Attualità Genova Giovedì 17 gennaio 2013

Silvia Vegetti Finzi a Genova. A Palazzo Ducale il tema è genitori e figli

Genova - Le radici e le ali. Come liberare i nostri figli? è il titolo dell’intervento che la psicologa Silvia Vegetti Finzi terrà a Palazzo Ducale domenica 20 gennaio, nell’ambito degli incontri Università dei GenitoriL’essenziale per crescere.

«Spesso i genitori sono così preoccupati per i propri figli, da tendere a prevaricare e imporre la loro volontà. Invece, è importante sostenere le potenzialità di bambini e ragazzi e dare loro la libertà di esprimersi, di aprire le ali e spiccare il volo» spiega Silvia Vegetti Finzi, classe 1938, una vita spesa ad accompagnare genitori e figli nel difficile percorso della crescita. Per questo, oltre alla cattedra all'Università di Pavia, dove insegna Psicologia Dinamica, Vegetti Finzi, fa parte del Comitato Nazionale di Bioetica e dell'Osservatorio Permanente sull'infanzia e l'adolescenza, scrive su quotidiani e riviste, ha un rubrica su Sky tv e non manca di fare la nonna per i suoi nipotini, Massimiliano e Francesca, come scrive sul suo sito.

La psicologa ci spiega l'importanza di incontri e cicli di lezioni come quello che si svolge a Genova, non perché il mestiere del genitore o quello del figlio siano diventati più difficili nella nostra epoca, come si tenderebbe a credere, ma perché sono cambiati l'approccio e la comunicazione: «Tra genitori e figli le difficoltà ci sono sempre state. Il fatto è che attualmente siamo più attenti a queste difficoltà. Siamo più abituati a parlare di stati d’animo, c’è più comunicazione. E sappiamo anche che il miglior modo per far fronte alle difficoltà, è condividerle».

Parlare di genitorialità, secondo Vegetti Finzi: «andrebbe fatto già a partire da quando i ragazzi diventano fecondi. È una riflessione che andrebbe portata nelle scuole e forse servirebbe a migliorare anche il rapporto tra i ragazzi e i loro genitori».

Uno dei temi centrali affrontati dalla psicologa è il ruolo dei genitori nello sviluppo dell'autonomia dei figli: «Se il codice materno è finalizzato a dare al bambino sicurezza e fiducia, quello paterno dovrebbe dare autonomia e indipendenza. Ne è una dimostrazione ad esempio l’atteggiamento diverso che i genitori assumono dinanzi al fasciatoio. Mentre la mamma tiene stretto il bambino e lo vezzeggia, il padre generalmente è scherzoso e sposta il bambino dall’alto in basso. Anche il tipico gioco del ‘vola vola’, quando si tiene per mano il bambino e lo si fa ondeggiare avanti e indietro, è un esempio di questa duplicità dei ruoli, perché se da un lato si dice ‘resta’, dall’altro si dice 'vai'».

La questione dei ruoli, secondo la psicologa si può notare anche: «quando il figlio cresce e chiede di avere il motorino o di fare una vacanza con gli amici. Solitamente la madre è più preoccupata, ma è il padre a cercare di dire di sì». Una situazione forse non sempre vera quando si tratta delle figlie, in quei casi ammette Vegetti Finzi: «il quadro è più ambivalente, specialmente in campo sentimentale, poiché per i padri subentra un po’ la gelosia. In campo lavorativo, invece, il ruolo del padre, nella funzione di dare autonomia ai figli resta valido».

Non deve per forza essere una coppia, però, a gestire entrambi i ruoli, sono sempre più i bambini e i ragazzi che crescono con genitori single o in famiglie non tradizionali: «un figlio può crescere anche con un genitore solo. L’importante è che la famiglia non sia isolata, ma che si abbiano interazioni con altre persone, che in qualche modo sopperiscano all’assenza del genitore mancante».

Se Vegetti Finzi si dichiara favorevole ai Pacs e alle coppie di fatto, così come ad una legge antiomofobia, resta più titubante sulla questione della genitorialità omosessuale: «in base alla mia esperienza con i bambini, so che loro desiderano una mamma e un papà di sesso diverso, ma non escludo che possano essere felici con due genitori dello stesso sesso. Tuttavia, avendo lavorato anche nel campo della bioetica ho molte perplessità sulla paternità omosessuale, perché la fecondazione indotta porta alla circolazione di materiale genetico anonimo. Quello che mi preoccupa è il fatto che una parte della biografia dei figli verrebbe in qualche modo cancellata».

Oltre all'attività in ambito psicologico, Vegetti Finzi fa anche parte del Movimento Italiano Femminista: «Oggi ci sono molti più diritti di un tempo, ma sono più formali che sostanziali. Per esempio - e lo vedo anche nella mia professione di docente - le ragazze frequentano di più l’università, sono più brave e si laureano prima. Ma quando si tratta di lavoro c’è ancora molta discriminazione. Diventare madri sembra che sia un castigo e le donne si trovano spesso costrette a scegliere tra famiglia e carriera. La società, invece, deve capire quanto sia importante e necessaria in tutti i settori la presenza delle donne».

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