuitamente, perché non amo le cose lasciate a metà. Ma non è stato considerato opportuno, quindi non c’è stato alcun tipo di problema. Ho avuto il privilegio o la fortuna di poter scegliere quello che più mi attira e questo è il massimo».

Chiara Pieri: «Banda larga e wi-fi. Quali sono i progetti in merito? Sarà finalmente possibile connettersi liberamente sia per un genovese che per un turista?»

Francesco Oddone: «La banda larga a Genova ha già avuto una sua diffusione, ma stiamo lavorando per coprire il più possibile la città e diffonderla ovunque, perché è un fattore di competitività per le imprese. Per quanto riguarda il wi-fi, stiamo espandendolo in collaborazione con le associazioni di categoria e distribuendolo sul territorio. Stiamo cercando di ampliare e semplificare quello che già c'è».

Chiara Pieri: «In questo periodo spesso si parla di alienare i beni dello stato per sanare il debito pubblico. Tu che sei stato amministratore di Spim, pensi che sia corretto il modo in cui si sta muovendo il Comune in questo senso? Penso ad esempio alla questione di Villetta Serra, dove c’era il Museo dell’Attore».

Francesco Oddone: «Per gli immobili pubblici bisogna sempre agire con grande cautela. È altrettanto vero che farlo in modo mirato, per esempio vendendo beni sotto sfruttati o male sfruttati non è un’eresia. Nella fattispecie io credo che un museo sia un arricchimento per la città, ma non necessariamente in quella collocazione. Villetta Serra ha un suo valore, ma era ampiamente sotto sfruttata».

Chiara Pieri: «All’inizio del tuo mandato ti hanno accusato di aver ‘gonfiato’ il curriculum. A sette mesi di distanza, pensi di aver convinto l’opinione pubblica dell’infondatezza delle accuse?»

Francesco Oddone: «Ho confutato alla radice la tesi che era stata avanzata perché, curriculum alla mano, qualsiasi persona intellettualmente onesta avrebbe capito che non si trattava assolutamente di falsificazione, né di correzioni cosmetiche. Un po’ non ne ho bisogno, un po’ al limite tendo a fare il contrario, a tenere i curricula corti, perché ad esempio l’esperienza che ho fatto come istruttore presso la New York University prima a New York e poi a Firenze non ha alcuna attinenza con quello che svolgo adesso. E nel curriculum obbligatorio, che ho consegnato quando sono diventato assessore, ho scelto appositamente di non metterlo». 

Potrebbe interessarti anche: , Genova, Bottino Corsetteria raddoppia e apre anche in centro , A Genova i Teatri Mobili: spettacoli su bus e camion con la Tosse , Ingress a Genova: battaglia contro gli alieni nei vicoli, il gioco di realtà virtuale , A Genova chiude Sorelle Ascoli, storico negozio di intimo: «Spese troppo alte» , Compagnia di San Paolo: 14 milioni a Genova in 2 anni per cultura e sociale

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

Un uomo tranquillo Di John Ford Drammatico 1952 Guarda la scheda del film